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MONDO

Il Paese delle mille colline

Rwanda al voto, la terza tornata elettorale dopo il genocidio del 1994: attesa la vittoria di Kagame

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Per la terza volta dal genocidio del 1994 il Ruanda va alle urne per eleggere il nuovo presidente. E, per la terza volta, appare scontato che a vincere sia quello attuale, Paul Kagame, saldamente al potere da 17 anni. Oggi vota la diaspora - 44 mila persone sparse per i 5 continenti - domani i 7 milioni di aventi diritto. A sfidare l'uomo forte del Paese delle Mille Colline ci sono Frank Habineza - 40enne leader del Partito Democratico Verde del Ruanda (DGPR) - e Philippe Mpayimana - giornalista in esilio fino a qualche mese fa e candidato indipendente. 9 dei 12 partiti del Paese hanno appoggiato Kagame, gli sfidanti hanno avuto appena tre settimane per fare campagna elettorale. 

Paul Kagame: tiranno o visionario? 
Tutsi, nato in esilio in Uganda, forgiato sul campo di battaglia. Al potere dal 2000 - ma di fatto dalla fine della guerra civile, nel 1994 - il presidente Kagame è il candidato del Fronte Patriottico Rwandese (RPF), il partito al potere dopo il genocidio: è il favorito ma non avrebbe potuto presentarsi se non avesse proposto un emendamento (passato con il 98% dei voti al referendum del 2015) che potenzialmente gli permette di restare in carica fino al 2034. Aveva vinto le scorse elezioni con il 93% dei voti. A Kagame viene sicuramente riconosciuto il merito di aver ricostruito il Paese, in ginocchio
dopo il genocidio, riportando ordine, stabilità e favorendo uno sviluppo economico che registra in media una crescita annua del Pil del 7%. L'opposizione lo accusa di essere il classico uomo forte africano, senza scrupoli nel soffocare la libertà di espressione e nel reprimere il dissenso. Per i suoi sostenitori è il padre di una crescita economica che lo rende intoccabile - e infatti la sua decisione di cambiare le norme per la rielezione non ha suscitato le enormi proteste internazionali del vicino Pierre Nkurunziza in Burundi - e di tasso di povertà calato dal 57% al 40% (nel 2014). Kagame ha puntato moltissimo sulla tecnologia: il Ruanda è stato chiamato (con riserva, e con luci e ombre) la Silicon Valley Africana e lui ribattezzato IT President per la sua - rara tra i leader africani - presenza attiva su tutti i social media. 59 anni, è l'unico dei tre candidati ad avere avuto fondi, forze e strutture per fare campagna elettorale in tutto il Paese. 

Frank Habineza: il leader dei Verdi
40 anni, Habineza è nato in esilio in Uganda ed è stato tra i primi a rientrare in Ruanda dopo la fine del genocidio (si è trasferito nel settembre del 1994, dopo soli due mesi - scrive sulla pagina ufficiale). Attivo da tempo nell'ambito della difesa dell'ambiente e dei diritti umani ha lavorato a lungo nel campo delle ONG, che ha lasciato dopo l'ingresso in politica. Nel 2010 il corpo del vicepresidente del partito, Andre Kagwa Rwisereka, è stato trovato in una palude, decapitato e con i segni di numerose coltellate. Habineza è stato tra i leader dell'opposizione che ha chiesto un'inchiesta internazionale indipendente sull'omicidio. Jean-Damascene Munyeshyaka, segretario del partito, è invece scomparso nel nulla nel 2014. Il partito, fondato nel 2009 da fuoriusciti del Fronte Patriottico Rwandese - quello del presidente Kagame - ha potuto essere registrato solo nel 2013. 

Philippe Mpayimana: giornalista e appena rientrato dall'esilio
Alla sua prima esperienza politica diretta, Philippe Mpayimana ha vissuto in esilio dal 1994 all'inizio del 2017, in Belgio e in Francia. Giornalista e candidato indipendente, da molti è stato bollato come un clown - lo riporta l'agenzia AP: "Perché - dicono alcuni cittadini intervistati a Kigali - correrebbe altrimenti contro Kagame?", si presenta come il volto nuovo della politica nazionale. Durante l'esilio europeo ha scritto libri sullo stato della democrazia in Ruanda, opere più note all'estero che in patria.

I tre esclusi
Era considerata la sfidante più forte, Diane Rwigara: 35 anni, businneswoman e attivista per i diritti delle donne. Quando però ha annunciato la sua candidatura alle elezioni in meno di 72 ore ha visto circolare alcune sue foto nuda (ritoccate con Photoshop, ha ribattuto) e poco dopo è stata esclusa dalla corsa perché accusata di aver falsificato le firme necessarie per potersi presentare. Gli altri due esclusi sono Fred Barafinda e Gilbert Mwenedata. 

Come funziona la macchina elettorale 
Per potersi presentare come candidato è necessario ottenere 600 firme, almeno 12 in ognuno dei 30 distretti elettorali. La storia ruandese ha scritto le norme più stringenti: fuori chiunque inneggi alla disparità etnica, alle divisioni su base etnica e al genocidio.

Le elezioni precedenti
Dal 1994 il Rwanda ha visto solo due elezioni presidenziali, tutte vinte da Kagame. Alla prima tornata, nel 2003, hanno partecipato due candidati indipendenti - tra cui l'ex primo ministro Faustin Twagiramungu, oggi in esilio. Alla seconda, del 2010, oltre a Kagame c'erano tre candidati: tutti membri della coalizione di governo. 
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