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SCIENZA

Ritorno dallo spazio

Samantha Cristoforetti a RaiNews.it: "Siamo tutti nell'equipaggio dell'astronave Terra"

Intervista in esclusiva all'astronauta italiana appena rientrata dalla Stazione Spaziale Internazionale: "Dobbiamo rimboccarci le maniche e prenderci le nostre responsabilità". Sulla Stazione Spaziale Internazionale: "Un posto di cui ti innamori, mi manca già"

Samantha Cristoforetti dopo l'atterraggio (Lapresse)
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di Andrea BettiniRoma Un grande equipaggio che condivide un’unica astronave: la Terra. È così che Samantha Cristoforetti, dopo essere rientrata dalla Stazione Spaziale Internazionale, descrive l’umanità. “Dobbiamo rimboccarci le maniche e prenderci le nostre responsabilità – dice - Non siamo passeggeri che possono permettersi di fare quello che vogliono perché tanto arriverà qualcun altro a sistemare”. Conclusioni evidenti per chi ha visto il nostro pianeta dallo spazio, ma che a suo avviso con un po' di buon senso si possono condividere anche se non si è stati lassù.

Il capitano dell’Aeronautica, astronauta dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Esa, si trova nella sede Nasa di Houston per il recupero dopo il lungo periodo in orbita. Da lì, al telefono, ha risposto alle nostre domande.
 
Come ci si sente dopo il ritorno sulla Terra e come procede la riabilitazione dopo quasi 200 giorni nello spazio?
Subito dopo l’impatto con il terreno la sensazione che si avverte, quasi con violenza, è quella del peso. Mi sembrava di pesare tonnellate. Si ha la sensazione che ci sia una sorta di gigante che ti vuole schiacciare verso terra. All’inizio c’è anche qualche problema di equilibrio, che per fortuna passa abbastanza rapidamente. Non ho avuto nausea, però i muscoli devono un po’ recuperare. All’inizio si hanno grossi dolori muscolari. Per le gambe camminare è un po’ come correre una maratona perché non lo si è fatto per sei mesi ed è molto impegnativo.

La Stazione Spaziale Internazionale e la vita nello spazio le mancano già?
Sì, hanno iniziato a mancarmi da subito, ancora prima di partire. La prospettiva di dovermene andare non è stata facile da affrontare, anche se il mese in più sulla Stazione Spaziale Internazionale è stato un regalo inaspettato ed è stato d’aiuto. È un posto di cui ti innamori: è un bell’ambiente, si lavora bene, si sta bene. Inoltre questa sensazione di fluttuare mi è sempre piaciuta tantissimo sin dal primo giorno.

Vedere la Terra dall’alto cambia il modo in cui ci si approccia ai problemi che si vivono quaggiù?
Non credo che serva vederla dall’alto per rendersi conto che siamo tutti sulla stessa barca. A me piace chiamarla l’astronave Terra e mi piace dire che siamo parte dell’equipaggio: non siamo passeggeri che possono permettersi di fare quello che vogliono perché tanto arriverà qualcun altro a sistemare. Dobbiamo rimboccarci le maniche e prenderci le nostre responsabilità. Credo che a questa conclusione si possa arrivare razionalmente anche senza andare in orbita, però lo spazio te la mette davanti in maniera prepotente.
 
C’è un ricordo di questa esperienza nella ISS che porterà sempre con sé, qualcosa di indimenticabile?
“Indimenticabile” è una parolona. Parlando con tanti astronauti che sono tornati, uno dei temi ricorrenti è proprio che ci si dimentica come è lassù. Già a distanza di una settimana devo impegnarmi per ricordare la sensazione di fluttuare. È difficile tenersi dentro tutte le sensazioni fisiche, le immagini: non c’è un modo di catturarle. Si possono fare delle foto dalla cupola della ISS, però non è la stessa cosa perché la macchina fotografica non cattura mai esattamente quello che vedi. Sento tanti astronauti che già dopo qualche settimana ti dicono: “Mi sembra un sogno, non so neanche più se ci sono stato davvero oppure no”. La parola “indimenticabile” non la userei proprio perché c’è questo dramma del dimenticare.
 
Fra le cose che non ha fatto e che sarebbe bello effettuare c’è la passeggiata spaziale…
Sarebbe stato bello farla. Devo dire che prima del volo era un po’ un mio pensiero fisso. Poi in ogni caso si relativizza tutto perché nello spazio si vive comunque un’esperienza eccezionale.
 
Lassù ci sono mai stati dei momenti in cui ha avuto timore, ad esempio nelle fasi di rientro o in occasione del falso allarme per una presunta fuga di ammoniaca a bordo?

Devo dire che tutta la missione è stata molto serena. Forse il momento di maggior pericolo potenziale è stato quello dell’allarme per la presunta fuga di ammoniaca, ma dal nostro punto di vista non abbiamo mai avuto la sensazione di essere veramente in pericolo: l’impressione immediata è stata che fosse un falso allarme. Per quanto riguarda le fasi di lancio e di rientro, ho sempre avuto grande fiducia nella nostra Soyuz, che ha sempre funzionato da manuale.
 
Dal punto di vista scientifico, quali sono i contributi più importanti di missioni come la sua? Perché è utile andare nello spazio?
La Stazione Spaziale Internazionale è un avamposto scientifico assolutamente unico perché offre la possibilità di un’esposizione continuata all’assenza di peso per tempi molto lunghi, ma anche per le dimensioni di questo laboratorio e per la grande disponibilità di apparati tecnologici che possono supportare tanti tipi di esperimenti. Mi piace ricordarlo perché spesso non so se ci rendiamo conto di cosa abbiamo costruito, di quanto sia eccezionale e di quanto nel tempo resterà una cosa unica. Quando non ci sarà più la ISS, non so se ne avremo subito un’altra con queste caratteristiche. Lassù sono in corso esperimenti nei campi più disparati, dalle scienze della vita alle scienze dei materiali, dalle scienze dei fluidi alla fisiologia umana.

Che prospettive vede per il futuro dell’esplorazione spaziale?
Penso che stiamo procedendo nella maniera giusta, ovvero con l’acquisizione di informazioni e lo sviluppo progressivo di tecnologie. In questo momento non credo che nel mondo ci sia una spinta così potente verso l’esplorazione spaziale da far investire risorse che permettano di fare passi da gigante in tempi brevi. Quindi giustamente la comunità reagisce in maniera intelligente, adattandosi alle risorse che ci sono e cercando di progredire in modo che, quando si farà il passo da gigante, il terreno sotto sia solido.
 
In questi mesi, ogni venerdì, è stata svegliata da una canzone che le è stata dedicata dai nostri utenti. È servito a farla sentire un po’ più vicina a casa?
Devo dire che, fra tante iniziative, è stata veramente molto carina perché la musica è sempre un bel regalo. L’ho molto apprezzata sin dall’inizio, sia come idea sia per come si è sviluppata settimana dopo settimana.

In questi giorni in Italia ci sono gli esami di Maturità. Lei è stata spesso indicata ai ragazzi come un esempio di persona che ha ottenuto grandi risultati con impegno e dedizione. Che consiglio darebbe a chi sogna di fare l’astronauta?
Innanzitutto darei il consiglio che si fornisce a chiunque abbia sogni ambiziosi, perché questo è un obiettivo ambizioso. Non perché gli astronauti siano chissà quali supereroi, ma semplicemente perché il loro numero è abbastanza limitato e la competizione è grande. Chiaramente bisogna essere preparati, quindi bisogna scegliersi un percorso di studi impegnativo. Poi molto spesso è il carattere a fare la differenza. Bisogna farsi le ossa con impegni difficili, quando c’è un bivio scegliere la strada difficile e se non c’è andarsela a cercare, mettersi in difficoltà, uscire dalla propria zona di comfort, rischiare di cadere e di farsi male ogni tanto. È l’unico modo per formare il carattere e cercare di sviluppare quella grinta, quella forza di volontà, quella determinazione che servono per qualsiasi professione impegnativa, compresa quella dell’astronauta.
 
Lei è appena tornata dallo spazio. Ha un’idea di quando ci tornerà? Se dipendesse da lei quando sarebbe pronta a partire?
Se dipendesse da me penso tra pochi anni, giusto il tempo di recuperare e rifare un percorso di addestramento. Però sono anche realistica: di astronauti ce ne sono tanti, quindi il mio turno non arriverà immediatamente.

E in Italia quando tornerà?
Non lo so, piacerebbe anche a me saperlo. La decisione è nelle mani dei gruppi che si occupano della pianificazione post volo. È una domanda che ho fatto più volte ma per adesso non c’è ancora una risposta.
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