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ITALIA

Brescia

Omicidio Sana: indagate anche la madre e la zia

Secondo i risultati dell'autopsia, la giovane italo-pachistana, morta lo scorso aprile in Pakistan, è stata strangolata. Dal carcere il padre nega di aver confessato l'omicidio

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Per l'omicidio di Sana Cheema, la giovane uccisa in Pakistan prima di rientrare a Brescia dove viveva, sarebbero indagate anche la mamma e la zia oltre al padre della ragazza, Mustafa Ghulam Cheema, e al fratello Adnan che sono già in carcere. Lo riporta il 'Giornale di Brescia' spiegando che il capo della polizia locale, quando ha riferito della confessione del padre, ha comunicato che tra gli indagati ci sono la mamma e la zia. Anche per questo, gli inquirenti hanno chiesto una proroga di 15 giorni delle indagini, in attesa del risultato di tutti gli esami sul corpo della donna.

Il padre ritratta la confessione dell'omicidio
Il padre di Sana Cheema, in arresto da tre settimane, ha negato di aver confessato l'omicidio della figlia. "Non è vero che abbiamo confessato", ha detto Ghulam Mustafa Cheema. "Se il referto dei medici legali diche che Sana aveva il collo rotto, è perchè ha battuto contro il bordo del letto o del divano", ha aggiunto. 
"Ho un sasso pesante nel cuore", ha poi detto in un'intervista a Repubblica. "Ma se le cose sono andate così è stato per volere di Allah", ha aggiunto.

L'ipotesi, confermata dall'esito dell'autopsia, è che l’uomo si sia fatto aiutare da uno dei figli maschi per strangolare la ragazza fino a romperle l’osso del collo. Il movente? Aver rifiutato un matrimonio combinato. 

L'esito dell'autopsia
L’esito dell’esame ha confermato l'omicidio per strangolamento: sul corpo della ragazza, che la famiglia si era affrettata a seppellire, è stato trovato lo ioide fratturato, ossia una lesione all’osso del collo. Ora il padre e il fratello di Sana rischiano la pena di morte o l’ergastolo, come ha spiegato l’ispettore della polizia pachistana Furqan Shahzad, visto che si tratta di un «delitto d’onore».

 
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