POLITICA

Richiesta di arresto anche per l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan

Scandalo Mose: I pm: "Peggio di una tangentopoli". Venezia sotto choc

E' partita tre anni fa l'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco Orsoni e di altre 34 persone. Un giro di mazzette, corruzione e riciclaggio che il procuratore aggiunto di Venezia, Nordio, ha definito "più complesso e sofisticato di Tangentopoli"

Mose
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Venezia E’ la Tangentopoli veneta la bufera giudiziaria che si è abbattuta sul Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta. 100 indagati, 35 arresti. Tra loro il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Il ministro Lupi teme ritardi e aumento dei costi per completare l'opera, ora all'85%.
 
Arrestato il sindaco di Venezia Orsoni
Corruzione, concussione, riciclaggio. E’ con queste accuse che 35 persone sono finite in manette e un centinaio risultano indagate. Tra gli arrestati il nome più illustre è quello di Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia eletto nel 2010 con una coalizione di centrosinistra, finito al centro dell’inchiesta della Procura di Venezia nell’ambito delle indagini sul Mose e su Giorgio Baita, ex ad della Mantovani, colosso padovano delle costruzioni. Orsoni è accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti dal Consorzio Venezia Nuova per le elezioni comunali di Venezia del 2010 dove era candidato sindaco del centrosinistra. Secondo i suoi legali le vicende contestate sono “poco credibili”.
 
Chiesto l’arresto di Galan
La Procura ha chiesto anche la custodia cautelare per l’ex governatore del Veneto e oggi parlamentare di Forza Italia, Giancarlo Galan. Ora gli atti sono stati trasmessi alla Camera. Le accuse sono di aver ricevuto 800 mila euro dal Consorzio Venezia Nuova nell’ambito delle opere del Mose e di essersi fatto restaurare una villa tramite la Mantovani.

Come funzionava il giro di mazzette
Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio ha definito l'inchiesta peggio di una Tangentopoli, "più complessa e sofisticata". Le indagini hanno portato alla luce un giro di sovrafatturazioni false create ad hoc e di fondi neri "utilizzati per campagne elettorali e, in parte, anche per uso personale da parte di alcuni esponenti politici - ha spiegato il procuratore - Hanno ricevuto elargizioni illegali persone di entrambi gli schieramenti".

I 35 arrestati
A vario titolo sono 100 gli indagati e 35 le persone arrestate. Tra loro anche l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso (Fi), il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo nonché il generale in pensione Emilio Spaziante.
 
Tre anni fa l’inizio dell’inchiesta
L’indagine ha preso le mosse tre anni fa. Lo scorso anno era stato arrestato Piergiorgio Baita, ai vertici della Mantovani. I magistrati avevano scoperto che l’ex manager con il beneplacito del proprio braccio destro Nicolò Buson, aveva distratto dei fondi relativi al Mose, le opere di salvaguardia per Venezia, in una serie di fondi neri all'estero. 20 milioni secondo le Fiamme Gialle la somma occultata, finita poi in conti esteri. Il denaro, secondo l'accusa, veniva portato da Claudia Minutillo, imprenditrice ed ex segretaria personale di Galan, a San Marino dove i soldi venivano riciclati da William Colombelli grazie alla propria azienda finanziaria Bmc. Qualche mese dopo era arrivato l’arresto di  Giovanni Mazzacurati, ai vertici del Consorzio Venezia Nuova, l'ingegnere "padre" del Mose. Indagando su di lui erano spuntate fatture false e presunte bustarelle che poi hanno portato all'arresto di Pio Savioli e Federico Sutto, rispettivamente consigliere e dipendente di Cvn, e quattro imprenditori che si spartivano i lavori milionari.
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