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FOOD

Verona, 41° Vinitaly, rapporto Coldiretti

Vinitaly, se gli italiani non bevono più il vino

Il 48,4% dei nostri connazionali non beve mai vino, consumiamo meno degli Usa. Bene le esportazioni in Brasile e Giappone. Alla Francia il primato mondiale di produzione nel 2014

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Dall'inizio della crisi è sparito dalle tavole degli italiani un bicchiere di vino su cinque ed i consumi di vino sono scesi al minimo storico dall'Unità d'Italia nel 1861. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata al Vinitaly allo stand della Coldiretti.

"Se all'estero i problemi vengono dalle imitazioni - sottolinea la Coldiretti - in Italia sono crollati gli acquisti di vino da parte delle famiglie e i consumi nazionali sono scesi attorno ai 20 milioni di ettolitri, dietro Stati Uniti e Francia, con un taglio del 19% dall'inizio della crisi nel 2008.

Se la media di consumo è al di sotto dei 37 litri a persona, solo il 21% degli italiani beve vino tutti i giorni e addirittura quasi la metà degli italiani (48,4%) non lo beve mai durante l'anno", secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

Italia e Francia non più leader nei consumi
Sta cambiando la geografia del vino e se i dati disponibili mostrano un consolidamento del consumo mondiale stimato nel 2014 attorno ai 243 milioni di ettolitri, l'andamento non è più trainato dai paesi tradizionalmente produttori e consumatori come Italia e Francia, bensì dalla nascita e dallo sviluppo di nuovi poli di consumo. La Cina in pochi anni è diventata il quinto Paese consumatore e oggi circa il 39% del vino prodotto viene consumato in paesi non europei, rispetto al 31% del 2000. In Italia si beve meno, ma si beve meglio, con il formato più venduto che è stato quello delle bottiglie da 0,75 litri a denominazione d'origine che può contare su una offerta Made in Italy di 74 etichette Docg, 341 Doc e 123 Igt.

I vini più bevuti, Chianti in testa
I vini più richiesti sono Chianti, Lambrusco, Vermentino, Barbera, Bonarda, Montepulciano d'Abruzzo, Nero d'Avola, Morellino e Dolcetto, ma crescono anche il Pecorino, l'Aglianico e il Pignoletto a conferma del successo dei vini autoctoni. "Il risultato - sottolinea la Coldiretti - è che la quantità di vino Made in Italy consumato all'interno dei confini nazionali è risultata addirittura inferiore di quella consumata nel mondo. Nel 2014 in Italia la produzione di vino è stata a 41 milioni di ettolitri con un calo del 12 per cento rispetto all'anno precedente che ha provocato anche la perdita del primato mondiale nella produzione di vino a vantaggio della Francia. 

Le nuove forntiere dell'export: Giappone e Brasile
Nel Paese del Sol Levante, il vino made in Italy è tra i più conosciuti e apprezzati, posizionando il Belpaese al secondo gradino del podio tra quelli importati. Nel 2014 il vino italiano ha superato in Giappone i 430mila ettolitri, per un controvalore di quasi 153 milioni di euro. Dati che confermano come la cultura del vino sia sempre più radicata e diffusa, con i consumatori giapponesi disposti a spendere di più per poter degustare le etichette italiane percepite come prodotto di alta qualità. Da un mercato maturo come quello giapponese, si passa poi alla promettente "matricola" Verdeoro.
L'interesse dei brasiliani per il consumo del vino, pur recente e limitato ai rossi, in particolare al Lambrusco, mette in luce una realtà in espansione, con una previsione di crescita di quasi il 40% nei prossimi anni. Merito dello sviluppo di una classe media di 100 milioni di cittadini dotata di una rinnovata capacità di spesa. A oggi, il vino italiano detiene in Brasile una quota di mercato del 12%, al quinto posto tra i Paesi di riferimento per l'import vinicolo.
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