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SPETTACOLO

A tu per tu con "la ragazza del Piper"

"Se non fossi diventata Patty Pravo? Avrei fatto il direttore d’orchestra"

Abbiamo incontrato Patty Pravo in occasione dei 50 anni del Piper, storico locale romano che negli anni '60 lanciò personaggi simbolo della musica italiana

Patty Pravo (LaPresse)
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di Laura CorsiRoma Sono passati 50 anni da quel 17 febbraio del 1965 quando per la prima volta, a Roma, aprì al pubblico un locale che avrebbe fatto storia: il Piper. Venne fondato dall'avvocato Alberigo Crocetta e dal commerciante Giancarlo Bornigia che scovarono quello scantinato in via Tagliamento e lo trasformarono in un punto di riferimento della vita mondana. Tra i frequentatori c'era anche una giovane veneziana: Nicoletta Strambelli. Bionda, sensuale, trasgressiva. Venne presto notata e dalla pista da ballo al palco il salto fu breve: nacque così Patty Pravo, soprannominata, non a caso, “la ragazza del Piper”.

Che cosa significava per lei essere “la ragazza del Piper”?
Beh mi faceva un po’ ridere. Poi quel soprannome me lo sono portato avanti tutta la vita, fino ad oggi. 

Com’era arrivata al Piper?
Ero a Londra quando mi parlarono di questo locale. Così decisi di partire per Roma per andare a ballare al Piper. Lì incontrai Alberigo Crocetta, che mi chiese se sapevo cantare come sapevo ballare. Risposi di sì.

Ma chi era quella ragazza, che sogni aveva?
Di certo non quello di cantare. Io volevo fare il direttore d'orchestra, avevo una formazione classica (a 10 anni viene iscritta al Conservatorio e frequenta anche un corso di direzione d'orchestra, ndr).

Quando è andata al Piper l'ultima volta?
Sono stata al Piper fino al ‘69-‘70. Poi non ci sono più tornata.

C’è un aneddoto in particolare che ricorda di quegli anni?
Una sera andai a trovare il tecnico del locale, Beppe Farnetti. Al Piper avevamo creato da poco le luci psichedeliche, un effetto che avevamo ottenuto inserendo nei proiettori delle diapositive, due vetrini con dentro del liquido oleoso colorato. Ricordo che vennero a suonare i Pink Floyd e ci dissero che avevamo rubato loro l’idea di quelle luci. Litigai di brutto con il bassista, ma poi è nata un’amicizia.

Che effetto le fa rivedersi oggi in quelle immagini del Piper negli anni 60?
Mi fa tenerezza.

Fin da quando era una ventenne, ha interpretato dei brani molto intensi, in un certo senso da donna vissuta. Ad esempio “Tutt’al più” del 1970 e  “Pazza idea” del 1973. Come faceva a calarsi in quelle interpretazioni così profonde, pur essendo così giovane?
Avevo voglia di cantare gli "esistenzialismi", perché ero un po' "esistenzialista" da ragazzina. In quel periodo, ad esempio, ho interpretato brani di Jacques Brel e Léo Ferré e sono nati tre album di un certo livello. Era come se mi fossi trasformata in una donna di 50 anni.

Cosa fa Patty Pravo nel tempo libero?
Viaggio, leggo, suono il pianoforte, faccio delle belle passeggiate, mi vedo con gli amici. Sono una persona normale.

Adesso sta lavorando a un nuovo disco. Che album sarà? So che ci sono della collaborazioni con altri nomi della musica italiana.
Hanno collaborato Giuliano Sangiorgi, Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Emis Killa e altri. Sarà un album di belle canzoni.
 
Se dovesse scegliere un brano del suo repertorio da cantare per i 50 anni del Piper, quale sceglierebbe?
"Ragazzo triste". Per forza… è stato il mio primo pezzo .
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