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POLITICA

Mozioni legate all'inchiesta sul petrolio in Basilicata

Il Senato ha respinto le mozioni di sfiducia. Renzi attacca "la barbarie del giustizialismo"

L'Aula del Senato ha respinto, con una larga maggioranza, entrambe le mozioni di sfiducia al governo. La prima mozione del M5s ha ottenuto 96 sì e 183 no, la seconda di Forza Italia e Lega 180 no e 93 sì

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Roma Non passano le due mozioni di sfiducia al governo Renzi relative all'inchiesta di Potenza sul petrolio in Basilicata. 

Il Senato ha respinto per prima la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 stelle. In aula erano presenti al momento della votazione 280 senatori. Hanno votato in 279 e si sono espressi a favore della sfiducia in 96 e contrari in 183. Nessuno si è astenuto.

Respinta poco dopo anche la mozione di sfiducia presentata da Forza Italia, Lega Nord e Conservatori e Riformisti, con 180 no e 93 sì. 

L'inchiesta aveva portato alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, in seguito a un'intercettazione telefonica.

Renzi: "Basta con la barbarie del giustizialismo"
 Al dibattito che ha preceduto il voto ha partecipato con una replica anche il premier. "L'accusa di totale inadeguatezza nei confronti del governo può trovare riscontro in un dato soggettivo, ma è in evidente e stridente contraddizione con la realtà: in questi due anni abbiamo fatto quel che dovevamo fare", dice Renzi. Poi affronta il tema della giustizia: "I giudici devono parlare con le sentenze e noi li incoraggiamo ma le sentenze devono arrivare presto perchè noi vogliamo sapere chi è il responsabile, il colpevole, chi ruba". E ancora: "Questo Paese ha conosciuto figure di giudici eroi che hanno perso la vita ma anche, negli ultimi 25 anni, pagine di autentica barbarie legata al giustizialismo".  "Io sono per la giustizia, non per i giustizialisti, credo nei tribunali non nei tribuni, credo nelle sentenze non nelle veline che violano il segreto istruttorio, quando dico che la giustizia deve andare a sentenza non accuso la magistratura ma dico quel che dice la Costituzione", aggiunge il premier. "L'avviso di garanzia non è mai una condanna".
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