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Contro le fake news

Sequestrato sito anti bufale, è rivolta sui social

Bloccato dalla Polizia Postale il blog BufaleUnTantoAlChilo per la denuncia di un medico olistico, il fondatore: “decisione esagerata”

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Da questa mattina il sito Butac, BufaleUnTantoAlChilo, è offline poiché sottoposto a sequestro preventivo da parte della Procura di Bologna, con un'operazione svolta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni per l'Emilia-Romagna. A renderlo noto, attraverso un post su Facebook, è lo stesso fondatore del portale nato nel 2013 per denunciare le fake news, Michelangelo Coltelli. "Abbiamo ricevuto una querela per diffamazione per un articolo pubblicato su Butac nel 2015, da parte di un medico iscritto all'Ordine nazionale che si occupava di medicina olistica – spiega Coltelli -. Stiamo lavorando con i nostri avvocati per il dissequestro" e "abbiamo fiducia nelle istituzioni con cui abbiamo più volte collaborato quando richiesto. Nel frattempo vi chiediamo di portare pazienza, e ci auguriamo la vostra comprensione".

Quest'ultima  richiesta si riferisce alla vera e propria rivolta che si è scatenata sui social network alla notizia del sequestro, con centinaia di post indignati, tanto che lo stesso autore del blog ha chiesto “per cortesia di evitare 'shitstorm' (pratica di inondare di messaggi per lo più offensivi le pagine social responsabili di una determinata opinione) di alcun genere su bacheche di soggetti che ritenete d'aver identificato, non ne hanno colpa alcuna, loro diritto era querelare, la giustizia farà il suo percorso!".

Secondo Coltelli sembra comunque "una decisione un po’ esagerata quella di disporre il sequestro dell'intero sito per un articolo di tre anni fa. Uno scritto che nel 2017 ha avuto appena 100 visualizzazioni. Bastava chiedere la cancellazione dell'articolo". Una decisione di questo tipo, infatti, "presuppone, stando alla legge, che si consideri il sito 'pericoloso'. Francamente mi sembra troppo. Collaboro con la Federazione degli Ordini dei medici per il loro sito anti-bufale  e credo di perseguire il buon senso", aggiunge sottolineando che Butac non è una testata giornalistica, ma un blog. "Se mi avessero chiesto la cancellazione del pezzo - precisa Coltelli - l'avrei fatto senza problemi. L'avrei cancellato anche se me lo avesse chiesto il medico che mi ha denunciato. Ma non sono stato mai avvicinato dal querelante".

Presa di posizione chiara anche dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa), secondo cui "quello che sconcerta, in
questa come in altre vicende gia' verificatesi in altre parti d'Italia, poi conclusesi con il dissequestro disposto dal tribunale del riesame, e' l'assoluta sproporzione fra l'esigenza di perseguire un possibile reato e i provvedimenti adottati". In questo caso, quindi, non ci sarebbe "alcuna proporzione fra l'oscuramento dell'intero sito web e la presunta diffamazione contenuta in un solo articolo. A questo punto è chiaro che la circostanza che il sito non è una testata giornalistica registrata è del tutto in ininfluente: è in gioco la libertà di manifestazione del pensiero garantita dall'articolo 21 della Costituzione". 
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