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CULTURA

Era il 20 novembre 1945

Il processo di Norimberga

Con la lettura dell'atto d'accusa si apriva a Norimberga il processo contro i crimini del Nazismo che si concluse nell'ottobre del 1946 con 11 condanne a morte, 7 pene detentive e 3 assoluzioni. Il principale imputato, Hermann Goering, sfuggì al capestro, suicidandosi con una fiala di cianuro alla vigilia dell'esecuzione

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di Martino Seniga Il 20 novembre del 1945 si apriva il primo processo di Norimberga. Sul banco degli imputati i maggiori gerarchi del partito, dell'esercito e dell'apparato statale Nazional-socialista tedesco. La tentazione, ad oltre 70 anni di distanza, potrebbe essere quella di fare il processo al processo. Eppure, nonostante le sue appariscenti lacune e incongruenze, quello di Norimberga fu un processo (in tutti i sensi) non solo utile ma assolutamente necessario

Sul banco degli imputati non sedevano solo i capi sconfitti di una nazione che aveva scatenato la più tragica e luttuosa avventura militare di tutta la storia ma gli ideatori e gli attuatori di un ideologia politica fondamentalista che aveva anteposto i valori nazionali e gli interessi di partito ai più semplici e riconoscibili valori umani, fino ad arrivare a pianificare, in modo scientifico, la “soluzione finale”, l'eliminazione dell'intero popolo ebraico e dei suoi assimilati, rom, portatori di handicap, malati mentali, dissidenti.



Il processo di Norimberga fu anche un evento mediatico
Le radio ed i cinegiornali dell'epoca e, successivamente, alcune opere cinematografiche, proposero e raccontarono, per la prima volta, tutte le fasi di un processo al grande pubblico. L'effetto educativo fu probabilmente eclatante. Al di là della immancabile retorica, i mezzi di comunicazione di massa dovettero adattarsi alle regole processuali che prevedevano, tra l'altro, un dibattimento pubblico, in cui si alternavano le tesi dell'accusa e della difesa ed in cui anche gli imputati avevano diritto di esporre le proprie argomentazioni.

Per la prima volta si parlò di “crimini contro l'umanità” 
L'accusa di “crimine contro l'umanità” divenne per la prima volta un argomento di dibattimento non solo processuale ma anche culturale. Gli imputati, tra cui non figuravano i gerarchi nazisti già morti come Hitler e Goebbels, furono presentati al pubblico dell'epoca come i rappresentati di una gerarchia che, in nome della propria ideologia, si era resa complice e artefice di crimini ripugnanti commessi non contro singoli individui ma contro l'intera umanità.
 
L'informazione e la comunicazione sul processo di Norimberga hanno probabilmente contribuito a consolidare il lungo e lento percorso culturale che ha portato alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ratificata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1948 e successivamente alla costituzione della Corte penale internazionale e dei tribunali dell'Onu che hanno indagato su alcuni crimini contro l'umanità, come quelli commessi nell'ex Jugoslavia ed in Ruanda.


 
Per non dimenticare
Quasi settanta anni dopo l'esecuzione di 10 delle 11 condanne a morte decise nel primo processo di Norimberga (Goering si tolse la vita da solo con una compressa di cianuro) restano molte ombre sulle manovre segrete che si svolsero in margine al processo ma è innegabile che la narrazione del processo raggiunse uno dei principali obiettivi perseguiti dalle vittime e dai sopravvissuti del nazismo: “non dimenticare”. 

Il racconto di Rai Storia
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