MONDO

Passa il testo voluto dalla premier May

Sì definitivo alla Brexit: Londra può avviare il divorzio dalla Ue. Ma ora il nodo è la Scozia

Dopo il Royal Assent, il consenso formale della Regina Elisabetta, la premier britannica potrà avviare i negoziati per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Ma la premier scozzese Sturgeon vuole un nuovo referendum "fra l'autunno del 2018 e la primavera del 2019", di modo che gli scozzesi possano "scegliere il loro futuro" prima che sia troppo tardi e che la rottura con l'Ue diventi un fatto compiuto per tutti i sudditi dell'isola

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Da ieri la strada tracciata dal referendum di giugno è senza ritorno. In trada serata è arrivato infatti il via libera definitivo alla Brexit: sia la Camera dei Comuni sia, infine, la Camera dei Lord hanno approvato la legge che autorizza l'avvio dell'iter verso il divorzio del Regno Unito dall'Unione europea.

La legge era stata appena ripristinata dai deputati nel testo originale voluto dall'esecutivo, dopo l'abrogazione di due emendamenti inseriti dalla Camera alta. Camera alta alla quale non è rimasto che prenderne definitivamente atto.

Da oggi, dopo il consenso finale da parte della Regina Elisabetta alla legge, il Royal Assent, la premier conservatrice britannica Theresa May potrà utilizzare l'articolo 50 del trattato di Lisbona ed avviare i negoziati con Bruxelles per l'uscita del Regno Unito.

Camera Lord, i laburisti si sono arresi
Dopo che la Camera dei Comuni ha bocciato i loro due emendamenti, i laburisti della Camera dei Lord avevano fatto sapere che non avrebbero votato di nuovo un testo diverso da quello del governo per la Brexit. E il testo è passato senza ulteriori modifiche.

La Scozia non vuole uscire
Intanto però la scozia non ci sta e si aggrappa all'idea di poter uscire semmai dal Regno ipotizzando un referendum bis sulla secessione fra il 2018 e il 2019. E' un gioco di specchi quello che si consuma in un giorno storico per l'isola, segnato dall'ultimo giro di giostra parlamentare prima del grande 'passo' verso la brexit: una sfida da vincere per il governo tory di Londra; un salto nel buio da evitare (se si potra') per quello indipendentista d'Edimburgo.   

Da ogni momento sara' buono per il Governo May per far scattare i negoziati notificando l'articolo 50 del trattato di Lisbona. Le previsioni sono per l'ultima settimana di marzo, in tempo per la scadenza indicata con largo anticipo e tono perentorio dalla signora primo ministro di sua maesta': ancora una dama inglese di ferro nel destino di Bruxelles, sulle orme di Margaret Thatcher.    Senonche', a rubare la scena a Theresa ci ha pensato Nicola, sua nemesi scozzese. la quale, esaurito il dialogo fatto di sorrisi a denti stretti tentato all'indomani della consultazione referendaria pro brexit del 23 giugno nella quale la Scozia come l'Irlanda del Nord aveva votato a maggioranza remain in controtendenza col paese nel suo complesso e con l'Inghilterra (Londra esclusa), ha deciso di non piu' potersi fidare. e ha scelto proprio la giornata di ieri per tagliare i ponti.

La first minister di Edimburgo, leader dei nazionalisti dell'Snp, ha cosi' rilanciato la battaglia per l'indipendenza, dopo il referendum perduto - di misura, ma non troppo - nel settembre 2014. Vestita con un tailleur demode' color rosso sangue, si e' presentata alle telecamere per annunciare lo start la settimana prossima di fronte all'assemblea parlamentare scozzese dell'iter di un nuovo voto popolare.



"Le condizioni sono mutate" rispetto al 2014 a causa della brexit, ha tuonato. Anzi di quella "hard brexit" che a suo dire il governo May ha in animo di realizzare trascinando la Scozia "contro la volonta' dei suoi cittadini" fuori dall'Ue e anche dal mercato unico europeo.

Per Sturgeon, Londra ha eretto "un muro d'intransigenza" di fronte a cui "non e' possibile far altro" che riaccendere il fronte referendario: l'obiettivo e' tornare alle urne "fra l'autunno del 2018 e la primavera del 2019", di modo che gli scozzesi possano "scegliere il loro futuro" prima che sia troppo tardi e che la rottura con l'Ue diventi un fatto compiuto per tutti i sudditi dell'isola.   

Il problema per la Scozia e' tuttavia d'ordine normativo. Un altro referendum richiede infatti il placet del parlamento di Westminster, a cui spetta l'ultima parola e al quale la leader dell'Snp (partito rimasto finora scrupolosamente entro i limiti della legalita' costituzionale) ha ammesso di doversi rivolgere. e a Londra la risposta stavolta e' no, almeno per ora.

Il governo lo ha ribadito a stretto giro: un nuovo referendum sarebbe "divisivo" e produrrebbe "enorme incertezza economica" per tutta la Gran Bretagna, ha tagliato corto una portavoce.

Tra le altre incognite della transizione verso la brexit. "l'Snp e' in un tunnel" e la sua visione "e' profondamente incresciosa", ha rincarato Theresa May in persona, sfidando con il dito levato la sua rivale del nord a governare il territorio di cui e' responsabile e a occuparsi delle esigenze concrete delle persone perche' "la politica non e' un gioco".

Mentre tutti i partiti, inclusa l'opposizione nazionale di labour e libdem, hanno alzato le barricate. la volonta' degli scozzesi e' un'altra, ha insistito Downing street evocando sondaggi recenti. non senza rinfacciare alla Sturgeon l'impegno del 2014 a votare sull'indipendenza solo "una volta in una generazione".
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