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MONDO

La crisi in Medio Oriente

Trump revoca le sanzioni contro la Turchia: "In Siria abbiamo salvato le vite di migliaia di curdi"

Truppe USA rimangono a tutela dei siti petroliferi. "Altri combattano su sabbia insaguinata"

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Dopo l'annuncio da parte della Turchia di aver interrotto l'offensiva in Siria arriva l'intervento del presidente degli Stati Uniti. Che sembra ignorare il ruolo giocato dalla Russia di Putin e si intesta il risultato diplomatico.

Revoca delle sanzioni USA contro Ankara
Trump, ha annunciato la revoca delle sanzioni alla Turchia che aveva imposto a metà ottobre a seguito del lancio dell'offensiva militare di Ankara contro i curdi nel nordest della Siria.

"Stamattina il governo della Turchia ha informato la mia amministrazione che fermeranno combattimenti e offensiva in Siria e renderanno il cessate il fuoco permanente", dunque "ho chiesto al segretario al Tesoro di revocare tutte le sanzioni imposte il 14 ottobre in risposta all'offensiva della Turchia", ha dichiarato Trump alla Casa Bianca.

"Abbiamo salvato la vita a migliaia di curdi"
"L'accordo americano sulla Siria ha permesso di salvare la vita a migliaia di curdi". Lo ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca sulla Siria. "Abbiamo evitato - ha aggiunto - un intervento militare che poteva costare la vita a migliaia di persone nel Nord della Siria". 

Truppe USA rimangono a tutela dei siti petroliferi. "Altri combattano su sabbia insaguinata"
"Un ridotto numero di truppe USA sta rimanendo in Siria per proteggere i giacimenti di petrolio", annuncia Trump.  "Lasciamo che siano altri a combattere su questa lunga battaglia su una sabbia intrisa di sangue. Abbiamo evitato un altro costoso intervento militare in cui migliaia di persone sarebbero potute morire", ha aggiunto, spiegando che "gli Stati Uniti si riservano il diritto di incrementare sanzioni nei confronti della Turchia, nel caso venissero violati i diritti umani".

"Non siamo la polizia del mondo"
"Stiamo costruendo una forza militare solida come mai prima, dalla mia elezione in poi. Ma non la sprecheremo. Non succedera' mai piu' - ha detto ancora Trump -. "Nessuno puo' sconfiggerci, nessuno, ma i nostri militari non sono la polizia del mondo".

La crisi si ricompone
Le dichiarazioni di Trump arrivano a seguito del ritiro da parte delle truppe statunitensi dall'area settentrionale della Siria, che ha provocato una crisi nella regione e messo in difficolta' le milizie curde, tradizionali alleate statunitensi. Dopo il ritiro delle truppe USA, infatti, la Turchia ha deciso di invadere l'area non piu' presidiata dalle forze americane. Per questo, negli scorsi giorni, il vice presidente statunitense Mike Pence era volato ad Ankara per incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dove era stato trovato un accordo per un cessate il fuoco di 5 giorni.

Le forze si ridispongono sullo scacchiere
Le forze russe hanno attraversato il fiume Eufrate e si dirigono verso la frontiera tra Siria e Turchia come previsto dall'accordo raggiuntoa Sochi da Putin ed Erdogan: lo riferisce il ministero della Difesa russo citato dalle agenzie Tass e Interfax. "Le unità della polizia militare russa - fa sapere il ministero - aiuteranno a garantire la sicurezza della popolazione civile e a mantenere l'ordine e il rispetto della legge". Mosca annuncia che i suoi militari" pattuglieranno le aree designate e assisteranno nel ritiro delle milizie curde e delle loro armi a una distanza di 30 chilometri dalla frontiera tra Siria e Turchia".

Turchia: non è necessario riprendere offensiva
"Non è necessario" riprendere l'offensiva contro i combattenti curdi in Siria, visto che "il loro ritiro" dalle zone di confine è stato "completato", come "ci hanno confermato gli Stati Uniti". Lo ha detto in una nota il ministro della difesa turco, Hulusi Akar, secondo quanto riportano i media internazionali, spiegando che "in questa fase, non è necessario effettuare una nuova operazione".

Ankara ha fatto sapere di aver ricevuto da Washington l'assicurazione del ritiro delle milizie Ypg al termine di una tregua durata 120 ore, che ha consentito a Ankara di definire una 'safe zone' estesa a est del fiume Eufrate per 440 km lungo il confine con la Turchia e di tracciare con Mosca il futuro del immediato del nord-est del Paese mediorientale.   Il disimpegno dei militari americani nell'area è diventato l'occasione ghiotta per la Russia, la cui presenza in un'area da cui era completamente assente diventa ora decisiva e al centro dell'incontro, avvenuto ieri a Sochi, sul Mar Nero, tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il capo del Cremlino, Vladimir Putin. Il regime di Damasco, dal canto suo, prenderà il controllo del nord del Paese con la benedizione di Mosca, che funge da garante per Ankara rispetto alle mosse del presidente Bashar al Assad. Un ruolo di garante che si manifesterà nel rinnovato impegno della Russia a garantire la prosecuzione dell'accordo di Adana, con cui il padre di Bashar, Hafez, nel 1998 si impegnò a impedire attacchi dei curdi del Pkk alla Turchia dal proprio territorio (Ypg è l'ala siriana del Pkk e la contiguità tra le due organizzazioni è per Ankara un dato di fatto).     

Erdogan prenderà "misure necessarie" se restano forze curde
La Turchia prenderà le "misure necessarie" se non verranno rispettati due accordi raggiunti con Washington e Mosca che prevedono il ritiro di una milizia curda dalla Siria nord-orientale. Lo ha avvertito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan."Non vi è alcun dubbio sul fatto che ci siano cambiamenti nelle misure necessarie che dovranno essere prese se le promesse fatte negli accordi con gli Stati Uniti e la Russia non verranno mantenute", ha affermato Erdogan

L'accordo per il controllo del territorio
La Turchia continuerà a mantenere il controllo di un territorio di 120 km di estensione e 30 di profondità, compreso tra le città di Tel Abyad (ovest) e Ras Al Ayn (est) sottratto a Ypg con l'offensiva "Fonte di pace" delle scorse settimane. A partire dalle 12 di oggi militari russi e siriani controlleranno l'effettivo abbandono della safe zone da parte dei miliziani Ypg, entro 150 ore al di fuori dalla suddetta area, destinata a rimanere sotto il controllo di Ankara. Mosca si è impegnata a garantire l'abbandono totale dei miliziani Ypg della città di Tal Rifat, ma soprattutto di Manbij. Quest'ultima si trova fuori dalla safe zone, a ovest dell'Eufrate ed è da sempre un centro che la Turchia ha insistito con gli Usa negli ultimi anni perché fosse abbandonato da Ypg.  Pattugliamenti congiunti Russia-Turchia sono invece previsti per una profondità di 10 km, a est e ovest del territorio tra Tel Abyad e Ras Al Ayn sotto il controllo dell'esercito di Ankara, lungo tutto il confine turco, con esclusione della città di Qamishli. Un'azione congiunta per la quale sarà costituito un meccanismo di coordinamento permanente.

Mosca: via i curdi o i turchi li schiacceranno
"Gli Stati Uniti hanno tradito i curdi, che ora devono allontanarsi dal confine turco-siriano come prevede l'accordo raggiunto ieri da Mosca e Ankara", altrimenti "saranno schiacciati dalla macchina militare turca": lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, citato dalle agenzie russe. Peskov ha inoltre accusato gli Usa di aver "optato per abbandonare i curdi alla frontiera, quasi forzandoli a combattere contro i turchi".

"Assad sostiene accordo Putin-Erdogan"
Il presidente siriano Bashar al Assad "sostiene pienamente" i risultati dell'incontro tra il capo del Cremlino Vladimir Putin e il capo di Stato turco Recep Tayyip Erdogan a Sochi. Lo afferma il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, parlando con i giornalisti. A detta di Peskov, Assad ha anche assicurato la disponibilità "delle guardie di frontiera siriane di pattugliare insieme alla polizia militare russa il confine" tra Siria e Turchia. Tali affermazioni, dice il portavoce del Cremlino, sono state fatte nel corso di una telefonata che Putin ha avuto con Assad per informarlo dei contenuti del Memorandum sottoscritto al vertice di Sochi. Durante il colloquio, avvenuto su iniziativa russa, il capo del Cremlino ha anche informato Assad che la "principale priorità consiste nel restaurare l'integrità territoriale della Siria e di rafforzare gli sforzi di natura politica".

Berlino, su richiesta zona sicurezza non c'è accordo
"La formazione di un parere comune nel governo tedesco sulla proposta della ministra della Difesa non è ancora concluso": lo ha detto il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert, in conferenza stampa di governo a Berlino, riguardo alla discussione suscitata dalla proposta della ministra e leader della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer di creare una zona di sicurezza in Siria,iniziativa che non era stata concordata precedentemente con il ministro degli Esteri, il socialdemocratico Heiko Maas. "Nei prossimi giorni la proposta giocherà un ruolo nei vari contatti sul piano internazionale e anche negli incontri dei ministri della Difesa della Nato" ha proseguito il portavoce della cancelliera Merkel.

Ministro Difesa turco: sì a Patriot ed F35 da Usa
Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha aperto all'acquisto dei missili Patriot e all'acquisizione dei jet da guerra F35 dagli Stati Uniti da parte della Turchia. "L'acquisto dei Patriot potrà far parte dell'agenda del prossimo incontro tra i presidenti di Turchia e Stati Uniti, mentre per quanto riguarda gli F35 tutte le divergenze saranno appianate perché siamo alleati Nato", ha dichiarato Akar. Il ministro ed ex capo dell'esercito, ha poi detto di ritenere "temporanea" la decisione di alcuni Paesi Europei, di sospendere la vendita di armi alla Turchia.
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