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MONDO

L'offensiva

Siria, raid turchi su convoglio di reporter stranieri. Trump ordina il ritiro di 1.000 soldati

Almeno un giornalista sarebbe morto. Uccisa Hevrin Khalaf, attivista per i diritti delle donne. Accordo curdi-Assad per truppe di Damasco a Kobane in funzione anti-turca. Cinque Paesi Ue annunciano lo stop alla vendita di armi ad Ankara, Erdogan: "L'embargo non ci fermerà". Merkel lo chiama: "Ferma subito l'attacco". Conte: governo al lavoro per embargo Ue sulle armi. Appello del Papa

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Almeno un giornalista straniero è stato ucciso oggi e altri sono rimasti feriti in un bombardamento di artiglieria dell'esercito turco nel nord-est della Siria. Lo riferiscono fonti della zona di Qamishli, affermando che non vi sono indicazioni certe sulla nazionalità del reporter. 

Secondo le fonti, il giornalista si trovava a bordo di un pulmino con altri colleghi stranieri non lontano dalla zona del fronte dell'offensiva turca. Circolano notizie di almeno altri due giornalisti stranieri uccisi nello stesso raid, ma non vi sono conferme.

La giornalista di France2, Stephanie Perez, era a bordo del convoglio insieme alla sua troupe. "Noi stiamo bene, ma dei fratelli sono morti" scrive su twitter

Il bilancio delle vittime
Almeno 26 civili sono stati uccisi oggi nel nord della Siria dai bombardamenti, raid e spari delle forze turche o loro alleate siriane. Il numero totale di civili uccisi da mercoledì, quando la Turchia ha lanciato l'aggressione oltre confine, è arrivato ad almeno 60. Altri 104 combattenti delle Forze democratiche siriane, guidate dalle milizie curde, sono stati uccisi dalle forze turche e loro alleate siriane, sempre secondo l'Osservatorio.  

Accordo Assad-curdi su manovra anti-turca a Manbij e Kobane
Le autorità curdo-siriane hanno confermato che è stato raggiunto un accordo col governo siriano per l'ingresso entro le prossime 24-48 ore di truppe di Damasco "a protezione" di due città chiave a ovest e a est dell'Eufrate: rispettivamente Manbij e Ayn Arab/Kobane. Questo, spiegano le autorità citate da media siriani, per evitare che le forze turche e le milizie arabe alleate di Ankara possano conquistare le località strategiche.

Timori per la sorte di 10mila sfollati
Circa 10mila sfollati siriani, tra cui familiari di jihadisti dell'Isis, ammassati nel campo di Ayn Issa, tra Raqqa e il confine turco sono esposti all'avanzata militare turca e delle milizie cooptate da Ankara. Lo riferisce stamani l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, che afferma che la polizia curdo-siriana, nota come Asayesh, ha abbandonato il compito di mantenere la sicurezza attorno al campo profughi lasciando di fatto gli sfollati al loro destino.

I curdi: scappati 800 affiliati dell'Isis
I curdi siriani dicono che quasi 800 affiliati dell'Isis sono scappati dal campo, dove intanto sono iniziati i bombardamenti turchi. Tra le 12 mila persone presenti a Ayn Issa, ci sono mogli e vedove di combattenti dell'Isis con i loro figli. L'amministrazione semiautonoma della regione curda ha detto che i detenuti hanno attaccato le guardie e travolto le recinzioni. "Il campo di Ayn Issa è ormai senza controllo", hanno riferito i curdi.

Uccisa Hevrin Khalaf, attivista per i diritti delle donne
Paladina dei diritti delle donne, uccisa perché considerata un simbolo di dialogo, potenzialmente pericoloso. Hevrin Khalaf, 35 anni, segretaria generale del Partito del futuro siriano (Future Syria Party), è tra i nove civili trucidati a sangue freddo ieri in un agguato delle milizie filo-turche nel nord-est della Siria.

L'attivista curda stava viaggiando su un veicolo insieme al suo autista nel tentativo di raggiungere la città di Qamishli, quando è stata fermata sull'autostrada M4 dai miliziani arabo-siriani che combattono fianco a fianco con i soldati di Erdogan e tra i quali militano anche elementi jihadisti. Il commando di uomini li ha fatti scendere con la forza dall'auto e poi ha sparato loro a bruciapelo.

Il massacro in due video
Del massacro sono stati diffusi due video in rete filmati con i cellulari dagli stessi miliziani. Nel primo si vede l'attivista circondata da uomini che indossano quelle che sembrano essere divise militari. In un altro video, il corpo di una donna, presumibilmente di Hevrin, giace sul terreno con il viso e i capelli ricoperti di polvere. Un uomo le si avvicina e la tocca con i piedi prima di esclamare: "Questo è il cadavere dei maiali". Funzionari americani ritengono che i due video siano autentici.

Altri 7 civili sono stati massacrati nella giornata di ieri quasi con la stessa dinamica. Secondo l'Osservatorio siriano peri diritti umani, "i nove civili sono stati giustiziati in diversi momenti a sud della città di Tel Abyad".  In un primo momento la responsabilità dell'uccisione di Hevrin è stata attribuita ai jihadisti dell'Isis. Ma poi le accuse sono cadute sulle milizie filo-turche, che però negano. "Khalaf è stata trascinata fuori dalla sua auto durante un attacco sostenuto dalla Turchia e giustiziata da milizie mercenarie appoggiate da Ankara", è la versione del braccio politico delle forze democratiche siriane a guida curda (Sdf). "Questa è una chiara prova che lo Stato turco sta continuando la sua politica criminale nei confronti di civili disarmati", ha accusato.

Laureata in ingegneria civile, Hevrin Khalaf si batteva per le donne ma anche per la coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci e arabi. Apprezzata da tutte le comunità, era un personaggio molto popolare. "Aveva un talento per la diplomazia, partecipava sempre agli incontri con americani, francesi e le delegazioni straniere", ha ricordato Mutlu Civiroglu, analista politico curdo americano. L'ultimo intervento in pubblico contro Ankara risale al 5 ottobre scorso a Qamishli: i tentativi turchi "di occupare questa terra per difendere il suo popolo non corrispondono alla realtà", aveva affermato Hevrin, ricordando poi che erano state le forze democratiche siriane ad aver liberato il nord-est della Siria dai gruppi terroristici. "Noi e tutte le forze politiche respingiamo queste minacce soprattutto perché ci impediscono di creare una soluzione alla crisi siriana". 

Trump all'Europa: si prendano i prigionieri dell'Isis

Monito di Donald Trump all'Europa: devono prendersi ora i prigionieri dell'Isis.     "L'Europa - scrive il presidente americano su Twitter - se li sarebbe dovuti prendere indietro già prima dopo numerose richieste, senza permettere loro di scappare. Devono farlo ora. Quei prigionieri non verranno mai negli Usa, non lo permetteremo".
 


 


Onu: rischio 400mila sfollati
L'attacco turco alle postazioni curde nel nord-est della Siria ha costretto 130 mila persone a fuggire dalle proprie case, ma il numero potrebbe triplicare molto presto. E' l'allarme lanciato dall'Onu. "Ci stiamo addentrando in uno scenario in cui potrebbero esserci fino a 400 mila sfollati all'interno della Siria e attraverso le aree colpite", sostiene Jens Laerke, portavoce dell'ufficio Onu per il coordinamento umanitario (Ocha), riferiscono i media internazionali. 

Palazzo Chigi: governo al lavoro per embargo armi insieme a Ue
Palazzo Chigi sottolinea che "il Governo italiano è già da ieri al lavoro affinché l'opzione della moratoria nella vendita di armi alla Turchia sia deliberata in sede europea quanto prima possibile, tenuto conto che già lunedì si svolgerà il Consiglio degli Affari Esteri e, giovedì e venerdì, si terrà il Consiglio Europeo. L'Italia promuoverà questa iniziativa in tutte le sedi multilaterali e si adopererà per contrastare l'azione militare turca nel Nord-Est della Siria con ogni strumento consentito dal diritto internazionale". Inoltre, "il Governo italiano - afferma la presidenza del Consiglio - è convinto che si debba agire con la massima determinazione per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano, in particolare curdo, e per contrastare azioni destabilizzanti della regione". "Il Governo italiano - conclude la nota - ritiene che questi obiettivi debbano essere raggiunti attraverso il coordinamento europeo e operando in sede multilaterale al fine di rafforzarne l'efficacia".

Stop armi ad Ankara da 5 Paesi Ue
Olanda, Norvegia, Finlandia, Germania e Francia, intanto, hanno annunciato lo stop delle forniture militari ad Ankara, l'Italia non ancora. "Lunedì al consiglio Ue dei ministri degli Esteri, come governo, chiederemo che tutta l'Ue blocchi la vendita di armi alla Turchia" ha detto Di Maio. 

Vediamo, nel dettaglio, quante e quali armi l'Italia ha venduto, a ora, alla Turchia.

La replica di Erdogan: "L'embargo sulle armi non ci fermerà"
L'embargo sulla vendita di armi non fermerà l'intervento della Turchia nel nord est della Siria, ha replicato oggi il presidente turco Erdogan . "Dopo che abbiamo lanciato la nostra operazione, hanno minacciato di imporci sanzioni economiche e l'embargo sulla vendita di armi. Ma quelli che pensano di poter fermare la Turchia con queste minacce si sbagliano di grosso", ha avvertito in un discorso trasmesso dalla tv di Stato turca.

"Penetreremo per 30-35 km, uccisi 490 terroristi"
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato dell'intervento nel nord-est della Siria: "Il nostro esercito penetrerà per una profondità di 30, 35 chilometri in territorio siriano. Al momento mi risulta che 490 terroristi dell'Ypg siano stati uccisi. L'operazione 'Fonte di Pace', di cui ci assumiamo la responsabilità, è diretta a distruggere le postazioni dei terroristi Ypg, non contro i curdi che sono nostri fratelli. Vogliamo consolidare l'integrità territoriale della Siria", ha detto Erdogan.

Merkel chiama Erdogan: "Ferma subito l'attacco"
La cancelliera tedesca Angela Merkel, in una telefonata avuta oggi con il leader turco, ha chiesto a Erdogan di fermare l'offensiva. Lo riferisce l'agenzia Dpa, citando una portavoce governativa: la cancelliera si è pronunciata per "un'immediata fine dell'operazione militare". L'agenzia aggiunge che a prescindere dai giustificati interessi della Turchia, l'azione rischia di destabilizzare la regione e rafforzare l'Isis.

Macron riunisce consiglio Difesa: "Allarme umanitario" 
Il presidente francese Emmanuel Macron ha riunito stasera il Consiglio di Difesa. In Siria, ha fatto sapere l'Eliseo, "rischia di crearsi una "situazione umanitaria insostenibile". 

L'appello franco-tedesco
Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno chiesto insieme che la Turchia "ponga fine all'offensiva in Siria". Il presidente francese e la cancelliera tedesca lo hanno fatto congiuntamente a Parigi, dando l'allarme sulla eventualità di una "situazione umanitaria insostenibile" e sul rischio che l'Isis "riemerga nella regione". "Non possiamo assolutamente accettare queste cose contro i curdi, va trovata un'altra soluzione", ha aggiunto, parlando con i giornalisti, Mekel, che in precedenza aveva avuto un colloquio telefonico con il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, in cui aveva ribadito: "L'invasione della Siria deve cessare".

Il Papa invoca il dialogo: cercare soluzioni efficaci
"Il mio pensiero va ancora una volta al Medio Oriente" ha detto il Papa oggi all'Angelus. In particolare, "all'amata e martoriata Siria, da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni vi sono anche molte famiglie cristiane". "A tutti gli attori coinvolti e alla Comunità Internazionale, per favore, rinnovo l'appello a impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza, sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci".

La situazione sul campo
Le forze armate turche, nel quinto giorno dell'offensiva nel nord-est della Siria, affermano di aver conquistato la cittadina di Suluk, considerato un crocevia strategico a 10 km dal confine. Lo scrive l'agenzia di stampa Anadolu. Le truppe di Ankara affermano di aver "liberato" Suluk dalle formazioni curde del YPG. Ma una fonte curda invece ha detto all'AP che i combattimenti sono ancora in corso.

L'osservatorio siriano per i diritti Umani, organismo con sede a Londra, ha reso invece noto che le milizie curde Ypg hanno inflitto delle sconfitte all'esercito libero siriano (Els), alleato della Turchia, nel nord ella Siria, nella zona di Ras al ayn. Quest'ultimo è un importante centro dell'area di cui Ankara vuole prendere il controllo a est del fiume Eufrate, passato sotto il controllo turco ieri. Tuttavia, da quanto riporta l'osservatorio, le milizie curde Ypg avrebbero sferrato una controffensiva oggi, riprendendo il controllo di alcuni villaggi. Controffensiva 'confermata' indirettamente dal ministero della Difesa di Ankara, che attraverso un comunicato ha reso noto che l'esercito turco ha il controllo di 14 villaggi e della cittadina di Suluk, conquistata stamane, mentre ieri sera risultava che Els fosse penetrata in altri 4 villaggi (18 in totale), tutti nella zona di Ras Al Ayn.

Ankara: "Liberati dai curdi 42 villaggi". Le forze turche conquistano Tel Abyad
Il ministero della Difesa di Ankara ha reso noto che 42 villaggi sono stati "liberati dai terroristi" delle milizie curde Ypg. E' stato inoltre reso noto che 25 miliziani Ypg si sono arresi ai turchi. Si tratta di centri abitati situati in prossimità delle città di Tel Abyad e Ras al Ayn, entrambe abbandonate dai marines americani lo scorso lunedì.

Successivamente, le forze turche e gli alleati siriani hanno conquistato la città di Tel Abyad. Lo afferma l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Si tratta della più grande città conquistata finora dalle forze turche dall'inizio della loro offensiva.

Rischio scontro truppe Usa-milizie pro-Ankara
Le truppe statunitensi potrebbero essere costrette a uno scontro con le milizie filo-turche che stanno combattendo nel nord-est della Siria,dove la situazione sul terreno è "in rapido deterioramento": è quanto rivela all'AP una "fonte Usa" che ha chiesto l'anonimato,aggiungendo che le truppe americane, che in questi giorni sono anche state bersagliate da colpi d'artiglieria delle forze turche, rischiano di trovarsi isolate.

Gli Usa accusano: "Dalla Turchia attacco deliberato a nostre truppe"
I turchi sapevano della presenza americana nel nord est della Siria quando hanno sparato colpi di artiglieria. E l'attacco potrebbe essere stato voluto. Lo riferiscono al Washington Post alcuni funzionari americani, sollevando l'ipotesi che la Turchia abbia volontariamente bombardato vicino all'avamposto americano con il probabile obiettivo di allontanare le truppe statunitensi dal confine.  Brett McGurk, l'ex inviato speciale di Barack Obama e Donald Trump nella campagna contro l'Isis, ritiene che l'attacco turco "non è stato un errore".

"La Turchia ci vuole lontano dalla regione del confine. Sulla base dei fatti disponibili, i colpi sparati erano un avvertimento a una postazione nota, non colpi sparati inavvertitamente" aggiunge McGurk. Quanto accaduto con i colpi turchi vicino alla postazione americana è ben più serio di quanto finora trapelato, riporta il Washington Post. Gli Stati Uniti hanno comunicato nel dettaglio alla Turchia dove si trovano le truppe americane.

Trump: molto intelligente non combattere lungo il confine
"Molto intelligente non essere coinvolti nel violento scontro lungo il confine turco, tanto per cambiare. Chi sbagliando ci ha portato nelle guerre in Medioriente vuole ancora combattere. Non ha idea della cattiva decisione che ha preso. Perché non chiedono una dichiarazione di guerra?". Lo ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a proposito dell'offensiva turca nel nord della Siria. "I curdi e i turchi combattono da molti anni. La Turchia considera il Pkk i peggiori terroristi di tutti. Altri vorrebbero che andassimo e combattessimo per questa o quella parte. Lasciate che facciano! Stiamo monitorando da vicino la situazione. Guerre senza fine!", ha scritto ancora.

Pentagono: Usa ritirano fino a 1.000 soldati dal Nord Est
Il capo del Pentagono Mark Esper ha annunciato oggi il ritiro di un massimo di 1.000 soldati statunitensi dal Nord della Siria, per ordine di Trump, citando sulla CBS una "situazione insostenibile" per le truppe che "potrebbero trovarsi in mezzo" alla contesa tra curdi e turchi. Il presidente Trump "ci ha ordinato l'inizio di un ritiro deliberato delle forze statunitensi dalla parte settentrionale della Siria", ha dichiarato Mark Esper anche a Fox News.

Il presidente Usa: pronti a dure sanzioni
"Ho detto chiaramente alla Turchia che se non manterranno gli impegni, inclusa la tutela delle minoranze religiose, imporremo sanzioni molti dure" afferma intanto il presidente americano Donald Trump, sottolineando che le truppe Usa non possono restare in Siria per altri 15 anni "controllando il confine con la Turchia quando non riusciamo a controllare il nostro". Trump precisa che la sua amministrazione difende i cristiani e le minoranze religiose in Iraq e in tutto il mondo.

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