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MONDO

Spagna

Separatisti catalani bloccano strade, autostrade e treni alta velocità

Manifestanti in piazza un anno dopo il referendum per l'indipendenza da Madrid che ha tuffato la Spagna nella peggiore crisi politica da decenni. A Girona irruzione nella sede della Generalitat per strappare la bandiera spagnola

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Catalogna un anno dopo. Attivisti per l'indipendenza hanno bloccato strade e autostrade di e intorno Barcellona e una linea ad alta velocità in occasione del primo anniversario del referendum sull'indipendenza della regione spagnola, segnato da violenze. "La linea ferroviaria ad alta velocità è stata bloccata a Girona a 100 chilometri a Nord-Est di Barcellona, i binari sono stati occupati", ha annunciato la società ferroviaria Renfe. 

Le televisioni hanno trasmesso le immagini dei militanti dei Comitati di difesa della Repubblica, che rivendicano la rottura con Madrid, che occupano i binari e bloccano le strade. La rete stradale ha confermato interruzioni lungo l'autostrada A7, tra Barcellona e Valencia, e la A2, che collega la città catalana a Madrid.  

Separatisti irrompono in sede Generalitat a Girona 
Cortei, manifestazioni e blocchi stradali da parte dei separatisti catalani si stanno estendendo alle principali città della regione. A Girona - riferisce il sito La Vanguardia - alcuni militanti hanno fatto irruzione nella sede locale della Generalitat, l'istituzione a capo della Catalogna riconosciuta da Madrid, con l'intenzione di strappare la bandiera spagnola. Manifestazioni anche a Barcellona. 

Puigdemont: Repubblica unico obiettivo ma no a violenza 
Il processo verso l'indipendenza è un "cammino senza ritorno", "unico possibile per vivere in piena democrazia: arrivare a una Repubblica catalana che sia riconosciuta a livello internazionale", ha affermato l'ex presidente catalano, Carles Puigdemont. Puigdemont ha però ribadito il rifiuto netto verso ogni forma di violenza. E' "essenziale", ha detto, "mantenere il cammino di "unità e civiltà".

Il voto di un anno fa
L'affluenza al referendum - bollato come illegale dal governo spagnolo - fu del 43%, di cui il 90% si espresse a favore del divorzio da Madrid, secondo le autorità locali. L'allora premier conservatore Rajoy non riconobbe il voto e il re Filippo VI condannò il tentativo, sostenendo le autorità nazionali per "garantire l'ordine costituzionale". I leader catalani, tuttavia, il 3 ottobre dichiararono l'indipendenza dalla Spagna. Madrid sospese l'autonomia regionale catalana, destituendo Puigdemont da presidente, dissolvendo il Parlamento e indicendo elezioni regionali per la fine dell'anno. Il 21 dicembre, con tre candidati separatisti in carcere e altri cinque in autoesilio, tra cui Puigdemont in Belgio, i partiti indipendentisti vinsero di nuovo ottenendo la maggioranza assoluta. Non potendo Puigdemont giurare dall'estero, il nuovo presidente catalano diventò Quim Torra, aprendo così al ripristino dei poteri autonomi. 
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