SALUTE

Sperimentazione animale, marcia indietro Italia dopo richiamo UE

La Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia, per le restrizioni con cui è stata recepita la direttiva sulla sperimentazione animale. Il Ministro Lorenzin ed i Presidenti della Commissione Affari Sociali di Montecitorio, Sanità della Camera concordi nel superare il decreto legislativo criticato dalla UE, varando un testo che recepisca così come è stata approvata anche da altri Paesi la direttiva europea. Gli animalisti: l’Italia dimostri di avere la schiena dritta.

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Sperimentazione scientifica sugli animali, quanto serva e quanto sia etico sottoporre cavie di laboratorio, ma anche gatti, cani e primati a studi sulla non tossicità ed efficacia dei farmaci: da una parte la comunità scientifica, che respinge il concetto di “vivisezione”, assicurando che gli animali sottoposti a sperimentazione non soffrono e comunque non sono costretti a sopportare manipolazioni inutili o di cui si può fare a meno. Dall’altra gli animalisti, che respingono il procedimento stesso di sperimentazione su esseri viventi, gli stessi risultati si possono ottenere su cellule in laboratorio.

Di mezzo l’Unione Europea, che nel 2010 aveva emanato una direttiva (la numero 63) che imponeva a tutti gli Stati Membri alcuni canoni: fu recepita dall’Italia in modo più restrittivo, per esempio vietando gli xenotrapianti, come far crescere un tumore umano in una cavia per vederne lo sviluppo e l’azione dei farmaci. O il divieto di sperimentare su animali da laboratorio sostanze d’abuso, droga, tabacco, e quello di fare esperimenti su cani, gatti e primati.

Tutto stabilito dal decreto legislativo del 2014 , che gli animalisti hanno salutato come un passo avanti nel rispetto e difesa degli animali, la maggior parte dei ricercatori come una pietra tombale sulla possibilità di fare ricerca scientifica. Adesso, l’avvio della procedura di infrazione da parte della Commissione.

Della vicenda hanno parlato il Ministro della Salute Lorenzin, Emilia De Biase, presidente della Commissione Salute di palazzo Madama, e molti esponenti politici di maggioranza ed opposizione: l’auspicio dei rappresentanti istituzionali è che la direttiva europea venga recepita così come emanata, eliminando i divieti italiani. La LAV, Lega Anti Vivisezione, fa rilevare che se l’Unione Europea avesse voluto un canone unico in tutta Europa avrebbe emanato un regolamento, e non una direttiva che lascia margine al Paese che deve recepirla di modularla secondo i propri usi e convinzioni: per questo assieme alle altre associazioni come il WWF, chiedono al Governo di non cedere alla intimidazione di Bruxelles, e di proseguire col provvedimento già adottato.
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