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ECONOMIA

Confindustria

Squinzi risponde a Letta: "Non vogliamo sfasciare il Paese"

Il leader degli industriali italiani esprime la sua delusione per la manovra che "non è sufficiente per far ripartire il Paese". E a Letta risponde: "Noi non abbiamo chiesto di sfasciare i conti"

Giorgio Squinzi
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Roma Non nasconde la sua delusione sulla manovra Giorgio Squinzi. Il presidente di Confindustria, a margine del convegno del Centro Studi ha commentato:"Qualche elemento positivo c'è, ma certamente non è quello che ci aspettavamo e pensiamo che non sia sufficiente per far ripartire il Paese". Il leader degli industriali risponde anche alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Enrico Letta: "Il presidente è preoccupato di non sfasciare i conti, per la verità noi non abbiamo chiesto certo di sfasciare i conti. Il nostro obiettivo - conclude - non è quello di sfasciare il Paese".

La recessione non è finita
Squinzi non è certo ottimista sulla situazione italiana. "In questo momento – ha detto il presidente degli industriali - non si può dire che la recessione sia già finita e che sia iniziata la ripresa. Vediamo cosa succede nei prossimi mesi. Vedo molto ottimismo, ma l'arresto della caduta del Pil in un trimestre non si può interpretare come un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione”.

Il leader di Confindustria quindi mette in guardia su facili entusiasmi: "Io vedo molto ottimismo, ma attenzione perché abbiamo perso 9,1 punti di Pil dal 2007 ad oggi. Il fatto che per un trimestre la discesa si sia arrestata significa che abbiamo toccato il fondo, però non lo potrei interpretare, con tutta la buona volontà, come un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione".

"Serve azione decisa" 
La situazione attuale è seria, secondo Confindustria, e il presidente Squinzi richiama la politica:"C'è una piega drammatica assunta dall'economia e dalla società italiana, eppure la politica italiana si comporta come se il messaggio fosse 'non pervenuto'. Non dico – ha concluso il presidente degli industriali - che non si sia fatto nulla di buono, ma siamo ancora lontani dall'azione decisa e rapida che serve al Paese. Ai ritmi ipotizzati il Pil non tornerà ai valori del 2007 prima del secondo trimestre del 2021. Per questo bisogna cambiare passo e registro".

Confindustria approva la proposta sull'articolo 18
Il commento positivo di Squinzi arriva sulla proposta del segreatario del Pd Renzi di abolire l'articolo 18 per i neoassunti. "Sicuramente è una proposta che va nella direzione giusta - poi però il presidente di Confindustria aggiunge - non è sufficiente perché per assumere bisogna prima creare le condizioni per avere più lavoro. Solo così creando cioè le condizioni per avere più lavoro si possono fare assunzioni, altrimenti rimane un provvedimento sulla carta".

Le riforme per la ripresa
"Dobbiamo conquistare la ripresa come Paese, facendo le riforme e le cose giuste che Confindustria sta chiedendo da tempo", altrimenti "credo che agganceremo la ripresa internazionale ma in maniera estremamente modesta. Vediamo cosa succede nei prossimi mesi. Paesi come Spagna, Grecia e Portogallo, che hanno fatto le riforme - ha sottolineato Squinzi - mostrano segni di ripresa più decisi rispetto a noi".
 
Coraggio e rapidità per uscire dalla crisi
"La nostra sopravvivenza come paese industriale è ancora a rischio, lo è più di prima". Squinzi ha commentato la situazione dei altri paesi del vecchio continente:"Non c'è nessun Paese dentro e fuori l'Europa  in cui le lancette dell'economia siano tornate così indietro a causa della crisi". Del resto "nessuno può con ragionevole certezza affermare che da qui potremmo risalire la china e che lo potremmo fare in fretta", ha aggiunto. Ecco perché "al governo e alla politica diciamo - ha sottolineato Squinzi - che bisogna agire con coraggio e rapidità perché ogni giorno perso vuol dire far morire le imprese e lasciare persone senza lavoro".
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