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ITALIA

"Avrebbe favorito progetto per lo stadio della Roma del costruttore Parnasi"

Stadio Roma. Arrestato Marcello De Vito, presidente 5Stelle assemblea di Roma: "presunte tangenti"

La sindaca di Roma, Virginia Raggi: "Nessuno sconto, non c'è spazio per la corruzione". Luigi Di Maio: "Marcello De Vito è fuori dal M5s, mi assumo la responsabilità". Toninelli: "Mele marce fuori dopo 30 secondi". Fico: "Fatto terribile, corruzione atto più deprecabile". Il premier Conte: "M5s ha anticorpi per reagire". Il Pd romano chiede alla Raggi di dimettersi

Marcello De Vito (Ansa)
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Il presidente dell'assemblea comunale capitolina, Marcello De Vito (M5s), e altre tre persone sono state arrestate questa mattina dai carabinieri del comando provinciale nell'ambito dell'inchiesta sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma.

De Vito, è destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Al termine dell'interrogatorio che si è tenuto nella caserma del Nucleo investigativo dei Carabinieri di via In Selci, il presidente del Consiglio comunale di Roma è stato portato nel carcere di Regina Coeli. L'ingresso nel penitenziario attorno alle 15. Nella sua abitazione stamane è stata effettuata una perquisizione. De Vito è accusato di corruzione per aver preso utilità dell'imprenditore Luca Parnasi promettendo in cambio di favorire il progetto per la costruzione dell'impianto sportivo nell'area di Tor di Valle.

Oltre ai provvedimenti restrittivi (due in carcere e due ai domiciliari), i carabinieri hanno eseguito anche una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di due imprenditori.

In totale quindi sono quattro gli arrestati. In carcere è finito, oltre a De Vito, anche l'avvocato Camillo Mezzacapo. Ai domiciliari, invece, l'architetto Fortunato Pititto, legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e l'imprenditore Gianluca Bardelli, proprietario di una concessionaria auto dove sarebbe avvenuto un incontro segreto tra De Vito e Mezzacapo.

In questo nuovo filone di indagine scaturito dal procedimento sul nuovo Stadio della Roma risultano indagati i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, presidente e vicepresidente della holding di famiglia e Giuseppe Statuto. Sempre nel registro degli indagati l'avvocato Virginia Vecchiarelli, dello studio legale di Mezzacapo e le imprenditrici Paola Comito, amministratore e legale rappresentante della società Ellevi Srl, e Sara Scarpari, amministratore e legale rappresentante della società Mdl Srl, riconducibile a De Vito e Mezzacapo.  

Tra i reati ipotizzati dalla procura c'è anche quello di traffico di influenze illecite nell'ambito delle procedure connesse alla costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e alla riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense.     

L'indagine ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate da imprenditori attraverso l'intermediazione di un avvocato ed un uomo d'affari, che fungono da raccordo con il Presidente dell'Assemblea comunale capitolina al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.

Inquirenti: a De Vito e Mezzacapo circa 400mila euro
Oltre 230 mila euro sono arrivati e 160 mila sono stati promessi a Marcello De Vito e all'amico avvocato Camillo Mezzacapo dai gruppi imprenditoriali  coinvolti nell'inchiesta che ha portato in carcere entrambi. È quanto accertato dall'analisi dei flussi finanziari sulle società attraverso le quali Mezzocapo avrebbe ricevuto una serie di 'consulenze tangenti' prima di
girarle sul conto della Mdl srl, che secondo chi indaga era una sorta di 'cassaforte' nata per custodire i profitti raccolti illecitamente da Marcello De Vito e l'amico. In particolare, secondo chi indaga, De Vito e Mezzacapo avrebbero ricevuto in cambio di aiuti e favori, 95 mila euro in tre tranche dall'imprenditore Luca Parnasi, 110 mila euro da Pierluigi e Claudio Toti, presidente e vicepresidente della omonima holding, e 24 mila euro dall'immobiliarista Giuseppe Statuto, che ne prometteva altri 160 mila.



La sindaca Raggi: nessuno sconto no spazio per corruzione
"Nessuno sconto. A Roma non c'è spazio per la corruzione. Chi ha sbagliato non avrà alcuno sconto da parte di questa amministrazione. La notizia dell'arresto di Marcello De Vito è gravissima: ho piena fiducia nella magistratura e nel lavoro dei giudici". Lo scrive il sindaco di  Roma, Virginia Raggi, su Facebook.



Assessore Lemmetti: "Crisi in Campidoglio? Per me no"
"Secondo me no. Abbiamo un sacco di obiettivi da raggiungere con questa amministrazione. Sono stupito". Lo ha detto l'assessore capitolino al Bilancio, Gianni Lemmetti, arrivando in Campidoglio, interpellato da chi gli chiedeva se dopo l'arresto di Marcello De Vito l'amministrazione di Virginia Raggi sia a rischio di una conclusione anticipata. 

De Vito già sostituito, Stefàno sarà il nuovo presidente
Il pentastellato Enrico Stefàno, già vicepresidente dell'Assemblea Capitolina e presidente della commissione Trasporti, sarà il nuovo presidente al posto di Marcello De Vito. È questo a quanto si apprende l'intendimento della maggioranza a 5 Stelle in Campidoglio e della sindaca Virginia Raggi. La sua nomina dovrà essere formalizzata. 



Perquisizioni in Campidoglio e Acea
Sono in corso perquisizioni in Campidoglio da parte dei carabinieri nell'ambito dell'operazione che ha portato all'arresto del presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito. Le perquisizioni stanno interessando anche uffici di Acea, l'Italpol e la Silvano Toti Holding Spa. 

Pm Spinelli in Campidoglio
La pm Luigia Spinelli, titolare, insieme a  Barbara Zuin, dell'inchiesta che ha portato all'arresto del presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, ha da poco lasciato il Campidoglio. "Le attività sono in corso", ha risposto ai cronisti che le chiedevano se ci fossero delle perquisizioni in corso negli uffici del presidente De Vito.

Indagati imprenditori, anche Statuto e Toti
Nell'inchiesta risultano indagati anche i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, presidente e vicepresidente della holding di famiglia. I due sono coinvolti nel capitolo di indagine che riguarda l'appalto per gli Ex mercati generali di Roma. Nel registro degli indagati anche Giuseppe Statuto, amministratore della Lux Holding. Il suo coinvolgimento riguarda l'appalto della vecchia Stazione Trastevere. 

"Da fratelli Toti soldi a De Vito e Mezzacapo"
Secondo gli inquirenti della procura di Roma gli imprenditori Pierluigi e Claudio Toti, indagati nel fascicolo, avrebbero pagato attraverso consulenze all'avvocato Camillo Mezzacapo del valore di oltre 110 mila euro i favori ottenuti da Marcello De Vito per arrivare all'approvazione del progetto di riqualificazione degli Ex Mercati Generali di Roma Ostiense. De Vito e Mezzacapo, secondo quanto scritto nell'ordinanza dalla gip Maria Paola Tomaselli, "si facevano indebitamente promettere e quindi dare da Toti Pierluigi e Toti Claudio a titolo di prezzo della mediazione illecita finalizzata ad ottenere un'interlocuzione diretta con il pubblico ufficiale nell'ambito del progetto immobiliare la somma di denaro di euro 110.620.80 euro corrisposta sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito dalla società Silvano Toti Holding allo studio legale di Mezzacapo e da quest'ultimo trasferito per l'importo complessivo di 48.800 euro su conto intestato alla società Mdl srl di fatto riconducibile a Mezzacampo e De Vito".

L'intercettazione: "Marcè sfruttiamo sta' cosa, ancora 2 anni"
"Questa congiunzione astrale tra... tipo l'allineamento della cometa di Halley... hai capito cioè... è difficile secondo me che si verifichi ... noi Marcè dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me guarda ci rimangono due anni". Così, intercettato il 4 febbraio scorso, l'avocato Camillo Mezzacapo parlava a Marcello De Vito, oggi arrestati. Parole che secondo il gip di Roma si riferisce allo sfruttare "il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e ottenere lauti guadagni". 

Da immobiliarista Statuto 'mazzetta' a De Vito e Mezzacapo 
C'è anche una presunta tangente data dall'immobiliarista Giuseppe Statuto, sotto forma di una consulenza, da oltre 24mila euro, per la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere. È quanto emerge dall'ordinanza che ha portato in carcere per corruzione e traffico di influenze illecite il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo. "In concorso tra loro Camillo Mezzacapo e Marcello De Vito, sfruttando le relazioni di quest'ultimo con soggetti chiamati ad intervenire nell'iter amministrativo per il rilascio del permesso di costruire con cambio di destinazione d'uso ed ampliamento di un edificio sito in Viale Trastevere Piazza Ippolito Nievo nell'area dell ex Stazione Trastevere di interesse della Ippolito Nievo Srl, società del gruppo Statuto - si legge - si facevano indebitamente promettere e quindi dare da Giuseppe Statuto a titolo di prezzo della mediazione illecita finalizzata ad ottenere un'interlocuzione diretta con il pubblico ufficiale nell'ambito del progetto immobiliare suindicato la somma di denaro di euro 24.582mila euro corrisposta sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito allo studio legale di Camillo Mezzacapo e da quest'ultimo trasferito per l'importo complessivo di 16.640 euro su un conto intestato alla società MDL Srl di fatto riconducibile a Mezzacapo e De Vito".

Di Maio: "De Vito fuori da M5s"
"Marcello De Vito è fuori dal Movimento 5 Stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione, come capo politico, e l'ho già comunicata ai probiviri". Lo afferma Luigi Di Maio, vicepremier e capo politico del Movimento 5 stelle. "Quanto emerge in queste ore oltre ad essere grave è vergognoso, moralmente basso e rappresenta un insulto a ognuno di noi, a ogni portavoce del MoVimento nelle istituzioni, ad ogni attivista che si fa il mazzo ogni giorno per questo progetto". 

Il premier Conte: "M5s ha anticorpi per reagire"
"Non entro nel merito delle indagini in corso, ma ho molto apprezzato la reazione immediata ed efficace adottata da Luigi Di Maio e dall'intero Movimento perché le accuse, se confermate, rimandano a illeciti gravi". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "Il Movimento dimostra di avere anticorpi efficaci per reagire ad episodi del genere e dimostra assoluta fedelta' ai suoi valori", ha aggiunto.

Toninelli: "Mele marce fuori dopo 30 secondi"
"Il Movimento 5 Stelle ci ha messo 5 minuti attraverso il capo politico Di Maio a cacciare De Vito. Indipendentemente da come andrà il processo, certamente si è messo a ragionare con un certo sistema, come sembra uscire dalle prime intercettazioni". Così il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, risponde ai cronisti sull'arresto di Marcello De Vito nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio della Roma. "Nel Movimento 5 Stelle c'è una responsabilità morale prima di tutto. Il Movimento è una forza politica che ha preso il 34 per cento un anno fa, pare evidente che corriamo il rischio che all'interno ci siano delle mele marce - prosegue Toninelli - ma è altrettanto evidente che a queste mele marce diamo un calcio nel sedere dopo trenta secondi e non riapre la porta. È questa l'onestà e avanti Virginia Raggi a combattere la corruzione". 

Fico: "Fatto terribile, corruzione atto più deprecabile"
"L'arresto di De Vito è un fatto terribile. La corruzione è l'atto più deprecabile che un politico possa fare e va condannato al 100%. L'importante è che la magistratura vada avanti nelle indagini. Ho piena fiducia nella magistratura. Non si guarda in faccia a nessuno, senza se e senza ma, fermo restando il diritto di De Vito alla difesa". Lo ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, a margine di un evento per i 25 anni dalla morte di Ilaria Alpi.

De Vito, avvocato 'ortodosso' M5s
Marcello De Vito, 45 anni, avvocato, arrestato oggi dai Carabinieri nell'ambito delle indagini della Procura di Roma sulla presunta corruzione attorno al progetto dello stadio dell'As Roma, è stato il primo candidato sindaco del M5s in Campidoglio. Nel 2013 sfidò Ignazio Marino, Gianni Alemanno e Alfio Marchini piazzandosi terzo con il 12,4% dei voti. Dopo due anni e mezzo alla guida dell'opposizione contro la giunta di centrosinistra, alla caduta di Marino si è ricandidato alle primarie del Movimento venendo però sconfitto da Virginia Raggi, poi divenuta sindaca. Alle elezioni comunali del 2016 De Vito è diventato "Mr. preferenze" del Movimento, con oltre 6.500 voti a suo favore, successo personale che lo ha spinto alla presidenza dell'Assemblea Capitolina. Da sempre vicino all'ala più ortodossa dei 5 Stelle - scrive l'Agi - quella che nel Lazio vede tra i suoi riferimenti la capogruppo in Consiglio regionale Roberta Lombardi, De Vito non ha mancato di esprimere le sue perplessità su alcune scelte della sindaca in questi quasi tre anni di governo pentasellato in Campidoglio. Sui social rivendica da anni come primo post fisso del suo profilo il "taglio agli sprechi" delle spese dell'Aula. 

La sorella e la moglie di De Vito e la politica
Anche la sorella di Marcello De Vito, Francesca, è in politica. Militante 'storica' del Movimento Cinque Stelle, 52 anni, siede in Consiglio regionale del Lazio dallo scorso 4 marzo: fu eletta con 1845 voti. La seduta d'Aula è in corso, ma la consigliera non è ancora arrivata. In una nota Francesca De Vito ha comunicato: "Da attivista e portavoce ritengo che il MoVimento 5 Stelle ha i suoi valori prioritari nell'onestà e nella legalità e, a tutela di questi ultimi, le sue regole che vanno rispettate nell'interesse del Movimento stesso. Da sorella attendo l'esito della magistratura che spero avvenga nel più breve tempo possibile". 

Marcello era nervoso negli ultimi mesi? "No assolutamente. È molto meticoloso quindi credo che tutte le carte a sua discolpa saranno presso la magistratura che dovrà fare necessariamente il suo corso e da sorella mi auguro che lo faccia nel più breve tempo possibile per chiarire la situazione". Così ad Askanews la sorella di Marcello De Vito, Francesca.

Francesca De Vito si fece notare, negli scorsi anni, anche per l'atteggiamento non certo tenero nei confronti della sindaca di Roma Virginia Raggi. Nell'estate del 2016, in particolare, fece molto discutere un suo post in cui criticava le scelte di staff della prima cittadina: "Che Virginia abbia sentito il bisogno di circondarsi di persone di fiducia - scriveva - ci può anche stare... malgrado alcune scelte lascino l'amaro in bocca a molti... che però ogni persona di fiducia, compreso Daniele (Frongia, ndr) debba circondarsi di 'amichetti di merende'... questo diventa inaccettabile". La moglie di De Vito, Giovanna Tadonio, è stata assessore alla Sicurezza del III municipio.

Morra (Antimafia), gravissimi fatti contestati a De Vito
"I fatti contestati a Marcello De Vito sono gravissimi: in questo momento,ancor più di prima, è necessario ribadire la piena e totale fiducia nell'operato della magistratura e delle forze dell'ordine. Non si può rimanere in silenzio". Lo afferma Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia, commentando l'operazione di questa mattina dei carabinieri. "La corruzione è un male che colpisce in qualsiasi forza politica e bisogna essere intransigenti", aggiunge Morra.

Sibilia (M5S): "Nostro dovere è non solo essere ma anche apparire onesti"
L'arresto del presidente M5S dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, è "un episodio tristissimo. Ma come gruppo politico dobbiamo avere una reazione immediata e dura. Questa è la differenza che ci sarà sempre tra il M5S  e le altre forze politiche. Gli altri li coccolano, noi no". Lo dichiara all'Adnkronos Carlo Sibilia, sottosegretario al Viminale ed   esponente del Movimento 5 Stelle. "Il dovere di una forza politica seria come la nostra che ha realizzato l'obiettivo di aumentare le pene ai politici corrotti è non solo essere, ma anche apparire onesti - riporta l'Adnkronos. La reazione a questo episodio -  conclude l'ex membro del direttorio grillino - non può far altro che farci crescere e migliorare".




Lo stadio della Roma: dal 2014, progetto da 1 miliardo ma lavori mai partiti
Come a giugno dello scorso anno, quando era arrivata la prima tranche delle indagini della procura di Roma su una serie di progetti immobiliari, tra cui quello dell'As Roma di costruire uno stadio in zona Tor di Valle, anche oggi al risveglio il M5s capitolino è quindi sotto shock. I consiglieri pentastellati in Campidoglio per ora non parlano ufficialmente ma nelle loro chat, a quanto filtra, si susseguono messaggi in cui emerge l'incredulità per l'arresto del presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito con l'ipotesi di reato corruzione. È possibile che nelle prossime ore venga organizzata una riunione per capire come andare avanti.

Il progetto per la costruzione dell'impianto del club giallorosso è la più grande operazione economica privata attesa a Roma, con un investimento atteso di circa 1 miliardo di euro. Il dossier si trascina ormai dalla primavera del 2014, quando la società di James Pallotta ha avviato un lungo e ambizioso progetto per realizzare l'impianto di proprietà del club con annesso business park. Una sinergia con l'imprenditore Luca Parnasi, che già nel 2010 aveva siglato un preliminare di acquisto dei terreni di Tor di Valle dove sorge l'ex ippodromo del trotto realizzato per le Olimpiadi del 1960, in disuso da anni.

Ci sono voluti tre anni e mezzo, due sindaci e altrettanti progetti per arrivare, a fine 2017, al via libera finale nella seconda conferenza dei servizi all'iter autorizzativo. C'era ancora Ignazio Marino in Campidoglio quando nel maggio 2014 è stato svelato il primo masterplan, che prevedeva 1 milione di metri cubi per costruire uno stadio e una centralità commerciale con tre grattacieli. Ma la giunta M5s di Virginia Raggi a febbraio 2017 aveva chiesto di modificare l'opera, dimezzando in accordo con club e costruttore le cubature del business park ma anche tagliando fondi privati destinati a pagare opere pubbliche a servizio della struttura. La mediazione - che era stata portata avanti tra gli altri da Luca Alfredo Lanzalone, arrestato a giugno nell'ambito dell'inchiesta della procura - aveva prodotto l'eliminazione delle torri e la loro trasformazione in un complesso di una quindicina di palazzine. Il nuovo masterplan prevede un'arena da 55mila posti, un business park con uffici, una centralità commerciale ed un parco fluviale con diversi accessi ciclopedonali.

Dopo l'avvio dell'inchiesta giudiziaria, che ha coinvolto diversi consiglieri comunali, il sindaco aveva commissionato al Politecnico di Torino uno studio dei flussi di traffico attorno all'opera, visto che alcune intercettazioni gettavano ombre sulla validità di quelli forniti dai proponenti. Il documento è stato presentato il 5 febbraio scorso, accompagnato dall'annuncio della Raggi: "Lo stadio si fa e i proponenti se vogliono potranno aprire i cantiere entro l'anno". E questo nonostante il documento non fugasse del tutto i dubbi sul sistema di mobilità studiato attorno all'opera. L'ultimo passaggio formale che manca per arrivare all'avvio dei cantieri è ora l'approvazione della variante urbanistica in Assemblea capitolina. La calendarizzazione era attesa prima dell'estate ma ora i nuovi arresti rischiano di stoppare nuovamente il travagliato percorso dell'operazione stadio.

Il Pd romano chiede alla Raggi di dimettersi
"Si è conclusa la riunione del gruppo capitolino del Pd a cui hanno partecipato anche il segretario del Pd Lazio Bruno Astorre e il segretario del Pd Roma Andrea Casu. Nel ribadire la linea garantista del Partito e il rispetto per il lavoro della magistratura, i rappresentanti del Pd della Capitale hanno condiviso una posizione di assoluta preoccupazione nei confronti delle sorti del governo della Capitale. Già lo scorso giugno la vicenda dello Stadio della Roma aveva trascinato nell'inchiesta il consulente della sindaca Luca Lanzalone. Ora lo scandalo travolge anche il presidente De Vito, segno che attorno al nuovo progetto sullo Stadio di Tor di Valle si sono radunate in questi due anni e mezzo inquietanti dinamiche. Saranno gli esiti delle indagini a sancire l'epilogo di questa per ora preoccupante storia. Nel frattempo, però, non possiamo non leggere tra le righe un pericoloso susseguirsi di eventi, opacità e persone, attorno alla Sindaca, a vario titolo coinvolti in attività poco trasparenti. Prima la vicenda Marra, poi le inchieste su Lanzalone e Serini. Pochi giorni fa, l'indagine a carico del direttore Giampaoletti, ora l'inchiesta che coinvolge De Vito. Possibile che la Sindaca sia perseguitata dagli incastri giudiziari dei suoi fedelissimi? Possibile che tutto avvenga sempre a sua insaputa? Possibile che si fidi sempre di persone poi accusate di fatti così gravi? La sindaca Raggi, inadeguata all'incarico istituzionale per cui è stata eletta, sembra prigioniera di un meccanismo che la esclude dagli indirizzi della Città. Costretta di volta in volta a delegare le proprie funzioni a personaggi inviati nella Capitale per servire interessi diversi da quelli realmente necessari per Roma. La verità è che Roma è ormai paralizzata, le aziende sono al collasso e l'economia della città è in declino. La giunta M5s non ha né un'idea, né un progetto per il futuro della città. Per questo, chiediamo alla sindaca di fare un passo indietro e dimettersi ammettendo umilmente di non avercela fatta. Non per le conseguenze dell'inchiesta, sui cui farà luce la magistratura ma per la sua incapacità, politica e amministrativa, di scegliere i collaboratori, di dare un indirizzo alla città e di gestire le quotidiane emergenze di una Capitale europea che appare giorno dopo giorno sempre più abbandonata al degrado assoluto e all'incuria dei suoi amministratori. Rinnoviamo quindi il nostro invito alla sindaca Raggi a prendere atto di un fallimento". Lo scrive in una nota il gruppo consiliare del Pd del Campidoglio.
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