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MONDO

Intervista al cardinale che fu l'assistente per 27 anni di Giovanni Paolo II

Stanislao Dziwisz: "Karol Wojtyla era un leader spirituale per tutte le altre religioni"

I fedeli polacchi pregano a Carcovia con l'alto prelato in preparazione della cerimonia del 27 aprile

Il Cardinale Stanislao Dziwisz
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di Giuseppe Solinas Ha lavorato al fianco di Giovanni Paolo II per tutta la vita, ed è stato suo fedele amico e consigliere.  Per quarant’anni, Stanislao Dziwisz è stato il segretario personale di Karol Wojtyla. Ordinato sacerdote nel 1963 proprio dal futuro Santo, Dwiwisz è stato accanto al papa nei quasi 27 anni del suo pontificato, negli innumerevoli viaggi, negli incontri con la gioventù che il papa inventò dal nulla, e anche negli ultimi, difficili anni della malattia.
A pochi giorni dalla cerimonia che proclamerà santo papa Giovanni Paolo II, Dziwisz incontra i fedeli polacchi nel santuario dedicato al Beato, prega con loro, e a Rainews descrive in poche parole la figura e l’insegnamento del Santo, la vita dell’uomo Karol. 


"Karol Wojtyla è stato certamente un gigante della Chiesa, perché durante il suo pontificato ha cambiato il mondo: sono caduti i muri - la cortina di ferro - ma anche molti muri costruiti nel cuore degli uomini. Ha cambiato la Chiesa: l’ha resa più aperta, più vicina all’uomo, soprattutto a chi soffre. Lui era malato, soprattutto alla fine della sua vita. Tutto il suo percorso è stato segnato dalla sofferenza, è difficile raccontarle in poche parole. Ma il suo esempio ha reso chiaro che queste sofferenze hanno un significato. Giovanni Paolo II alla fine ha restituito dignità al dolore e alla morte."

I fedeli hanno chiesto che diventasse Santo in brevissimo tempo
"Non era importante solo per i fedeli cristiani. Era un leader spirituale per tutte le altre religioni: per gli ebrei, che chiamava ‘i nostri fratelli maggiori’, e con cui ha avuto ottimi rapporti e un dialogo profondo. E poi i musulmani, e i buddisti. Quando il patriarca buddista venne dal Giappone a salutarlo perchè era molto anziano, gli disse: io morirò presto, ma le porto il mio orologio. Quando lo guarderà penserà a me."

Lei ha vissuto tanti anni accanto a lui: qual è il suo ricordo personale di Karol?
"Difficile sceglierne uno. Lavorando con lui, ogni giorno era diverso dagli altri. Era un uomo ricco di spiritualità e di creatività. Le più grandi emozioni furono quando si affacciò al balcone, il primo Papa straniero dopo tanti secoli. E poi, i viaggi. Ha fatto così tante cose meravigliose che non è possibile ricordarle tutte.  Ricordo anche i suoi ultimi momenti. Si congedò da noi con tranquillità. Il suo insegnamento fu che  l’uomo deve prepararsi al passaggio da una vita all’altra."

Come vi stupiva?
"Era un uomo semplice, uno come tutti gli altri, ma in questa semplicità ogni dettaglio rivelava che lui era un uomo di Dio."
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