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MONDO

Premio Sakharov al blogger saudita Raif Badawi, condannato a 10 anni e mille frustate

Assegnato al blogger saudita Raif Badawi il premio Sakharov per i diritti umani. Deve scontare una condanna a 10 anni di carcere e 1000 frustate per apostasia e per aver insultato le autorità religiose dell'Arabia Saudita

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Il blogger saudita Raif Badawi, condannato a 10 anni di carcere e 1.000 frustateper apostasia e oltraggio all'Islam, ha vinto il prestigioso premio Sakharov per la libertà di parola, assegnato dal Parlamento europeo.  




Il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz ha spiegato che l'aula di Strasburgo premiando Badawi "afferma il suo sostegno alla libertà di parola come uno dei diritti umani fondamentali, un diritto che deve essere rispettato ovunque, senza eccezioni". Per Schulz "il suo impegno a promuovere il pluralismo politico e la libertà religiosa, chiedendo il rispetto delle minoranze, dei diritti delle donne e la libertà di parola sono gli unici 'crimini' che abbia mai commesso".

Il Parlamento europeo chiede alle autorità saudite di fermare "immediatamente ogni punizione, riconsiderare la sentenza e liberare Badawi senza accuse".

L'attivista ha 31 anni ed è dietro le sbarre dal 2012. La condanna a 10 anni di carcere e a mille frustate gli è stata inflitta il 5 novembre dell'anno scorso. È stato infatti riconosciuto colpevole di apostasia, di aver insultato l'Islam e di crimini informatici attraverso il suo sito Saudi Arabian Liberals. Il 9 gennaio il blogger saudita aveva ricevuto in pubblico a Gedda la prima serie di 50 frustate, subito dopo la preghiera del venerdì davanti alla moschea. Nelle settimane successive l'applicazione della pena era poi sempre stata rinviata, anche a seguito della pressione esercitata dalla comunità internazionale. Il 6 giugno la Corte Suprema di Riad ha confermato la condanna nei suoi confronti.

Secondo Amnesty International, Badawi è un detenuto di coscienza "arrestato solo per aver esercitato in modo pacifico il suo diritto alla libertà di espressione". La moglie Ensaf Haidar vive dal 2013 insieme ai tre figli della coppia a Quebec, in Canada, dove ha ottenuto asilo politico. 
 
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