SCIENZA

Studio dell'Ismar-Cnr

Le antiche mareggiate marziane: "Possibili onde lente ma enormi"

Una serie di simulazioni confermano: alcune formazioni geologiche possono essere state scolpite dall'acqua di mari oggi scomparsi. Le condizioni di Marte consentono la formazione di un moto ondoso

Marte visto dal telescopio spaziale Hubble (Ansa)
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Oggi Marte è un deserto polveroso, con calotte di ghiaccio ai poli e probabilmente qualche rigagnolo stagionale, come annunciato dalla Nasa. Un tempo, però, sul Pianeta Rosso c’era molta più acqua e si potevano verificare delle vere e proprie mareggiate, capaci di scolpire le coste.
 
Questione aperta da anni
Da tempo sulla superficie di Marte sono risultate evidenti delle strutture geologiche che suggeriscono un'origine connessa alla presenza abbondante di acqua. I tipici esempi sono apparenti ex-letti fluviali o forme apparentemente costiere, segnate dalla prolungata azione di moto ondoso. Una delle obiezioni a queste interpretazioni, specie quella costiera, è che l'atmosfera marziana sia sempre stata troppo rarefatta per poter generare onde sull'eventuale oceano sottostante. In effetti, più bassa è la pressione atmosferica, più debole è la spinta del vento sulla superficie marina
 
Test in galleria del vento
Un articolo pubblicato sulla rivista Icarus 250 dal professor Luigi Cavaleri dell'Istituto di Scienze Marine-Cnr di Venezia risponde a queste perplessità. “Per rispondere – spiega Cavaleri - è stata costruita una galleria del vento entro un edificio del centro Nasa ad Ames, in California, dove la pressione atmosferica poteva essere diminuita fino a 30 mbar (la pressione terrestre è circa 1000 mbar). I risultati hanno mostrato che, con una sufficiente velocità del vento, le onde potevano essere generate anche a pressioni molto basse. Gli esperimenti sono stati poi simulati con due diversi modelli matematici indipendenti per poterne verificare l'utilizzo anche a queste pressioni inusualmente basse. I risultati sono stati positivi”.
 
Simulazioni sul passato di Marte
Questi modelli sono stati poi applicati alle possibili condizioni marziane del passato, suggerite dai vari studi al riguardo: “Sono stati considerati 3 oceani con diverse caratteristiche di densità e viscosità del liquido (brine), 4 pressioni atmosferiche (6, 60, 600, 1200 mbar), 4 velocità del vento (5, 10, 15, 20 metri al secondo) - prosegue Cavaleri . Oltre a questi diversi valori caratterizzanti l'atmosfera e gli oceani marziani, è stato tenuto conto anche della diversa gravità, abbastanza più bassa di quella terrestre. È stato considerato un bacino di 400 metri di profondità e di mille per mille chilometri, con una spiaggia finale su un lato”.
 
Onde più alte di quelle terrestri

“I risultati, concordanti fra i due modelli, indicano che onde sono possibili anche a pressioni estremamente basse (6 mbar, l'attuale su Marte)”, afferma il ricercatore dell'Ismar-Cnr, per il quale “la cosa forse più interessante è l'altezza delle onde, molto più alte di quelle terrestri”. In effetti, per un vento di 20 metri al secondo, si possono raggiungere sugli oceani terrestri altezze vicine ai 9 metri. Lo stesso vento su Marte porterebbe ad altezze fino a 24 metri.
 
Lente ma potenti

“Tuttavia queste onde, lunghe più di 500 metri, sarebbero (o erano) estremamente lente, con un periodo di 32 secondi (a fronte dei 12 terrestri). La differenza dipende dalla diversa gravità sui due pianeti”. In ogni caso “un rapido calcolo mostra che queste onde sono potenzialmente state in grado di creare quelle apparenti forme costiere oggi rilevate dalle varie sonde marziane”, conclude Cavaleri.
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