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Superato il "test di Turing": giuria scambia il computer per un essere umano

A 60 anni dal suicidio di Alan Turing, il matematico perseguitato per la sua omosessualità, una intelligenza artificiale riesce per la prima volta ad “ingannare” l’uomo e a presentarsi come essere umano

Alan Turing
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A 60 anni dal suicidio di Alan Turing, il matematico perseguitato per la sua omosessualità, un computer è riuscito per la prima volta a superare il test da lui ideato, il “test di Turing”, volto a stabilire se una macchina sia in grado di pensare come un essere umano.
Il successo dell’esperimento, realizzato alla Royal Society di Londra, rappresenta un risultato fondamentale verso lo sviluppo della cosiddetta intelligenza artificiale.
“Siamo orgogliosi di dichiarare che il test di Alan Turing è stato superato per la prima volta”, ha commentato Kevin Warwick dell’Università di Reading.

In realtà non si tratta di un computer vero e proprio, ma di un software, o più tecnicamente di un “chatbot” (per chat-robot, “robot che chatta”).
I programmatori russi Vladimir Veselov ed Eugene Demchenko lo hanno battezzato “Eugene Goostman“, ed è progettato per rispondere alle domande come farebbe un ragazzo di 13 anni.

L’esperimento, ideato dal matematico inglese negli anni Cinquanta, consiste nel porre alcune domande specifiche sia ad un computer che ad un uomo. Ad ogni risposta, i membri di una giuria devono cercare di capire chi dei due è il loro interlocutore. Se il computer riesce a ingannarli per oltre il 30 per cento dei casi, il test si considera superato.

Questo criterio era già stato intuito da Cartesio nel 1637 quando, nel suo “Discorso sul metodo”, scriveva:
Se vi fossero macchine simili ai nostri corpi, che ne imitassero le azioni quanto è praticamente possibile avremmo sempre due mezzi certissimi per riconoscere che non per questo sarebbero dei veri uomini: […] mai potrebbero usare delle parole e […] anche se facessero parecchie cose bene quanto noi, immancabilmente in qualche altra cosa fallirebbero, dando modo di scoprire che non agiscono in base a conoscenza ma solo in base alla disposizione dei loro organi“.

Una “macchina” è in grado di pensare come un essere umano?
Per adesso è in grado, quantomeno, di imitarlo bene.
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