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MONDO

Non si registrano vittime

Terremoto in Nuova Zelanda. Scienziati: stress sulla faglia alpina

Martedì mattina un forte sisima ha investito l'Isola del Sud della Nuova Zelanda. Interessata la faglia alpina: confine tra il Pacifico e le placche tettoniche australiane; i sismologi monitorano la zona, in cui la probabilità di rottura è del 28% nei prossimi 50 anni

(wikipedia)
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Nuova Zelanda Un terremoto di magnitudo 6 ha investito la parte centrale dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda. Il sisma si è manifestato con una forte intensità alle 06 e 48 locali di martedì con una profondità di 5 km in una zona a circa 30 km a ovest del Passo di Arthur nelle Alpi meridionali.

L'epicentro è posto a circa 20 km ad est della faglia alpina: confine terrestre tra il Pacifico e le placche tettoniche australiane, così come individuato dall'Istituto del governo di scienze geologiche e nucleari. In uno studio, i sismologi hanno affermato che il terremoto ha aumentato lo stress sulle parti della faglia in questione e ridotto la quantità di stress altrove.

Già nella metà degli anni '90 tre terremoti che superavano la magnitudo 6 avevano messo a dura prova, senza importanti conseguenze, il Passo di Arthur. Ad oggi sembra che nella zona interessata dall'ultimo sisma non ci sia stato alcun cambiamento di attività. "La faglia alpina si rompe una volta ogni 330 anni in media - spiegano gli scienziati - anche se gli intervalli tra le rotture possono variare tra i 140 ei 450 anni. La sua ultima rottura è avvenuta 298 anni fa, con un terremoto di magnitudine 8. La probabilità di rottura nei prossimi 50 anni è del 28%".
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