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ITALIA

La strage evitata

Terrore sul bus, autista sentito a San Vittore. "Volevo tornare in Africa"

In un filmato - che gli inquirenti stanno cercando - l'uomo spiegava le ragioni del suo 'gesto eclatante' contro le politiche migratorie italiane

Ouesseynou Sy (Ansa)
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E' rinchiuso in un settore 'protetto' del carcere di San Vittore, a Milano, Ousseynou Sy, il 46enne di origini senegalesi autista del bus con studenti di Crema sequestrato e poi dato alle fiamme mercoledì sulla Paullese, non distante dall'aeroporto di Linate, con 51 ragazzini a bordo, due studenti e una bidella. Per fortuna, tutti salvi.

Il legale pronto a chiedere la perizia psichiatrica
"La sua giustificazione a questo gesto è stata che l'opinione pubblica occidentale è assuefatta e indifferente alle morti nel Mediterraneo e la situazione è non più sostenibile. Questa poteva essere la forma migliore per destare l'attenzione", racconta il legale Davide Lacchini, che è pronto a chiedere la perizia psichiatrica. La convalida del fermo è attesa fra sabato e lunedì prossimi, mentre si è aperto un dibattito politico sulla cittadinanza italiana da dare al ragazzino-eroe, Ramy, 13 anni, che ha nascosto il cellulare e lanciato l'allarme dal pullman.  



"Volevo tornare in Africa e usare i bambini come scudo"
 "L'ho fatto per l'Africa, perché gli africani restino in Africa e così non ci siano morti in mare", ha ripetuto Sy a chi l'ha incontrato a San Vittore, aggiungendo che l'ultima tappa della sua delirante corsa sarebbe stata l'aeroporto di Linate: "Volevo prendere un aereo e tornare in Africa e usare i bambini come scudo".  

La premeditazione
"Questa cosa l'avevo in mente da un po'", ha ribadito il 47enne, confermando la premeditazione e come fattore "scatenante", come ha messo a verbale davanti ai pm, il caso della nave Mare Jonio, "la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso". Per gli inquirenti, però, Sy mente quando sostiene che non voleva fare del male, che l'incendio è divampato in modo accidentale dopo l'ultimo speronamento di un'auto dei carabinieri e che il suo fine era andarsene in Senegal con un aereo. Non aveva un biglietto, non aveva niente con sé. I bambini, invece, lo ricordano bene con quell'accendino in mano, lo brandiva "minacciando di darci fuoco". E le fiamme in quel mezzo che lui aveva cosparso di benzina si sono sprigionate proprio mentre i primi ragazzi riuscivano a saltare fuori. Un rogo da lui appiccato, secondo le indagini, proprio in quel momento. 

Le accuse
Strage (che nell'ipotesi senza vittime prevede una pena massima di 15 anni) con l'aggravante della finalità terroristica, sequestro di persona, resistenza e incendio, le accuse contestate nella richiesta di convalida dell'arresto e di custodia in carcere. Per quell'uomo all'apparenza tranquillo, cittadino italiano da 15 anni (divorziato e con due figli), che continuava a guidare i bus della Autoguidovie, malgrado due precedenti. 

Sy ai carabinieri: non sparate al pullman 
Nei momenti cruciali della vicenda, l'autista aveva intimato al telefono ai Carabinieri: "Sulla pista di Linate non voglio vedere nessuno nell'arco di due chilometri, ci sono solo bambini qua e non sparate al pullman, è tutto gasolio". L'uomo, dopo aver strappato di mano il cellulare a un'insegnante, continuava a ripetere ai militari "non sparate!". 

Si cerca il video che preannunciava l'azione criminale
Intanto, proseguono le indagini dei carabinieri. "Per adesso, è un atto individuale. Le evidenze sono lì, però vogliamo capire in che contesto si è poi elaborato tutto questo disegno criminale. Perché sicuramente è premeditato", spiega Paolo Abrate, tenente colonnello comandante del gruppo di Milano. L'attenzione si concentra anche su un video in cui Sy, il giorno prima, avrebbe detto di voler "fare qualcosa di eclatante di cui tutti parleranno". Mentre il difensore sostiene che "lui ha detto che non c'era anticipazione di quello che sarebbe successo. Ha fatto una lunga dissertazione sul fatto che nell'Africa del Nord non ci sia da parte di chi tenta la traversata la consapevolezza di ciò a cui va incontro. Lui - fa sapere Lacchini - voleva smuovere le coscienze e ha escluso categoricamente che ci fosse un video". Il filmato è da rintracciare, mentre l'acquisto di fascette elettriche per legare i bambini, della benzina usata per cospargere il mezzo e di un accendino portati sul bus dirottato fanno pensare a un progetto architettato con cura. Tanto che, secondo alcuni testimoni, l'autista aveva anche portato via i martelletti frangivetri e aveva coperto con dei teli scuri i finestrini, prima dell'intervento provvidenziale dei carabinieri.

Le testimonianze aiutano a ricostruire la vicenda
E anche le testimonianze saranno utili per ricostruire la vicenda. "Ha detto cose strane, non ho capito bene, ha parlato molto dell'aeroporto di Linate, ma non ha detto quello che voleva fare, ha detto: 'Non voglio farvi del male'. Ci minacciava", racconta Tiziana Magarini, la bidella che era sul bus della paura. Mentre Adam, studente 13enne, al 112 diceva di essere "in ostaggio, non è un film". 

La richiesta di cittadinanza per Ramy
Nel frattempo, mentre il premier Giuseppe Conte da Bruxelles chiede il "massimo rigore" sui requisiti degli autisti degli scuolabus, la speranza di avere la cittadinanza italiana espressa da Khalid Shehata, operaio egiziano, per sé e per il figlio, Ramy, che ha fatto scattare l'allarme dal bus, ha destato l'attenzione dei due vicepremier. Luigi Di Maio crede che "il governo debba raccogliere questa richiesta" e il Viminale, di cui è titolare Matteo Salvini, sta accertando la situazione del ragazzino e l'auspicio è attribuire la cittadinanza a Ramy e toglierla al conducente autore del folle gesto. 

Perquisizioni in casa e in auto Sy
I carabinieri del Ros hanno effettuato ieri perquisizioni nella casa e nell'auto di Ousseynou Sy. Nell'auto i militari avrebbero trovato una tanica e delle borse. I controlli sono stati eseguiti insieme ai colleghi del nucleo investigativo di Crema, dove Sy è residente. Secondo alcune indiscrezioni, l'autista - separato da una donna italiana - nei giorni scorsi avrebbe ordinato via internet, tramite un collega, un taser, dicendo di doverlo regalare alla nuova compagna. Tutti questi elementi confermano la "premeditazione del gesto", che è stata data per certa anche dal procuratore capo di Milano, Francesco Greco, e dal numero uno del pool antiterrorismo, il pm Alberto Nobili. 
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