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MONDO

I rischi per il fenomeno dei foreign fighters

Terrorismo, 5 mila gli europei partiti per la jihad. De Kerchove: "Impossibile prevenire attacchi"

Il coordinatore europeo per la lotta contro il terrorismo ha messo in guardia contro il rischio di nuovi attentati e i pericoli della "radicalizzazione nelle carceri"

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Bruxelles È la sicurezza il grande tema su cui riflette in queste ore non solo la Francia, ma l'Europa intera. Una delle principali minacce viene, come si è più volte sottolineato, dal fenomeno dei foreign fighters, i cittadini europei che scelgono di arruolarsi tra i jihadisti dell'Isis o di Al Qaeda in Siria o in Iraq, ma non solo. Secondo il capo di Europol - l'agenzia anticrimine con sede all'Aja -  sarebbero tra i 3 mila e  i 5 mila.

Una minaccia che l'Europa non è in grado di arginare al cento per cento. "Non potremo impedire un nuovo attentato" ha detto il coordinatore europeo per la lotta contro il terrorismo, Gilles de Kerchove. Quello che possiamo evitare, ha poi aggiunto de Kerchove, è che "le prigioni siano un'incubatrice di radicalizzazione massiccia". Dall'Ue arriva anche l'invito a non cedere all'allrmismo, benché sia necessario "tenere alta la guardia continuando a lavorare su interventi condivisi, perché non ci sono soluzioni miracolo".

L'appello di De Kerchove lo scorso dicembre
Già lo scorso dicembre, De Kerchove aveva invitato i partner europei a "muoversi più velocemente" e ad essere "più ambiziosi" nelle risposte da dare al pericolo terrorismo. Risposte che devono comunque essere ben ponderate, avvertono ancora a Bruxelles. Ricordando, ad esempio, che alcuni degli autori degli ultimi attentati sono cresciuti e si sono strutturati come terroristi durante i loro soggiorni nelle patrie galere dei Paesi d'origine. Quindi l'idea di applicare un regime di detenzione a tutti i foreign fighters che rientrano in Europa potrebbe anche rivelarsi controproducente.

Le piste da seguire
Il controllo dei documenti alle frontiere esterne Ue, il rafforzamento della collaborazione tra le competenti autorità dei partner europei, rapporti più stretti con i Paesi terzi, il maggiore impegno di Europol ed Eurojust e una sorveglianza più stretta sulla propaganda jihadista su internet erano e restano alcune delle piste da seguire, si sottolinea ancora a Bruxelles, per cercare di ridurre al massimo i rischi di nuovi attentati.  
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