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MONDO

"E' in corso una 'guerra all'interno dell'Islam'"

Re giordano Abdallah: l'Isis ha ucciso 100.000 musulmani

Il Re della Giordania
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Sono "centomila i musulmani uccisi dall'Isis negli ultimi due anni". Lo ha affermato il re giordano Abdallah in una conferenza stampa durante una visita a Pristina, in Kosovo, compiuta ieri. Secondo il sovrano hashemita, citato oggi da alcuni media, quella in corso è "una guerra all'interno dell'Islam". 

Re Abdallah ha ribadito la sua opinione che l'Occidente e l'Oriente sono minacciati da "una Terza Guerra Mondiale contro l'umanità". "Questo è ciò che ci unisce", ha aggiunto Abdallah, tornando a fare appello per una lotta comune contro il terrorismo. La Giordania è uno dei principali alleati dell'Occidente nella regione mediorientale e membro della Coalizione internazionale a guida Usa che dal settembre del 2014 compie bombardamenti contro lo 'Stato islamico' in Siria.

Il fenomeno dei migranti "richiede una risposta poliedrica" ed "è tempo che le nostre regioni superino le politiche di emergenza per passare a un approccio collettivo, sostenibile", ha poi affermato il re, in visita in Austria, in dichiarazioni pubblicate dal giornale Der Standard e rilanciate dall'agenzia di stampa ufficiale del regno hashemita Petra.

"Oggi gli europei affrontano il problema dei rifugiati che noi in Giordania affrontiamo da anni. I conflitti nella regione, la violenza e la disperazione hanno spinto milioni di persone in fuga verso il nostro Paese e ora verso i vostri Paesi. Nonostante non sia possibile superare rapidamente la sfida, ci sono azioni immediate e necessarie per affrontare la crisi e prevenirne il peggioramento", afferma re Abdullah, sottolineando come la Giordania ospiti "1,4 milioni di siriani, uno ogni cinque giordani", oltre a "centinaia di migliaia di rifugiati, musulmani e cristiani, provenienti da Iraq, Yemen, Libia e altri Paesi".

Per il regno e i suoi cittadini, prosegue, "assistere i bisognosi è un dovere morale, ma oggi il peso dei rifugiati ci spinge a limitare le nostre risorse" perché le "immagini dei grandi campi rifugiati sono in realtà solo una piccola parte" della questione e "oltre il 90% dei rifugiati vive nelle città e nelle comunità, sottoponendo a dura prova le nostre scuole e i nostri ospedali" ed entrando in "competizione con i giovani giordani per i limitati posti di lavoro". 
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