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ITALIA

Il caso

Torino, "Il treno di Primo Levi è un baraccone". Bufera sul soprintendente

"Rimuovete quel vagone" da Piazza Castello, queste le parole choc del funzionario Luca Rinaldi. Il treno "della memoria " è esposto a Piazza Castello. Il ministro Franceschini: "Il valore di quel vagone è superiore a qualunque burocrazia"

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"Il significato simbolico e morale della presenza in Piazza Castello di un vagone piombato a memoria della deportazione nei Lager nazisti e del viaggio di Primo Levi è superiore mille volte a qualsiasi valutazione burocratica". Il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini prova con queste parole a mettere fine ad una querelle molto particolare. Una discussione nata attorno alla presenza di un vagone identico a quello dei deportati ad Auschwitz, esposto in piazza Castello a Torino per la mostra su Primo Levi aperta a Palazzo Madama. Primo Levi, autore di "Se questo è un uomo", è stato partigiano, poeta, chimico e testimone con i suoi libri della tragedia dei campi di sterminio.

Una mostra inaugurata a settant'anni dalla liberazione dai campi di sterminio e quasi in concomitanza con la giornata della memoria.

La polemica: Rinaldi: "E' un baraccone, turba la prospettiva della facciata"
Ma da cosa nasce la polemica? Dalle dichirazioni del soprintendente ai Beni architettonici del Piemonte, Luca Rinaldi, che ha autorizzato la presenza del vagone solo per 15 giori. "Piazza Castello è la piazza più prestigiosa della città, vincolata e sottoposta al parere dei miei uffici" - dice il funzionario. "E il vagone - secondo Rinaldi - "turba la prospettiva della facciata juvarriana del palazzo". Il soprintendente definisce il "carro della memoria" un "baraccone" e poi dice: "Volete il vagone? Andate al museo ferroviario".

Il sindaco Piero Fassino ricorda il valore simbolico di quei carri che trasportarono sei milioni di persone nei forni crematori e invita il soprintendente a "Rivedere la propria posizione". 
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