Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Torna-a-crescere-il-gas-proibito-che-causa-il-buco-ozono-cfc-11-emissioni-Asia-fonti-misteriose-1eb803b1-64ca-4c20-ab23-836dd75d3eef.html | rainews/live/ | (none)
SCIENZA

Studio americano

"Fonti misteriose" in estremo oriente: torna a crescere il gas proibito che causa il buco dell’ozono

Secondo gli scienziati il CFC-11, vietato fin dal 1987, sarebbe aumentato negli ultimi 5 anni a causa di fonti “misteriose” che si troverebbero in Asia

Condividi
Il gas più dannoso per l’ozono, proibito dal 1987, negli ultimi anni sta aumentando le sue emissioni, secondo uno studio che arriva dagli Stati Uniti. Si parla del CFC-11, vale a dire il  triclorofluorometano, primo fluido refrigerante di largo impiego, utilizzato ad esempio in molti frigoriferi di vecchia generazione. Il gas, che ha un alto contenuto di cloro e quindi il più alto potenziale di distruzione dell'ozono, è stato vietato dal Protocollo di Montreal più di 30 anni fa, ma secondo uno studio ripreso oggi dalla Bbc ci sono nuove misteriose fonti di abbondanti emissioni di CFC-11 in atmosfera, che secondo i ricercatori provengono dall’Estremo Oriente.

Nel 2011, i report scientifici internazionali mostravano che la concentrazione media di questo gas si avvicinava allo zero, ma da allora improvvisamente la sua decrescita si è dimezzata, calando del 50% solo negli ultimi 5 anni. Stephen Montzka, della US National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), ha detto che la “disturbante” conclusione è che queste emissioni non siano relazionate a vecchie produzioni ma che ci sia invece una “sconosciuta nuova produzione”. Tutto lascia credere che il "nuovo" CFC-11 arrivi dall’Asia, anche se le misure vengono effettuate da molto lontano rispetto a quella regione, mentre da chi le dovrebbe effettuare sul territorio al momento non sembrano arrivare dati che confermino l’ipotesi.

Montzka aggiunge che ogni produzione di gas che contribuisca al buco nell’ozono, controllata dal Protocollo di Montreal, deve essere comunicata all’apposito segretariato e “al momento, la produzione globale è essenzialmente pari a zero. Non abbiamo notizie di nuove produzioni nemmeno di sottoprodotti”. Il CFC-11 può persistere in atmosfera per 50 anni, e se le sue nuove emissioni dovessero continuare, conclude lo studioso, il “recupero” del buco nell’ozono potrebbe “essere ritardato di un decennio”.

La nuova mappa elaborata dalla NASA che mostra la distribuzione dell'acqua sulla Terra 




 
Condividi