ITALIA

La morte del boss

Riina. Vedova e figli 30 minuti accanto alla salma del capo dei capi

Terminata l'autopsia i familiari si sono recati in visita alla salma del boss Totò Riina, morto a 87 anni. Il medico legale fa sapere che le risposte dell'autopsia si avranno entro 60 giorni

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di Tiziana Di Giovannandrea E' durata poco meno di 30 minuti la visita dei familiari di Totò Riina alla salma del capo mafia, nelle Camere Mortuarie del Policlinico 'Maggiore' di Parma. La vedova Ninetta Bagarella e i figli Salvo e Maria Concetta sono usciti dal palazzo e hanno lasciato l'ospedale insieme all'avvocato Luca Cianferoni, che li ha aspettati fuori dell'edificio.

Alla guida di una Panda, su cui erano arrivati, c'era una quinta persona. Nessuno di loro ha parlato con i giornalisti presenti. 

Terminata l'autopsia, che è durata circa tre ore, i resti di Totò Riina sono stati trasportati, con un furgone bianco, dall'Istituto di Medicina Legale alla vicina Camera Mortuaria dell'Ospedale di Parma. Qui i familiari, moglie e figli, hanno potuto dare l'ultimo saluto al boss mafioso morto all'età di 87 anni, il 17 novembre, nel reparto detenuti del Policlinico di Parma. Il nulla osta per il trasferimento della salma in Sicilia, dove verrà sepolta a Corleone in forma privata, potrebbe non arrivare prima di lunedì.

Il medico legale: risultati autopsia entro 60 giorni
Intanto il medico legale Rosa Gaudio, nominata dalla Procura di Parma per l'autopsia di Totò Riina, all'uscita dall'Istituto di Medicina Legale ha precisato: "Faremo tutto il resto delle indagini e risponderemo entro 60 giorni al pm, il dottor Ausiello, rispetto ai quesiti che ci ha posto". Alla domanda se si sia trattato di una morte naturale, il medico si è limitato a rispondere: "C'è un'ipotesi di reato (si è parlato di omicidio colposo a carico di ignoti) e verificheremo quali possono essere gli elementi di risposta al dottor Ausiello, poi sarà lui a decidere". 

Sorella di Emanuela Loi, la poliziotta uccisa nell'attentato a Borsellino
"Io quell'uomo non lo considero una persona e posso dire che non provo neanche più odio. Forse è rabbia o forse indifferenza ma, davvero, non è più odio". In questo modo si è espressa la sorella di Emanuela Loi, la poliziotta rimasta uccisa il 19 luglio 1992 a Palermo nell'attentato a Paolo Borsellino, in un' intervista al quotidiano "L'Unione Sarda" sulla morte di Totò Riina. 

Ricorda il giorno dell'attentato come se fosse oggi e ricorda anche che quel 19 luglio Emanuela non si sarebbe dovuta trovare in via D'Amelio perché "Quando ci restituirono gli scatoloni con le cose di mia sorella", spiega, "trovai l'agenda in cui segnava i turni della scorta che di solito era assegnata all'allora capo della Mobile di Palermo il quale però quel giorno era partito e allora lei venne destinata alla squadra di Borsellino". Secondo Claudia Loi, la sorella non è morta invano: "Dopo quella strage" afferma "i siciliani hanno rialzato la testa".
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