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Il direttore della Cia avverte Trump: "Se straccia l'accordo con l'Iran è il colmo della follia"

Intervista alla Bbc di John Brennan, giunto a poche settimane dalla conclusione a gennaio del suo mandato di 4 anni. "Penso che il presidente Trump e la nuova amministrazione debbano essere diffidenti sulle promesse russe"

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Non usa mezzi termini John Brennan, né d'altra parte l'uomo è aduso ai toni sfumati. Questa volta il direttore della Cia "smonta" la politica estera di Trump - almeno quella annunciata ai 4 venti durante la campagna elettorale - e lo fa con una intervista alla britannica Bbc



Intervista nella quale Brennan mette in guardia il presidente eletto  dal fare carta straccia dell'accordo con l'Iran sul suo programma nucleare: sarebbe "disastroso" e "il colmo della follia".  




Attenti a Mosca: "Diffidare dei russi"
Nella stessa intervista, a poche settimane dalla conclusione a gennaio del suo mandato di 4 anni, John Brennan ha anche esortato Trump a rimanere vigile nei rapporti con la Russia, che insieme al regime di Damasco,  e' la causa -dice- di gran parte delle sofferenze del popolo siriano. Secondo Brennan, in Siria Mosca andra' avanti fino a quando potra' capitalizzare il massimo successo tattico. E aggiunge: "Penso che il presidente Trump e la nuova amministrazione debbano essere diffidenti sulle promesse russe".  




 Rischio di rafforzare i falchi a Teheran
Quanto all'Iran, se la nuova amministrazione cancellasse l'accordo siglato dalla precedente sarebbe una prima assoluta. Ma non solo: far piazza pulita dell'intesa sul nucleare rafforzerebbe i 'falchi' a Teheran e potrebbe rinfocolare le mire nucleari di altri Stati. "Penso che sarebbe il colmo della follia se la prossima amministrazione facesse carta straccia dell'accordo". 

Il retroscena del Washingon Post: Trump diserta i briefing dell'intelligence
Il presidente eletto americano, Donald Trump, ha ricevuto finora solo due briefing top-secret dell'intelligence dopo la sua vittoria elettorale, una frequenza che e' notevolmente piu' bassa da quella dei suoi predecessori. Lo aveva scritto la settomana scorsa il Washington Post, raccontando nel dettaglio il retroscena dal quale emerge anche lo sconcerto degli analisti.      Gli uomini di Trump minimizzano spiegando che il nuovo 'commander in chief' e' totalmente immerso nella formazione della sua nuova amministrazione. Ma altri interpretano lo scarso impegno come un segnale dell'indifferenza del presidente eletto alla politica estera, un presidente eletto che tra l'altro non ha alcuna significativa esperienza sulle questioni di sicurezza nazionale e durante la campagna elettorale e' stato molto critico con le capacita' delle agenzie di intelligence americane.
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