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MONDO

Washington

Trump si prepara a lanciare un appello all'unità

Stanotte il discorso sullo Stato dell'Unione del presidente assediato dai democratici e dai repubblicani ribelli. E il Senato Usa dice no al ritiro da Siria e Afghanistan

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Da una parte l'appello in stile presidenziale all'unità del Paese e alla collaborazione bipartisan. Dall'altra la nuova minaccia neanche tanto velata di proclamare l'emergenza nazionale per realizzare, costi quel che costi, il muro col Messico. 

Donald Trump interviene nella notte italiana davanti a Camera e Senato riuniti in seduta plenaria. E' il suo secondo discorso sullo Stato dell'Unione, il più difficile, per la prima volta davanti a un Congresso diviso come il Paese dopo l'esito delle elezioni di metà mandato dello scorso novembre. E un Congresso in gran parte ostile, col presidente 'anatra zoppa' assediato dai democratici che gli hanno giurato una guerra spietata e che sperano nel Russiagate. 

Ma Trump è ormai assediato anche dalla base repubblicana, sempre più insofferente e pronta a boicottarlo se dovesse davvero proclamare l'emergenza nazionale per bypassare il Congresso sul muro. 

Non facile dunque per il presidente, nella serata di massima visibilità dell'anno, raggiungere l'obiettivo del rilancio di un'immagine seriamente appannata, come dimostrano gli ultimi sondaggi. La sua leadership si è incrinata dopo la resurrezione dei democratici nelle urne e dopo lo scacco dello shutdown più lungo della storia, trasformatosi in un boomerang per il presidente Usa e in una vittoria schiacciante per la speaker della Camera Nancy Pelosi. Più di un campanello d'allarme per le sue chance di rielezione.

Trump sa che rischia di rimanere sempre più isolato e si sforza di consegnare alla nazione un messaggio di ottimismo, tracciando un bilancio positivo dei suoi due anni alla Casa Bianca a partire da una congiuntura economica da record. E rivendicando il successo della sua strategia per costringere a trattare la Cina sui dazi, gli alleati sulle spese per la difesa e il dittatore nordcoreano Kim Jong-un sulla denuclearizzazione. E difende la scelta di porre fine il coinvolgimento militare Usa in Siria e Afghanistan. 

Lancia quindi ai democratici un appello al rispetto reciproco, auspicando un terreno comune di confronto su questioni come la sanità o il rilancio delle infrastrutture. Ma il clima sugli scranni dell'aula della Camera dei rappresentanti è in gran parte gelido, con la truppa dei neoeletti, soprattutto la pattuglia dei dem più progressisti, più che mai agguerrita. 

Senato contro Trump: no a ritiro da Siria e Afghanistan 
Il Senato degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana, ha votato intanto contro il ritiro dei militari americani da Siria e Afghanistan, andando contro le intenzioni del presidente, che aveva annunciato il ritiro dei soldati da entrambi i Paesi. I senatori hanno votato (70 a 26) per un emendamento voluto dal leader della maggioranza Mitch McConnell. L'emendamento sottolinea che Isis e al-Qaeda costituiscono ancora una seria minaccia per gli Usa e sottolinea che un "ritiro precipitoso" delle truppe americane dai due Paesi potrebbe "permettere ai terroristi di raggrupparsi, destabilizzare regioni critiche e creare dei vuoti che potrebbero essere riempiti da Iran o Russia".  
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