MONDO

Un Paese in tumulto

Tunisia, la protesta di Kasserine si allarga a tutto il Paese. Un poliziotto ucciso dai dimostranti

L'agente è rimasto ucciso a Feriana, quando la sua auto è stata ribaltata dai manifestanti, La scintilla di questa nuova ondata di turbolenza la morte sabato scorso di un disoccupato. Dinamica simile alla rivoluzione dei gelsomini che nel 2011 portò alla cacciata di Ben Alì. Ma questa volta gli islamisti sembrano pronti ad approfittarne

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Non accennano a placarsi in tunisia le proteste sociali partite dalla citta' di Kasserine sabato scorso dopo la morte di un giovane disoccupato. Nella giornata di ieri manifestazioni e marce di solidarieta' hanno attraversato numerose citta' del paese, dal sud al nord: Kairouane, Sidi Bouzid, Regueb Siliana, Zaghouan, Sousse, Kairouan, Kef, El Fahs, Thala, Feriana, fino ad arrivare a Tunisi.
   In tutto migliaia di persone sono scese in strada per sostenere le rivendicazioni dei giovani di Kasserine, ovvero diritto al lavoro, maggiori attenzioni e per ricordare la figura di Ridha Yahyaoui, ventottenne morto fulminato durante un sit-in dopo essere salito su un pilone della corrente elettrica per protestare contro la cancellazione del suo nome dalla lista degli ammessi ad un posto di lavoro presso il dipartimento
regionale dell'istruzione.
   Nella regione di Kasserine il bilancio del secondo giorno di scontri tra manifestanti e forze dell'ordine e' stato di 19 feriti tra gli agenti di polizia. il copione sempre lo stesso, manifestanti da una parte e polizia dall'altra. ma la notizia piu' grave e' giunta in serata da Feriana, con la morte di un agente di 25 anni rimasto intrappolato nella sua auto e aggredito a colpi di pietre dai manifestatnti.  Le proteste sono arrivate fino al quartiere 5 dicembre, del Kram ovest di tunisi,  dove gli agenti hanno dovuto usare gas lacrimogeni per disperdere una folla di manifestanti che aveva bruciato pneumatici e cassonetti.
   Per cercare di far fronte a questa situazione di emergenza, il consiglio dei ministri ha varato alcune misure specifiche destinate alla promozione dell'occupazione e lo sviluppo dell'area di Kasserine. Tra queste l'assunzione di 6.400 disoccupati, lo stanziamento di 3 milioni di euro destinati al finanziamento di 500 progetti, la creazione di una commissione di inchiesta su presunti casi di funzionari corrotti, la concessione di terreni demaniali a privati, la creazione nella regione di nove societa' imprenditoriali con un capitale di 75.000 euro.
 
   Ma  l'annuncio di questi provvedimenti non sembra avere raggiunto lo scopo di placare gli animi. in serata le notizie provenienti un po' da tutta la Tunisia parlavano ancora di tensioni e scontri, a Kasserine nonostante l'entrata in vigore del coprifuoco notturno ma anche a Hidra dove e' stata data alle fiamme la sede delle dogane, a El Mazouna dove i dimostranti hanno bloccato la linea ferroviaria che collega Sfax a Tozeur, e in molte altre citta'.   a tutto questo si unisce la complicazione della possibilita' che alcuni jihadisti, che abitualmente si rifugiano sui monti sopra a Kasserine, si possano infiltrare tra la folla dei manifestanti.
La rivolta di Kasserine, fa tornare alla mente gli episodi del 2010-11 che innescarono l'insurrezione popolare che porto' poi alla cacciata di Ben Ali', mettendo in luce le disattese richieste di uguaglianza sociale e le disparita' territoriali della Tunisia, con le zone interne e rurali sfavorite. Le scene viste rimangono le stesse del 2010/11 cosi'come gli slogan 'lavoro, liberta' e dignita", scanditi anche in questi giorni.
   Oggi, come cinque anni fa, i manifestanti domandano pari opportunita' sociali, lavoro, un sistema non dominato dalla corruzione e dove le zone interne abbiamo la stessa importanza del resto del paese. "Abbiamo ereditato una situazione difficile che ha generato i disordini di Lasserine" ha dichiarato il presidente Essebsi, aggiungendo che in questo frangente verranno comunque garantite la liberta' di manifestazione, di espressione e di organizzazione, ma ha chiesto anche alla stampa di non ingigantire le dimensioni della protesta.
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