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MONDO

Erdogan cerca più potere

Turchia, definitivo via libera del Parlamento al presidenzialismo

Ora la sfida del referendum

Il presidente Erdogan
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Dopo tre settimane di intenso e agitato dibattito, il Parlamento turco ha approvato in seconda lettura gli emendamenti alla Costituzione contenuti in un pacchetto di 18 articoli, che trasformerà la Turchia in una Repubblica presidenziale, una riforma voluta e ispirata dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Ultimo scoglio rimane il referendum popolare, che secondo i piani del governo dovrebbe tenersi all'inizio di aprile.

Non è stato un parto indolore: in questi giorni il Parlamento ha vissuto momenti di altissima tensione, sfociati in una rissa quando Aylin Nazliaka, deputata indipendente, si è ammanettata al microfono scatenando una bagarre tra deputati di maggioranza e opposizione. A pagare il prezzo più alto è stata però Safak Pavey, parlamentare dei repubblicani del Chp, prima parlamentare disabile nella storia della Turchia. "Non sono stata vittima di una rissa, ma di un vero e proprio attacco fisico da parte di chi, oltre alla violenza, non ha altri argomenti. Bisogna chiamare questa gente con il loro vero nome: delinquenti e non deputati", ha dichiarato la Pavey.

Il premier Binali Yildirim ha invece commentato con toni trionfali l'esito del voto. "Il partito è rimasto compatto come una roccia, abbiamo fatto il nostro, ora la parola spetta al popolo, che è il vero padrone della nazione", ha detto aprendo alla già annunciata fase 2, in cui il governo "spiegherà alle piazze come questa riforma faccia bene alla democrazia". Una strategia già annunciata dopo che i primi sondaggi avevano indicato che solo il 43% della popolazione sarebbe favorevole alla riforma, a fronte della maggioranza assoluta richiesta per l'approvazione.

Di diverso avviso l'opposizione, che ha fatto sentire la propria voce attraverso il segretario Kemal Kilicdaroglu, che ha fatto appello ai turchi affinché "venga corretto il grave errore commesso dal Parlamento".

Con l'entrata in vigore della riforma diversi i cambiamenti che investirebbero il sistema di potere in Turchia. A mutare sarà innanzitutto la regolamentazione relativa allo stato di emergenza, argomento di stretta attualità in un Paese che vive in stato di emergenza dallo scorso 22 luglio. Il Parlamento avrà tre mesi per approvare lo stato di emergenza, al quale è stata aggiunta la previsione (eventuale) della leva di massa. Il presidente della Repubblica potrà anche proporre la sospensione o la limitazione di diritti civili e libertà fondamentali. Prevista inoltre l'abolizione dei tribunali e dei giudici militari, con il numero dei membri della Corte costituzionale che, di conseguenza, scenderebbe a 15.

In predicato di cambiare anche la composizione del Consiglio superiore della magistratura, che diventa "Consiglio dei giudici e magistrati" e passa da 22 a soli 13 membri e che si riunirà sotto la presidenza del ministro della Giustizia. Tre dei tredici membri saranno scelti da presidente della Repubblica, gli altri 10 saranno eletti dal Parlamento ogni 4 anni. Il nuovo articolo 15 prevede che il presidente della Repubblica possa presentare una proposta di Bilancio, che poi sarà discussa dalla commissione Bilancio. L'articolo 16 conferma le modifiche alla composizione del governo così come apportate dagli articoli riformati in precedenza.

Ridefiniti poi i meccanismi che portano alla messa in stato di accusa del presidente della Repubblica, i (previsti) vicepresidenti e gli esponenti del governo, per la quale è richiesta la maggioranza assoluta dei voti del Parlamento, che conterà 600 eletti. La proposta deve essere poi discussa entro un mese e approvata dai tre quinti dell'Assemblea. In base alla composizione di quest'ultima sarà poi formata una commissione di 15 parlamentari che in due mesi (più un terzo eventuale) dovrà pronunciarsi sul caso e produrre un'informativa per il Parlamento cui spetterà la pronuncia definitiva nei 10 giorni successivi, pronunciandosi in via definitiva sulla messa in stato di accusa.

Per rimettere al giudizio della Corte Suprema le più alte cariche dello Stato serviranno poi i due terzi dei voti a favore, e spesso con voto a scrutinio segreto. La Corte Suprema ha poi 90 giorni (più altri eventuali 90) per pronunciarsi sull'incriminazione. In caso di sentenza di condanna per un crimine che comporta ineleggibilità, l'imputato decade automaticamente dalla carica.

Viene sancita l'impossibilità di andare alle urne durante tutto il procedimento per mettere in stato di accusa presidente, i vice presidenti (che potranno essere più di uno) ed esponenti del governo. Viene inoltre specificato che l'attribuzione e abolizione di poteri e funzioni degli esponenti colpiti dal procedimento saranno regolamentati per decreto.

Nel nuovo ordinamento sarà consentito il contemporaneo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari, prevedendo legislature della durata di 5 anni per Capo dello Stato e deputati. Con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari il presidente potrà anche svolgere un secondo mandato.

A suscitare le maggiori polemiche gli articoli 6,7 e 8, che implicano un notevole incremento dei poteri in capo al Presidente della Repubblica, considerando che gli emendamenti in questione riguardano rispettivamente poteri e funzioni del presidente, i requisiti richiesti per ricoprire la carica di "Capo dello Stato", secondo la nuova dizione, e limiti e restrizioni apposti all'attività parlamentare. L'articolo 6 riguarda il ruolo di controllo che il Parlamento esercita su governo e presidente, un'attività che viene limitata alla possibilità di richiedere informazioni, indire riunioni per discutere delle azioni dell'esecutivo e del capo dello Stato, con inoltre la possibilità di sollecitare delle risposte da parte dei singoli ministri con domande poste per iscritto. A pesare è però l'abolizione della mozione di sfiducia del Parlamento nei confronti di presidente ed esecutivo.

L' articolo 7 elenca i prerequisiti richiesti ai candidati alla carica di presidente della Repubblica, che dovrà avere almeno 40 anni, una laurea e ovviamente tutti i requisiti per poter essere eletto in Parlamento. Inoltre sarà possibile per il capo dello Stato mantenere il legame con il proprio partito di provenienza, nel caso di Erdogan il partito della Giustizia e Sviluppo Akp, legame che nelle precedenti previsioni doveva essere troncato a favore di un giuramento di totale imparzialità.

Confermata l'elezione diretta da parte del popolo, sancita in seguito al referendum costituzionale del settembre 2010. A suscitare le polemiche più aspre è tuttavia l'articolo 8, che riguarda poteri e funzioni del Presidente. Quest'ultimo acquisisce tutti i poteri esecutivi fino ad oggi attribuiti al premier, passando cosi alla guida del governo.Il nuovo "Capo dello Stato" avrà l'autorità per proporre leggi e rimettere al parlamento disegni di legge chiedendone la revisione e, qualora sorgano dubbi di costituzionalità, chiedere la pronuncia da parte della Corte costituzionale.

Attribuita al presidente della Repubblica la funzione di nomina e destituzione di vicepresidenti,ministri e funzionari governativi, ma sopratutto il potere di emettere decreti legislativi su argomenti normalmente di competenza del governo, con l'esclusione di materie relative libertà fondamentali e diritti civili e politici. Viene inoltre sancito che la giustizia in Turchia "viene amministrata in nome del popolo", mentre la precedente dicitura recitava "la giustizia viene esercitata in maniera imparziale", così come l'aumento del numero di parlamentari, che da 550 passa a 600.

Tutti gli emendamenti del pacchetto di riforma sono passati con almeno 339 voti a favore, con una maggioranza richiesta di 330 per andare poi al referendum, 367 per l'approvazione diretta, maggioranza non raggiunta. In un Parlamento di 550 membri in cui il partito di maggioranza può contare su 316 seggi, l'approvazione del disegno di riforma è andato avanti grazie all'accordo dell'Akp con i nazionalisti dell'Mhp, che a loro volta hanno 39 deputati.
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