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CULTURA

Matera2019

Turismo, infrastrutture e crescita economica: cosa vuol dire essere capitale della cultura

Le città vincitrici hanno avuto, mediamente, stanziamenti per oltre 60 milioni di euro mentre, sul fronte turismo, l'incremento medio dei pernottamenti nell'anno di designazione è dell'11%

La cattedrale di Matera
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Diventare capitale europea della cultura, titolo che nel 2019 toccherà a Matera insieme alla bulgara Plovdiv, determina un forte impatto sulla città in termini economici, culturali, di immagine e sociali. Come dimostra lo studio realizzato dal Parlamento Europeo nel 2013 'Capitali europee della Cultura: strategia di successo ed effetti a lungo termini', le ricadute turistiche sono particolarmente rilevanti specie per i centri poco visitati, mentre gli effetti in termini urbanistici sono molto variabili. Il budget medio negli ultimi anni supera i 60 milioni, con finanziamenti prevalentemente nazionali e locali.    

Il programma Capitale europea della cultura è nato nel 1985 e si è nel tempo espanso, attraversando tre fasi distinte, l'ultima delle quali va dal 2005 al 2019 (anno dell'Italia). Le istituzioni europee lavorano ad un'ulteriore fase che andrà dal 2020 al 2033.

Prima che con la città lucana l'Italia è stata rappresentata da Firenze nel 1986, Bologna nel 2000 e Genova nel 2004.    

Gli investimenti
C'è una notevole differenza tra gli stanziamenti per le diverse città nel corso degli anni e sono normalmente i centri più popolosi ad ottenere più fondi. Dal 2005 al 2013 il budget medio si è attestato intorno ai 64 milioni di euro (mentre nella media che tiene conto di tutte le edizioni, dall'85 in poi, la media si attesta a 37 milioni). Ci sono casi poi come quello di Istanbul 2010 e di Liverpool 2008 dove i finanziamenti hanno superato i 100 milioni di euro e, sul fronte opposto, città come Cork (2005), Sibiu (2007), Vilnius (2009), Tallinn (2011) con un budget al di sotto dei 20 milioni. Genova nel 2004 ha potuto contare su un budget di circa 35 milioni. Sono generalmente i finanziamenti pubblici a prevalere, da enti nazionali (il 34% in media del totale) o locali (34%), mentre gli interventi dell'Ue incidono solo per il 4% e le sponsorizzazioni per il 15%.    

Le spese
I fondi vengono spesi soprattutto per la programmazione, anche artistica, ma una buona percentuale va via per la macchina organizzativa e in comunicazione e marketing. A partire dal 1996, un certo peso hanno assunto le spese per le infrastrutture, soprattutto nelle grandi città.    

Turismo 
L'incremento medio dei pernottamenti nell'anno di designazione è dell'11% e l'effetto benefico è particolarmente sensibile per le città meno turistiche. La crescita è dimostrata nel breve e medio termine, ma si possono avere effetti anche a lungo termine (anche se difficilmente quantificabili) come dimostra l'esempio di Glasgow 1990, che ha avuto una crescita del 50% degli arrivi stranieri, diventando la terza destinazione del Regno Unito, dopo Londra ed Edimburgo. Anche Liverpool 2008 è un caso di grande successo: 9,7 milioni di turisti nell'anno dell'evento con un incremento del 34% tra il 2007 e il 2008.    

Crescita ed infrastrutture
A partire dalla metà degli anni '90 le capitali della cultura sono state protagoniste di uno sviluppo infrastrutturale, spesso legato al restauro degli edifici esistenti. Solo un quinto delle città, finora, ha avuto un grande programma infrastrutturale legato all'evento. Città storiche come Salonicco, Oporto, Genova, Istanbul non hanno invece avuto un impatto urbanistico rilevante. Gli eventi hanno anche portato ad una crescita occupazionale, legata alla macchina amministrativa ed anche alla crescita delle attività culturali. Generalmente forte il contributo dei volontari, che possono variare da alcune centinaia fino ai 17.800 di Lille 2004 o ai 6.159 di Istanbul 2010. L'evento determina anche un dirottamento dei fondi verso attività e organizzazioni culturali, che possono mediamente contare su un notevole incremento di risorse.
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