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MONDO

Bruxelles

Ue, la sfida dei candidati alla Presidenza della Commissione

Dibattito in viste delle elezioni europee

I sei candidati alla Presidenza della Commissione Ue (Ansa)
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Clima, immigrazione, economia, fisco, solidarietà e valori comuni. E ancora commercio, politica di difesa, rapporti con gli Usa e la Cina. A due settimane dal voto del 26 maggio, i sei candidati dei principali gruppi politici europei alla guida della Commissione Ue si sono sfidati per oltre un'ora e mezzo nell'emiciclo del Parlamento europeo di Bruxelles, trasformato per l'occasione in un grande studio televisivo, con il pubblico in sala. In un dibattito senza grandi picchi e nessuna sorpresa, mai davvero incalzati dai conduttori e in un formato senza domande dei giornalisti, i sei 'Spitzenkandidaten' hanno ribadito la propria posizione e quella delle loro famiglie politiche di appartenenza su tutti i principali temi sul tavolo.

La tedesca Ska Keller, candidata dei Verdi, ha promesso un impegno prioritario per l'emergenza climatica, il popolare tedesco Manfred Weber ha insistito sull'europeismo dei valori e la protezione delle frontiere, la liberale danese Margrethe Vestager ha chiesto un'Europa più vicina ai cittadini a partire dal linguaggio ("Basta acronimi, parliamo in modo più semplice", ha detto) e ha rilanciato il tema dell'equità fiscale ("Un paradiso fiscale per me è dove tutti pagano le tasse"). Il socialista olandese Frans Timmermans, forse il più sicuro di sè tra i sei candidati, ha citato due volte l'Italia e non in termini positivi: prima ha definito 'inaccettabile' l'atteggiamento del governo sulla gestione dei migranti, poi ha ricordato che 'gli amici di Putin come Salvini vogliono indebolire l'Europa". Il ceco Jan Zahradil, candidato dei Conservatori, ha confermato le tesi antifederaliste della sua parte politica: meno Europa, più peso alle capitali e più decisioni da restituire o lasciare agli stati membri. Il candidato della Sinistra, lo spagnolo Nico Cué, infine, ha parlato della necessità di un'Europa sociale contro l'Unione "delle frodi e della mancanza di solidarietà".

Migranti e fisco sono stati probabilmente i temi su cui gli sfidanti si sono schierati in maniera più netta, mantenendo ciascuno la propria posizione, mentre una sorta di unanimità, con l'eccezione del candidato dei Conservatori, si è raggiunta sui rischi derivanti dal nazionalismo: le forze nazionaliste "stanno smantellando" l'unità europea, ha detto il candidato della Sinistra, "non sono d'accordo con quello che stanno facendo le forze fasciste in Italia ed in Ungheria ma la gente pensa che rifugiandosi nelle nazioni possano essere protette meglio, per questo dobbiamo dar risposte". "Dobbiamo lottare contro chi vuole distruggere l'Europa", ha aggiunto Weber promettendo sanzioni e sospensione dei fondi per chi non rispetta i valori condivisi. "Se siamo uniti siamo più forti di Russia e Stati Uniti, ma se in Europa c'è chi va dietro a Trump che vuole indebolire l'Unione europea, o c'è chi va a braccetto con Putin, non si può creare l'unità - ha concluso Timmermans - dobbiamo capire quale sia la posta in gioco. Per la prima volta nella storia un presidente degli Usa pensa che sia nel proprio interesse avere un'Europa debole e divisa. E questo è un pericolo perché se siamo deboli e divisi, non riusciremo a difendere i nostri valori nel mondo". 
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