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ITALIA

Calcio

Ultrà, tifoserie, criminalità e politica

Secondo l'ultimo rapporto del ministero dell'Interno, sono 403 i gruppi organizzati in Italia, con oltre 40mila ultrà. Nelle curve domina l'estrema destra. Secondo l'Ucigos, in calo gli episodi di razzismo, in aumento quelli di discriminazione territoriale

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di Carlotta MacerolloRoma Nelle curve italiane domina l'estrema destra. Secondo l'ultimo censimento delle tifoserie di Serie A, B e Lega Pro, nella stagione 2013-2014, in Italia, hanno dettato legge oltre 40mila ultrà divisi in 403 gruppi. Tra questi, 46 gruppi con 4175 tifosi risultano orientati su posizioni di estrema destra (l'11 per cento del totale), 20 sono quelli di estrema sinistra (il 5 per cento del totale) con 1845 tifosi. Ci sono poi i gruppi misti (10, con 2470 tifosi) in cui convivono diverse anime: si possono trovare simpatizzanti di destra e sinistra nello stesso pullman per le trasferte o nell'organizzazione delle coreografie. A riprova del fatto che la fede calcistica, in alcuni casi, è più forte dell'appartenenza politica. Ecco il Rapporto integrale 2014 dell'Osservatorio Nazionale Manifestazioni Sportive del Ministero dell'Interno.


Tifo e politica
Secondo il rapporto dell'Osservatorio, nelle tifoserie considerate su posizioni politiche estremiste, soltanto una parte degli aderenti svolge una "effettiva militanza politica, mentre la maggioranza è simpatizzante". Tra i gruppi ultras politicizzati, inoltre, "solo alcuni antepongono l'ideologia al sostegno della propria squadra, mentre nella maggior parte dei casi l'elemento di coesione prevalente rimane comunque la fede calcistica". Di solito, la connotazione estremista dei gruppi agisce soprattutto come amplificatore di contrapposizioni già esistenti, innestandosi nelle dinamiche dei rapporti tra gli ultrà e fornendo un ulteriore pretesto per la radicalizzazione di rivalità preesistenti. Anche se l'affinità politica è alla base di numerosi gemellaggi, l'appartenenza alla stessa area politica non agisce normalmente da deterrente per gli scontri tra club rivali quando si è in presenza di una conflittualità campanilistica radicata. 

Il lavoro dell'Ucigos
Chi si occupa di analizzare il tifo organizzato delle curve è l'Ucigos, che coordina dal Viminale le "squadre tifoserie" inserite all'interno delle Digos. Ha il compito di analizzare il fenomeno soprattutto sotto l'aspetto delle infiltrazioni politiche estremiste all'interno dei gruppi ultrà. L'organico di queste unità operative comprende 450 persone in tutto il territorio nazionale, da due a sei unità per ogni Digos delle città medio-grandi. 

400 gruppi, oltre 40mila ultrà: ogni curva ha un suo leader
Quattrocento, quindi, i gruppi organizzati sul territorio nazionale e oltre 40mila ultrà. Da Napoli a Torino, da Roma a Milano: ogni curva ha il suo capo e ogni capo il suo territorio. E un leader era Daniele De Santis, detto Gastone, romanista rinviato a giudizio per l'omicidio di Ciro Esposito, 28enne tifoso del Napoli, avvenuto fuori dall'Olimpico prima della partita. Nella curva della Lazio a comandare gli 'irriducibili' è il 47enne Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik in carcere per traffico di stupefacenti.



E se Roma e Lazio hanno tifoserie prevalentemente di estrema destra, a Livorno e a Teramo le curve si tingono di rosso. A Teramo chi comanda è un 31enne, Davide Rosci, che è stato condannato a 6 anni di carcere per l'assalto al blindato dei carabinieri nel 2011 durante gli scontri del 15 ottobre.  

Al Nord Loris Grancini, capo dei Viking della Juventus, è considerato uomo vicino a Cosa nostra e alla cosca calabrese dei Rappocciolo; Giancarlo "Sandokan" Lombardi, capo della "Curva Sud" del Milan ha precedenti per rapina, lesioni, tentato omicidio; Franco Caravita, fondatore dei Boys, arrestato più volte per reati da stadio è il ras della curva dell'Inter. Poi c'è Claudio Galimberti, soprannominato il Bocia, leader storico dei tifosi dell'Atalanta: ha 42 anni e una ventina di daspo. Fabrizio Fileni è invece capo ultrà del Genoa: ordinò ai giocatori di togliersi le maglie dopo la sconfitta con il Siena. Michele Spampinato, 37 anni, ha subito il daspo ma ancora gestisce la curva del Catania.
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