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CULTURA

Intervista al filosofo e psicoanalista

Galimberti: "Freud-Jung-Lacan non funzionano più. Cresce la richiesta di consulenza filosofica"

"La  crisi - sostiene lo psicoanalista e filosofo -  è dovuta alla psicoanalisi stessa, che si è chiusa nelle categorie psicoanalitiche classiche - Freud, Jung, Lacan - che probabilmente in una società radicalmente trasformata non funzionano più". "Molta gente si sposta dal mondo psicoanalitico al mondo filosofico. Non dimentichiamo che la filosofia è anche una teoria della vita, è nata soprattutto come questo". 

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di Cristina Bolzani
Intervista a Umberto Galimberti

Secondo uno studio Usa citato dal New York Post stanno sparendo i pazienti della psicoanalisi. Secondo lei quali sono i motivi di questa crisi?
 
La  crisi è dovuta alla psicoanalisi stessa, che si è chiusa nelle categorie psicoanalitiche classiche - Freud, Jung, Lacan - che probabilmente in una società radicalmente trasformata non funzionano più. Per esempio quando assumiamo la considerazione freudiana che parte da una base sessuale; oggi la sessualità è sostanzialmente libera e quindi non è più causa di traumi o cose varie.
 
Seconda ragione, i costi, certo, che non sono insignificanti, e soprattutto i tempi. Oggi si lavora in una società molto accelerata , e uno non può sottoporsi a una psicoterapia che duri 4, 5 o 6 anni. 

Inoltre, proprio in riferimento al mondo americano, lì si è diffusa oltre alla psicoanalisi la consulenza filosofica, che è ua sorta di trattamento che non investe le emozioni ma investe semplicemente i pensieri che si hanno in testa, che molto spesso sono idee vecchie, arretrate, comunque non idonee al mondo contemporaneo, con una gerarchia costruita sui propri principi, che poi altro non sono che abitudini elementari. E siccome oltre alle passioni si ammalano anche le idee, allora molta gente in America - ma anche in Germania, in Francia, in Israele - ci si affida. Ultimamente anche in italia si sta sviluppando questa consulenza filosofica, e si compone di una ventina di incontri in cui si mette a posto il proprio repertorio mentale.

Molta gente allora si sposta dal mondo psicoanalitico al mondo filosofico. Non dimentichiamo che la filosofia è anche una teoria della vita, è nata soprattutto come questo. Socrate andava nelle piazze e insegnava cos'è giusto, cos'è vero, cos'è buono cos'è bello, e come si conduce la vita secondo buoni binari di correttezza e serietà.

A proposito di filosofia, lei nel saggio La casa di Psiche descrive appunto nella filosofia una capacità , una saggezza che ci permette che ci permette di sopportare e dominare il dolore che è costitutivo dell'esistenza, mentre invece la psicoanalisi in qualche modo promette di 'guarire' da qualcosa. Non è anche questo a essere un po' in crisi oggi?

La psicoanalisi è intesa come guarigione dai pazienti, perchè i pazienti la pensano su modello medico. In realtà la psicoanalisi è una sorta di conoscenza di sé; è chiaro che quando uno si conosce evita di essere sorpreso dal mondo del dolore, perché in qualche modo conosce le macchie e soprattutto ciò a cui è esposto.

Però, ripeto, la differenza consiste nel fatto che molta gente si muove nella vita a partire dalle sue pre-cognizioni, dalle abitudini mentali. Sono credenze non controllate, oppure delle suggestioni, o delle emozioni e degli affetti, a cui si rivolgono innanzitutto le grandi autorità. Pensiamo ad esempio al Papa, senza doverne parlar male, il quale espone come condotte etiche delle condotte a cui coloro che credono si adeguano, a prescindere dal fatto che siano praticabili in una trasformazione del mondo molto rapida. Oppure le ideologie di partito, o la fascinazione di coloro che parlano in televisione. Per cui noi ci troviamo nella condizione di aderire su basi che Platone avrebbe definito 'retoriche' e non invece argomentate. Non è un caso che di Platone, sui 34 dialoghi che ci ha lasciato, ben 14 son contro i rètori e i sofisti che affascinano, creano consenso ma non argomentano.

Secondo lo psichiatra Sebastian Zimmermann non dobbiamo tanto stupirci di questo calo di pazienti perché «oggi viviamo nell’era del narcisismo.  I narcisisti sono le persone più difficili da trattare. Generalmente non vengono mai in cura di loro spontanea volontà. Tutti gli altri sono il problema, mai loro». E' d'accordo?

Sono assolutamente d'accordo, però la colpa non è da imputare soltanto ai singoli individui ma proprio alla cultura della nostra società che ha creato delle solitudini di massa per cui ciascuno guarda esclusivamente se stesso, perché si sono ridotte in maniera pazzesca le relazioni interpersonali , non sostiuite adeguatamente dai social network , perché un contro è incontrare un Altro, un conto è incontrare invece il video di un computer, anche si ha l'impressione di parlare con un altro, magari con delle false identità. Il narcisismo si è diffuso tantissimo e purtroppo non è trattabile psicoanaliticamente - questo l'aveva già detto Freud - perché la relazione psicoanalitica prevede che ci sia appunto una 'relazione' tra medico e paziente, ma il narcisista è un soggetto handicappato, a cui manca la struttura relazionale; manca proprio come costituzione sua, per cui il narcisista percepisce il prossimo unicamente come un applausometro, ma fuori di quello non entra veramente in relazione.

Qualche anno fa lo psicoanalista Christopher Bollas ha dedicato un suo saggio alla mente orientale, trovando una fascinazione. Cosa pensa delle persone che praticano la meditazione, al buddismo zen, a queste pratiche che insegnano il vuoto, il non-essere, il diffidare della parola?

Queste pratiche sono state addirittura prese in considerazione nel mondo psichiatrico, per esempio nella formula del mindfulness, però il mio problema nei confronti di queste cosè è il seguente: abbiamo noi una mente idonea a comprendere i processi mentali in orientale oppure in quanto occidentali non siamo in grado di entrare in quel mondo? La mia risposta è che non siamo in grado. Semplicemente noi ci rivolgiamo all'Oriente senza essere avere la struttura mentale dell'orientale. E' come se andassimo a catturare delle terapie con la mentalità dell'occidentale, com'è proprio tipico dell'Occidente, che va a prendere tutto quello che gli serve senza neanche avere le capacità di entrare in quel mondo. Dopodichè, se a qualcuno fa bene perché glielo si deve vietare? Magari fa bene anche andare a Lourdes. Tutto ciò che serve per riuscire a sopravvivere, ad allentare o ad addolcire la fatica dell'esistenza va benissimo, però non si creda che noi occidentali siamo in grado di entrare nel mondo orientale. E' una cosa che proprio non ci è consentita se non vivendo là almeno una quarantina d'anni per assorbire i percorsi della mente orientale. 
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