Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Uranio-Commissione-di-inchiesta-ammette-il-nesso-causa-effetto-con-i-tumori-Ma-e-polemica-3572c1ac-713e-4dc8-95b0-2ed85d4e3c09.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Uranio, Commissione parlamentare di inchiesta: nesso causa effetto con i tumori. Ma è polemica

La commissione parlamentare d'inchiesta parla di  sconvolgenti criticità. Accertato il nesso causa-effetto dei tumori dei militari esposti. 

Condividi
Via libera, a maggioranza, da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito, alla relazione finale. I contenuti della relazione sono stati illustrati oggi, in conferenza stampa, dal presidente Gian Piero Scanu. Nella relazione vengono evidenziate "sconvolgenti criticità" che sarebbero emerse durante l'inchiesta e relative alla sicurezza e alla tutela della salute dei militari impegnati sia e soprattutto nelle missioni internazionali che nel territorio italiano. Condizioni che, è ancora il risultato dell'inchiesta parlamentare, "hanno contribuito a seminare morti e malattie".  Durante le audizioni con medici ed esperti, sarebbe emersa anche l'esistenza di una relazione tra l'esposizione dei militari all'uranio impoverito e l'insorgenza di tumori. Nesso, riporta la relazione, che si evince anche dalle "reiterate sentenze della magistratura ordinaria e amministrativa", che "hanno costantemente affermato l'esistenza, sul piano giuridico, di un nesso di causalità  tra l'accertata esposizione all'uranio impoverito e le patologie denunciate dai militari o, per essi, dai loro superstiti".

Secondo la Commissione di inchiesta sono emerse, si legge, "sconvolgenti criticità che in Italia e nelle missioni all'estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i lavoratori militari del nostro Paese". Anche per questo, la Commissione esorta e invita "il prossimo Parlamento a vigilare con il massimo scrupolo sulle modalità di realizzazione" della missione in Niger, votata dal Parlamento assieme al rinnovo delle altre già  in essere lo scorso gennaio, a Camere già sciolte.

Trenta: "Mai detto che l'uranio è responsabile dei tumori"
"Assolutamente non  il mio pensiero, non ho mai detto che l'uranio impoverito è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati. Le mie affermazioni sono state travisate". Così Giorgio Trenta dell'Associazione italiana di radioprotezione medica commenta le conclusioni della Commissione Parlamentare sull'uranio impoverito, che invece citano proprio la sua relazione per affermare che c'è un legame tra uranio e malattie.

Presidente della Commissione Scanu: "Trenta nega quanto detto in audizione"
Le affermazioni del professore Trenta sull'uranio sono depositate in una sua perizia giurata presso la Corte dei Conti dell'Abruzzo e nella sua audizione in Commissione il 23 marzo 2016 gli "fu chiesto due volte se confermava quel testo e non ne negò la paternità. Non si riesce a capire per quale motivo ora il professore voglia negare 'la responsabilità di tali proiettili nel generare le nanopolveri che sono la vera causa di molte forme tumorali'". Così il presidente della Commissione Uranio, Gian Piero Scanu ha replicato alle parole dello studioso.

Oncologi Aiom: potenziale nesso uranio-tumori
"Potenzialmente l'esposizione continua ed a basse dosi all'uranio impoverito può essere cancerogena". Lo afferma all'ANSA il past presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Carmine Pinto, in merito alla relazione finale della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. Un tipo di esposizione "continua ed a basse dosi - rileva Pinto -  proprio quella che potrebbe essersi determinata a danno dei militari nelle missioni ed esercitazioni". 

Oncologo del cro di Aviano Tirelli: nesso con tumori mai provato
Nella polemica si aggiunge anche il parere  di Umberto Tirelli, direttore scientifico del Cro di Aviano. Che dice: non c'è nessuna evidenza scientifica del legame tra uranio impoverito e tumori.  Secondo Tirelli la maggiore incidenza di alcune malattie nei militari potrebbe essere dovuta ad altri fattori di rischio. "In Croazia durante guerra in Kosovo c'era un registro dei tumori pediatrici, e non ha registrato differenze anche nelle zone bombardate - afferma l'oncologo, che  stato fra gli esperti sentiti dalla commissione sull'uranio del 2005 -. E così nei militari Usa in Iraq. Il nesso non  mai stato provato, ma torna fuori periodicamente perché non ci si rassegna al fatto che un giovane possa avere un tumore, serve una causa a tutti i costi". Eccessi di alcune malattie riscontrati nei militari, continua Tirelli, potrebbero essere dovuti ad altre cause. "Ci sono il forte stress, le infezioni, l'esposizione ad altri agenti chimici - spiega -. Nei militari Usa ad esempio era stato utilizzato un vaccino per l'antrace sperimentale, e che in seguito  stato associato non ai tumori ma alla sindrome da fatica cronica".


Difesa: mai impiegate munizioni con uranio impoverito
 "Le forze armate italiane mai hanno acquistato o impiegato munizionamento contenente uranio impoverito".  È quanto ribadisce lo Stato maggiore della Difesa in merito alla Relazione finale presentata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. "Tale verità - ricorda lo Stato maggiore - è emersa ed è stata confermata anche dalle commissioni tecnico-scientifiche ingaggiate dalle quattro Commissioni parlamentari che, dal 2005 ad oggi, hanno indagato su tale aspetto. Centinaia di ispezioni in siti militari, in aree addestrative e poligoni, con decine e decine di analisi dei suoli e delle acque, hanno concordemente escluso la presenza di uranio impoverito proveniente da munizionamento e dispiace che questo dato, oggettivo e inoppugnabile, sia stato omesso nelle dichiarazioni pubbliche della Commissione". 

"Si sottolinea inoltre - prosegue la nota - che le forze armate tutelano la salute del proprio personale adottando tutte le cautele e controlli sanitari periodici previsti. Questa attenzione è dedicata non solo al personale ma anche all'ambiente in cui esso si trova ad operare, tanto in Italia quanto all'estero. I vertici delle forze armate ad ogni livello, assolutamente consapevoli dei rischi insiti nella condizione militare, avvertono come prima responsabilità e dovere quello di preservare e difendere la salute del proprio personale in ogni circostanza. Le forze armate respingono, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal professor Trenta, le inaccettabili accuse mosse dalla quarta Commissione parlamentare d'inchiesta, ribadendo la totale disponibilità alla collaborazione, come dimostrato anche in sede di tavolo tecnico negoziale con la Commissione, e sottolineano l'assoluta trasparenza di tutte le loro attività". 
Condividi