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Usa 2020: Sanders sotto assedio, la sfida tv è un caos

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Bernie Sanders sotto assedio nell'ultima sfida tv tra i candidati democratici alla Casa Bianca prima delle primarie in South Carolina (sabato) e del Super Tuesday (il 3 marzo). E non poteva essere diversamente, con i moderati sul palco che hanno tentato in tutti i modi dimettere in difficoltà il senatore socialista, attuale front runner e più che mai lanciato nella corsa alla nomination.Mentre Elizabeth Warren, l'altra candidata progressista, non potendo colpire Sanders per l'agenda simile alla sua è tornata a sferzare Michael Bloomberg, con l'ex sindaco di New York che ha dovuto nuovamente incassare le accuse di sessismo e discriminazione sul luogo di lavoro. Ma anche quelle di aver fatto affari con la Cina e di non voler svelare le sue dichiarazioni fiscali.   

Il risultato è stata una serata caotica, di cui a tratti i moderatori hanno rischiato di perdere il controllo. Con la gioia del presidente Donald Trump e dei molti repubblicani che su Twitter hanno esultato per le divisioni all'interno del fronte avversario. Divisioni - e questa è anche la preoccupazione dell'establishment del partito democratico - che alla fine rischiano di avvantaggiare proprio il tycoon e la sua rielezione il prossimo 3 novembre.    E con Trump è andato in scena anche un duello a distanza sulla vicenda del coronavirus, dopo che le autorità sanitarie federali hanno messo in guardia da un'impennata dei casi quasi certa anche negli Usa. E se i candidati dem - uno dei pochi punti su cui si sono mostrati d'accordo - hanno attaccato la gestione dell'emergenza da parte dell'amministrazione Trump,accusandola anche di aver tagliato i fondi alla sanità, il presidente non ci ha pensato due volte e ha risposto in diretta su Twitter: "La mia amministrazione sta facendo un grande lavoro, compresa l'immediata chiusura dei nostri confini a certe aree".

"Putin vuole la rielezione di Trump ed è per questo la Russia ti sta aiutando", ha attaccato un Bloomberg leggermente più efficace e a suo agio rispetto al precedente dibattito televisivo. "Vi immaginate - ha aggiunto -i repubblicani moderati che votano per Sanders? E se non succede questo non si vince contro Trump". Sulla stessa linea d'onda Pete Buttigieg: "Se la nomination andrà a Sanders avremo altri quattro anni di Donald Trump, lo speaker della Camera sarà repubblicano e i democratici non riusciranno a riconquistare il Senato. Non è solo la presidenza che conta". In soccorso del senatore è arrivata la 'collega' Warren: "L'agenda progressista è molto popolare. Noi parliamo di come costruire il futuro. E'questo quello che conta".   

Più vivace del solito anche l'ex vicepresidente Joe Biden,che in South Carolina è ancora in testa ai sondaggi e si gioca già gran parte delle sue chance di proseguire la corsa. La sfida a Sanders è lanciata: "Sabato vincerò io, e conquistero 'il voto degli afroamericani", ha detto, nella speranza di ricompattare la grande alleanza che portò al trionfo di Barack Obama. Ma nei sondaggi Sanders, che già lo sovrasta a livello nazionale, è in gran rimonta e fa paura. 
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