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ITALIA

Il giudizio dell'équipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate

Vallanzasca verso la libertà condizionale, "è profondamente cambiato"

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Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese e condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un "cambiamento profondo", "intellettuale ed emotivo", "non potrebbe progredire con altra detenzione" e dunque si ritiene che "possa essere ammesso alla liberazione condizionale", ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata. Lo scrive l'équipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione depositata dalla difesa al Tribunale di Sorveglianza che deve decidere.

Il cambiamento di Vallanzasca,scrive Massimo Parisi, direttore dell'équipe del carcere,"evidenziato anche dall'anonimato degli ultimi anni (non ha consentito nessuna intervista), appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione, che potrebbe, di fatto, al contrario sollecitare una nuova chiusura dello stesso".   

Si tratta, si legge nella relazione, "di un cambiamento profondo, non solo anagrafico, ma intellettuale ed emotivo, frutto di una sofferenza che, seppur non evidenziata, nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono, sa emergere in modo autentico e non sovrastrutturata". Gli operatori di Bollate "prendono atto che dopo una revoca" della semilibertà per una condanna per rapina impropria (semilibertà chiesta di nuovo in subordine rispetto alla liberazione condizionale dal legale Davide Steccanella) "ipotizzare una misura più ampia di quella revocata", ossia la liberazione condizionale (la pena si sconta fuori dal carcere e non si rientra a dormire in cella) "potrebbe sembrare un'anomalia trattamentale". Anche alla luce"del principio dell'individualizzazione del trattamento, non si riesce a cogliere", però, a detta degli operatori, "lapercorribilità/sostenibilità di un percorso graduale (esempio permessi, lavoro all'esterno, semilibertà) che, tenuto conto dei tempi e dell'età del soggetto, rischia, di fatto di essere irrealizzabile".   

Secondo il carcere, dunque, ci sono "le condizioni (nonché la necessità da un punto di vista andragogico) di sostenere unulteriore sviluppo del percorso del soggetto, ravvisando anche un adeguato livello di ravvedimento, tenuto conto del percorsodi mediazione penale, vista la rete esterna (lavoro, volontariato, affetti)" e si ritiene "che il soggetto possa essere ammesso alla liberazione condizionale (o in subordine alla semilibertà)". La decisione, dopo l'udienza di oggi, spetterà ai giudici della Sorveglianza (presidente Corti, relatore Gambitta).
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