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SALUTE

Cnr fa luce sui black out della percezione

Vediamo solo quello che la mente vuole farci vedere

Quello che vediamo è una media di quello che gli occhi hanno visto negli ultimi 15 secondi. Il sistema visivo unisce costantemente le informazioni presenti con quelle del passato immediato, e così un cambiamento repentino non viene percepito

Harry Potter
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Chi si è accorto che la maglietta di Harry Potter nel film 'L'Ordine della Fenice' cambiava da girocollo a scollatura in una frazione di secondo? E chi ha notato che il croissant di Julia Roberts si trasforma in una frittella nel film 'Pretty Woman'? Nessun allarme se tutto ciò risulta nuovo: un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze e dell'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa ha scoperto i meccanismi cerebrali che ci rendono 'ciechi' a piccoli e rapidi cambiamenti, nei film così come nella vita reale.

Stimolo visivo condizionato da quello che lo ha preceduto
"Nel mondo reale un cornetto non diventa una frittella in una frazione di secondo, quindi il campo di continuità percettiva stabilizza ciò che vediamo nel corso del tempo, portando a una più prevedibile sensazione stabile del mondo", hanno spiegato i ricercatori. Lo stimolo visivo è condizionato da quello che l'ha preceduto: se un primo gruppo conteneva 20 oggetti, uno che ne contiene 30 sembra contenerne meno, circa 25; all'opposto, se lo stimolo precedente conteneva 40 oggetti, quello corrente che ne ha 30 sembra averne 35.

Il presente è una media di quello che abbiamo visto negli ultimi 15 secondi
Lo studio ha rivelato un meccanismo percettivo secondo cui il presente di cui siamo coscienti è a tutti gli effetti una media di ciò che abbiamo visto negli ultimi quindici secondi circa. Lo studio, pubblicato su 'Proceedings of the National Academy of  Science', suggerisce che il nostro sistema visivo unisce costantemente le informazioni presenti con quelle del passato immediato ed è così che un cambiamento repentino passa inosservato.

Tenediamo ad armonizzare la percezione del mondo
"Questi meccanismi servono ad armonizzare la percezione del mondo che altrimenti sarebbe fortemente discontinua" ha affermato David Burr, professore della Facoltà di psicologia all'Università di Firenze e coautore dello studio. "A differenza dei film, l'ambiente che ci circonda è sostanzialmente stabile, con pochi cambiamenti improvvisi. Il cervello sembra aver imparato che le cose non cambiano improvvisamente e, se un'informazione attuale non è completamente affidabile, ci si può basare su quello che si è visto prima".
 
Cambiamenti lampo che sfuggono
"La ragione che sottende questo comportamento, ha proseguito il coautore Marco Cicchini dell'In-Cnr, è che gli apparati sensoriali non sono perfetti ma contengono, come tutti i sistemi di comunicazione, fluttazioni casuali e 'rumore di fondo'. Per questo motivo il sistema visivo cerca continuamente di mettere insieme gli stimoli che sono simili tra di loro e di costruirne una sorta di media". Secondo lo studio, il sistema sacrifica l'accuratezza della singola informazione sull'altare della continuità e della stabilità della percezione. "Senza questa integrazione degli stimoli nel tempo, saremmo ipersensibili alle fluttuazioni visive innescate da ombre, dal movimento e da una miriade di altri fattori: i volti e gli oggetti potrebbero sembrare trasformarsi da un momento all'altro con un effetto sconvolgente", ha concluso Cicchini.
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