CULTURA

La rassegna si terrà dal 26 maggio al 25 novembre

Venezia, alla Biennale 2018 l'architettura maestra di spazio

La Mostra a cura di Yvonne Farrell e Shelley McNamara

Il presidente della Biennale, Baratta
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Promettono una mostra che avrà "una presenza spaziale e fisica su una scala e con caratteristiche tali da avere un forte impatto sul visitatore" per comunicare "la complessa natura spaziale dell'architettura": è l'impegno di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, le due curatrici attive in Irlanda e vincitrici del Leone d'argento nel 2012, chiamate a firmare la prossima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, dal 26 maggio al 25 novembre 2018 (vernice 24 e 25 maggio).

Se l'edizione dell'architetto cileno Alejandro Aravena, "Reporting from the Front", due anni fa cercava, di fissare le questioni che mettono d'accordo più realtà su cui l'architettura deve operare, le due curatrici concentrano l'attenzione sulla qualità dello spazio con una mostra intitolata "Freespace". La rassegna - spiegano - "si focalizza sulla capacità dell'architettura di offrire in dono spazi liberi e supplementari a coloro che ne fanno uso, nonché sulla sua capacità di rivolgersi ai desideri inespressi dell'estraneo". "Freespace" rappresenta "la generosità di spirito e il senso di umanità che l'architettura colloca al centro della propria agenda".

A dare forza alle idee guida di "Freespace", un manifesto teorico pronunciato dalle curatrici che afferma "l'opportunità di enfatizzare i doni gratuiti della natura come quello della luce - la luce del sole, quella lunare, l'aria, la forza di gravità, i materiali - le risorse naturali e artificiali" o il fatto che la mostra "può essere uno spazio di opportunità, uno spazio democratico, non programmatico e libero per utilizzi non ancora definiti". "Tra le persone e gli edifici - dicono - avviene uno scambio, anche se non intenzionale o non programmato, pertanto anche molto tempo dopo l'uscita di scena dell'architetto gli edifici stessi trovano nuove modalità di condivisione, coinvolgendo le persone nel corso del tempo".

D'altronde, "l'architettura ha una vita attiva e al contempo passiva". Sul piano operativo, con il tema scelto la Biennale Architettura "presenterà al pubblico esempi, proposte, elementi - costruiti o non costruiti - di opere che esemplificano le qualità essenziali dell'architettura: la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l'orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando le potenzialità e la bellezza insite nell'architettura".

Segni forti di questo pensiero? Una tra tutte, la scelta di Lina Bo Bardi di sollevare il museo d'arte moderna di San Paolo "per realizzare un belvedere affinché i cittadini possano godere della vista della città". Insomma, sarà anche una celebrazione della qualità del rapporto tra le persone e lo spazio. Un altro capitolo di quella indagine che, come ha ricordato il presidente Paolo Baratta, la Biennale di Architettura da varie edizioni porta avanti centrata sul rapporto "tra architettura e società civile". Lo scollamento tra architettura e società civile, "e cioè - dice Baratta - la crescente difficoltà di quest'ultima a esprimere esigenze e predisporre risposte adeguate, ha condotto a fenomeni di urbanizzazione drammatici e caratterizzati da una gravissima assenza di spazi pubblici, o sviluppi governati dall'indifferenza come le periferie". "Riscoprire l'architettura - rimarca Baratta - vuol dire tornare a esprimere un forte desiderio per la qualità dello spazio nel quale viviamo, una ricchezza da tutelare, da rinnovare e da creare. La prossima Biennale si muove su questa via".
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