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ITALIA

Il caso

Venezia, vendere i quadri di Klimt e Chagall per risanare il debito. Esplode la polemica

Indiscrezioni di stampa: vendere Giuditta II (Salomé) di Klimt e il Rabbino di Vitebsk di Chagall per far cassa. Il sindaco Brugnaro precisa: "Non è stato deciso nulla" ma ammette: "salvaguardia della città potrebbe passare da vendita delle opere". Ministro Franceschini: "Spero stia scherzando"

Il sindaco di Venezia (Ansa)
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Per risanare i debiti della città potrebbero essere messi all'asta "i gioielli" di Venezia come Judith II Salomé di Klimt e il Rabbino di Vitebsk di Chagall, custoditi nel museo civico di Ca' Pesaro. Soltanto il Klimt potrebbe avere un valore di circa 70 milioni. "Non è  stata decisa alcuna cessione di opere d'arte di pregio" precisa il sindaco Brugnaro ma ammette: "La situazione di bilancio di Venezia è nota a tutti, per cui certamente c'è la volontà di fare un approfondimento in questo senso. In mancanza di altre risorse, la necessaria salvaguardia della città potrebbe anche dover passare attraverso la rinuncia ad alcune opere d'arte cedibili perchè non legate, né per soggetto né per autore, alla storia della città". 

Esplode la polemica. "Penso sia solo una battuta o più comprensibilmente una mezza minaccia per chiedere più risorse al Governo in vista della stabilità" commenta il ministro Dario Franceschini. Aggiunge: "Le norme del Codice Beni Culturali per evitare lo smembramento delle collezioni pubbliche e garantire la pubblica fruizione delle singole opere, chiudono il dibattito". 

La possibilità delle vendita di opere d'arte dei musei per far cassa era stata anticipata da Il Sole 24 Ore. In un dossier presentato dal sindaco ai parlamentari veneziani, qualche giorno fa, si faceva riferimento alla necessità di una "valorizzazione del patrimonio mobiliare attraverso la vendita e monetizzazione di opere d'arte di natura pittorica che, ai sensi del D.Lgs 42/2004, non pregiudicano l'integrità delle collezioni esistenti". 

Il Comune di Venezia, passato anche per il commissariamento del dopo-Mose, ha sforato ripetutamente il patto di stabilità e nel 2015 prevede un rosso'in bilancio di 64 milioni di euro. Solo pochi giorni fa Brugnaro aveva lanciato un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, denunciando che "Venezia sta cadendo a pezzi", e che solo per la manutenzione ordinaria la città dei Dogi richiede 40 milioni all'anno.

 
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