MONDO

Venezuela nel caos, Maduro sequestra le fabbriche chiuse e fa arrestare i proprietari

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La situazione sta precipitando in Venezuela. Dopo aver ordinato stamane lo stato d'emergenza per proteggere Caracas da un fantomatico golpe ordito dagli Stati Uniti, il presidente Nicolas Maduro ha disposto il sequestro di tutte le fabbriche che hanno interrotto la produzione e l'arresto dei loro proprietari. Non solo. L'erede di Hugo Chavez ha ordinato manovre militari senza precedenti per prepararse le truppe ad un'eventuale invasione o rivolta interna.

"Dobbiamo assumere tutte le misure per recuperare la capacità produttiva che è paralizzata dai borghesi. Chiunque voglia fermare la produzione per sabotare il Paese dovrebbe andarsene e coloro che lo hanno fatto debbono essere ammanettati e inviati in prigione", ha detto Maduro, per le cui dimissioni attraverso un referendum sono state raccolte 1,8 milioni di firme. Il Venezuela, il Paese con le più ricche riserve petrolifere accertate, è sull'orlo del fallimento per il basso costo del petrolio e la gestione dissennata dell'economia. Da ultimo la settimana lavorativa per i dipendenti pubblici è stata ridotta a due giorni per problemi di approvigionamento elettrico.

Opposizione: referendum può disinnescare bomba sociale
La crisi economica e politica ha trasformato il Venezuela in una "bomba che rischia di esplodere in qualsiasi momento" e solo il referendum sul mandato del presidente Nicolas Maduro potrà disinnescare. E' quanto ha detto il leader dell'opposizione venezuelana, Henrique Capriles, denunciando, durante una manifestazione a Caracas, i tentativi del Consiglio nazionale elettorale di rallentare il procedimento di verifica delle firme raccolte per impedire che il referendum si svolga entro l'anno.

"Non vi sono ragioni per non avere il referendum di revoca quest'anno, tranne il tentativo di bloccare le vie democratiche - ha detto il leader dell'opposizione - se voi bloccherete le vie democratiche, non si sa cosa potrà succedere in questo Paese. Il Venezuela è una bomba che può esplodere in qualsiasi momento. Noi non vogliamo che esploda - ha concluso - per questo abbiamo chiesto al popolo di mobilitarsi con il referendum".

L'opposizione ha consegnato al Consiglio elettorale 1,8 milioni di firme, un numero dieci volte maggiore di quello necessario per chiedere il referendum di revoca del mandato presidenziale. Secondo Capriles, il Consiglio avrebbe dovuto completare ieri il processo di verifica delle firme, ma invece la scadenza è stata spostata al 2 giugno. L'opposizione ha convocato una nuova manifestazione mercoledì prossimo di fronte gli uffici elettorali di tutto il Paese.
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