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MONDO

Il braccio di ferro

Venezuela: scontri per ingresso aiuti, al confine con la Colombia diserzioni e violenze

Ong: almeno 4 morti vicino confine Brasile

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Il braccio di ferro sugli aiuti umanitari in Venezuela è arrivato al giorno cruciale e si sta consumando principalmente al confine con la Colombia. Juan Guaidó, il leader dell'opposizione venezuelana autoproclamatosi presidente ad interim lo aveva annunciato: gli aiuti internazionali entreranno sabato, costi quel che costi. Ma il capo dello Stato chavista Nicolás Maduro, convinto che l'ingresso degli aiuti stranieri sia il preludio di un intervento militare degli Stati Uniti, alla vigilia ha sigillato la frontiera, ordinando venerdì la chiusura di tutti i ponti di collegamento con la Colombia.

A questo punto alla frontiera si è creata una situazione drammatica. Diversi membri delle forze di sicurezza venezuelane hanno disertato passando in Colombia.
Sono almeno 23, tra cui 20 militari, che sono entrati in Colombia. Il servizio colombiano per la migrazione ha fatto sapere che "23 membri delle varie forze armate del Venezuela hanno preso contatto" con le autorità colombiane "in fuga dalla dittatura di Maduro". Intanto violenze fra agenti e manifestanti in due città di confine: su due dei quattro ponti che collegano Venezuela e Colombia, cioè il ponte Simón Bolívar a San Antonio del Táchira e il ponte Francisco de Paula Santander a Ureña, i militari di Maduro hanno usato lacrimogeni per bloccare i manifestanti che volevano dirigersi verso la Colombia per agevolare il passaggio degli aiuti.

Tre  camion di aiuti umanitari bruciati dalla polizia venezuelana 
A quanto scrive il sito del quotidiano venezuelano El Nacional, sono tre i camion di aiuti umanitari bruciati dalla polizia venezuelana. Gli automezzi carichi di cibo e medicine avevano ormai traversato il confine e stavano dirigendosi verso la città venezuelana di Ureña.

Il sito riferisce che la polizia ha lanciato lacrimogeni e sparato proiettili di gomma contro i manifestanti che accompagnavano i camion, ferendo almeno sei persone. I tre camion sono stati completamente distrutti dalle fiamme.

Guaidó: distruggere gli aiuti umanitari è un crimine contro l'umanità
"Continuiamo a ricevere sostegno dalla comunità internazionale, che ha potuto vedere con i suoi stessi occhi come il regime usurpatore violi il protocollo di Ginevra, dove si dice chiaramente che distruggere gli aiuti umanitari è un crimine contro l'umanità". Lo scrive su Twitter Juan Guaidó, dopo che le forze di Maduro hanno incendiato almeno tre camion di aiuti che erano riusciti a entrare in Venezuela dalla Colombia.

A lanciare il via all'ingresso degli aiuti era stato Guaidó in persona, parlando vicino al ponte di confine di Las Tienditas, di collegamento fra Ureña e Cúcuta, bloccato da inizio febbraio con dei container installati dall'esercito venezuelano. Poco dopo su Twitter ha annunciato: "È GIA' ENTRATO il primo carico di aiuti umanitari dalla nostra frontiera con il Brasile". E successivamente ha garantito che pure "i camion di aiuti umanitari provenienti dalla Colombia sono già in territorio venezuelano". Venerdì Guaidó era arrivato in Colombia a Cúcuta, dove da giorni vengono raccolti gli aiuti arrivati dagli Usa, in occasione del mega-concerto pro aiuti 'Venezuela Live Aid' organizzato da Richard Branson. Il tutto sfidando l'ordine giudiziario che gli vietava di lasciare il Venezuela: "Siamo qui perché anche le forze armate hanno partecipato" aiutandoci, ha sottolineato il 35enne leader dell'opposizione, in camicia bianca.

Maduro rompe relazioni con Colombia
A Caracas intanto, rispondendo all'appello di Maduro a "difendere la nostra indipendenza, con coscienza e allegria", centinaia di sostenitori del governo chavista sono scesi per le strade scandendo slogan come 'Yankee Go Home', evidenziando che rifiutano un intervento militare Usa. Maduro, parlando ai suoi, ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con quello che ha definito "il governo fascista della Colombia", dando ad ambasciatori e consoli 24 ore di tempo per lasciare il Paese.

Ong: almeno 4 morti vicino confine Brasile
Almeno quattro persone sono morte oggi a Santa Elena de Uairén, località a 20 km dal confine con il Brasile, uccise dai "colectivos" (gruppi irregolari chavisti) che sparano sui manifestanti. Lo ha detto Alfredo Romero, direttore della ong Foro Penal, aggiungendo che i feriti sono almeno 18.
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