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MONDO

Il voto del 20 maggio

Elezioni in Venezuela, un voto boicottato dalle opposizioni

I diversi sondaggi del mese scorso affermano che più della metà dei venezuelani è disposta a votare e tra i favoriti spuntano il Presidente Maduro e il leader del partito Avanzata progressista, Falcón

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I venezuelani alle urne per eleggere un nuovo presidente, in un clima di proteste e boicottaggio in un Paese che attraversa la peggiore crisi della sua storia. Poichè l'opposizione non si presenta alle urne e ha chiesto il boicottaggio del voto, sarà una corsa a tre tra il presidente in carica, Nicolas Maduro, accusato di portare avanti un regime autoritario; l'ultraliberista Henri Falcon che promette di riaprire il Venezuela al mondo e il pastore evangelico di origine italiana Javier Bertucci che combatte per i diritti degli ultimi.

Il vincitore erediterà un Paese nel mezzo di una profonda crisi economica e sociale, con milioni di persone che soffrono di carenza di cibo e medicinali, iperinflazione e crescente insicurezza. I rappresentanti di dieci Paesi dell'America Latina insieme a Spagna e Stati Uniti hanno ribadito la loro "condanna del regime autoritario" attualmente istituito da Nicolas Maduro.     

Si vota a partire dalle 06 ora locale, le 12 in Italia. Quasi tutti i sondaggi danno un pareggio tra Maduro e Falcon, ma l'alta astensione dovrebbe favorire il presidente perche' lo 'chavismo' ha uno zoccolo duro nell'elettorato pari al 25%. 

In questa corsa verso il palazzo presidenziale di Miraflores, sono 4 i candidati che si presentano a questa ‘festa democratica’ e che, secondo l’opposizione del MUD (coalizione di partiti contro il regime), sono a maggioranza “pro governo”. I diversi sondaggi del mese scorso affermano che più della metà dei venezuelani è disposta a votare e tra i favoriti spuntano il Presidente Maduro e il leader del partito Avanzata progressista, Falcón.


 
Henri Falcón, è stato governatore dello stato di Lara nella regione più popolata del paese ed ex funzionario militante del partito chavista. Anni fa prese le distanze dal governo bolivariano, accusando l’organizzazione di non essere più funzionale, indebolita dalla burocrazia, dal clientelismo e da un concetto sbagliato di lealtà. Oggi è il leader del partito Avanzata Progressista, appoggiato da altri gruppi, dal Comitato di organizzazione politica elettorale indipendente (Copei) e dal Movimento al socialismo (Mas), uno dei partiti più vecchi del paese. Promette di ‘dollarizzare’ l’economia venezolana. Viene chiamato con l’appellativo “rara avis” e conduce il settore più dialogante dell'opposizione del suo paese.  La sua candidatura contro Maduro gli è valsa l’espulsione dall’opposizione, raggruppata nella Mesa de la Unidad Democrática (MUD), che boicotterà il voto perché ritiene queste elezioni una farsa. La situazione delle opposizioni in Venezuela è quindi complicata da tempo, frutto di questa situazione. Falcón, è visto come una sorta di “agente segreto del chavismo” che punta a legittimare la corsa presidenziale per far vincere Maduro. Il Segretario dell’OEA, Luis Almagro, ha affermato che la candidatura di Falcón sarebbe stata uno strumento del governo bolivariano per dividere l'opposizione, e la sua candidatura ha finito per provarlo.
 
Javier Alejandro Bertucci, classe ’69, pastore evangelico, filantropo e uomo d'affari venezuelano. È il leader del movimento ‘Esperanza por el cambio’, che si presenterà come candidato. Fondatore della chiesa Maranatha,(una congregazione religiosa con oltre 16.000 seguaci in America Latina impegnata socialmente attraverso l'Associazione civile ‘El Evangelio Cambia’), Bertucci cerca di capitalizzare il malcontento popolare; può parlare per ore, invoca l'amore e dice che ha il mandato divino di cambiare la storia. Qualsiasi somiglianza con la realtà è pura antipolitica. Nel 2016 è stato collegato al filtraggio dei documenti Panama Papers avendo captato la possibilità di essere Presidente di una società valutata 5 milioni di dollari in un paradiso fiscale. Ma il candidato per la presidenza della Repubblica Venezolana smentisce in maniera categorica davanti una conferenza stampa gremita da giornalisti:” Se fossi legato al Panama Paper, non sarei qui”. Inoltre è stato catalogato dall'opinione pubblica come ‘l’opportunista’ e ‘il prediletto’. Durante una conferenza stampa ha promesso la distribuzione di 6 milioni di piatti di zuppa. La sua Chiesa sarà la sua struttura politica: “Farò quello che ho fatto in questi dieci anni: camminare tra le persone più povere, abbracciare, consolare, portare speranza”.
 
Reinaldo Quijada, leader dell’organizzazione Unidad Política Popular 89 (UPP89) è un ingegnere elettronico, difensore del “processo rivoluzionario”, ha sostenuto Hugo Chávez dal 1992 ma dopo la sua morte dal chavismo ha preso le distanze, opponendosi al Governo di Nicolas Maduro. L’ex chavista invece è contro la dollarizzazione proposta da Falcón, è un nazionalista, vuole portare a termine il "processo rivoluzionario del presidente Chávez" riproponendo anche la sovranità monetaria e rilanciando l’autonomia del Banco Central de Venezuela (BCV)
 
Nicolás Maduro, è l’attuale  presidente del Venezuela e il candidato per il Gran Polo Patriottico alle elezioni presidenziali del 2018. Il candidato della Rivoluzione Bolivariana ha 56 anni, in passato ha ricoperto mansioni come ferrotranviere nell’azienda della Metropolitana di Caracas, sindacalista, deputato dell’Assemblea costituente, ministro degli Esteri, Vice Presidente e poi Presidente del Venezuela ad Interim dopo la morte di Hugo Chavéz. Nicolas Maduro diventa Presidente del Venezuela nel 2013 battendo il principale candidato dell’opposizione, Henrique Capriles Radonsky, ottenendo il 50,7 per cento dei voti, contro il 49,1 per cento, con un margine di circa 234 mila voti. La partecipazione fu all’ora alta, circa l’80 per cento degli aventi diritto al voto. Non ha mai avuto il carisma e la voce amica per i venezolani come il suo predecessore, Chavez. La figura di Nicolas Maduro esordisce in Venezuela durante un periodo privo di proposte politiche e di profonda crisi economica, tanto da essere consapevole della completa sfiducia che i venezolani hanno verso un modello di rivoluzione bolivariana.

Tra le cose che hanno attirato l’ira e l’indignazione dell’opinione pubblica internazionale in questi ultimi anni sono stati gli scontri tra popolazione civile e forze dell'ordine, che hanno provocato decine di morti e trascinato il Paese sull'orlo di una guerra civile. Lo stesso Maduro, nel 2016, ha proclamato lo stato di emergenza: riduzione dell’uso della corrente elettrica, settimane lavorative di due giorni per i dipendenti pubblici, modifica dell’ora legale e  le violente manifestazioni di piazza per chiedere l'indizione di un referendum revocatorio che avesse posto fine al mandato presidenziale. Nel 2017 un tentativo di svolta autoritaria conferma l’insediamento di una nuova Assemblea Costituente, composta solo da rappresentanti vicini al governo. Il candidato che divide il Venezuela è sostenuto da diversi partiti, come il Fronte Ampio della Patria, il Partito Socialista Unito del Venezuela, il Partito Comunista del Venezuela, Patria Per Tutti, l’Unità Popolare Venezuela e Siamo Ora, tra altre formazioni politiche.
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