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POLITICA

L'esecutivo Gentiloni

Verdini e Zanetti: non voteremo la fiducia a un governo fotocopia

Il governo Gentiloni rischia di avere vita difficile al Senato

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I verdininani si sfilano all'ultimo momento dal sostegno al governo Gentiloni. "Non voteremo la fiducia a un governo che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo, che più dignitosamente sarebbe stato comprensibile con un governo Renzi-bis", fanno sapere, in una nota congiunta, Denis Verdini (Ala) ed Enrico Zanetti (Scelta civica).

"In questi giorni - spiegano - abbiamo rappresentato al Presidente della Repubblica e successivamente al Presidente del Consiglio incaricato la nostra disponibilità e il nostro senso di responsabilità: siamo convinti che il Paese abbia bisogno di un governo nella pienezza delle sue funzioni, sufficientemente forte per far fronte alle immediate emergenze economiche ed internazionali legate al ruolo del nostro Paese, e alla imprescindibile necessità di una legge elettorale che, a nostro avviso, non può che essere il frutto del lavoro del Parlamento della Repubblica e che doveva e deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest'ultimo principio".

"Di tutto ciò - proseguono Verdini e Zanetti - non abbiamo avuto dal presidente del Consiglio incaricato alcun riscontro: al contrario apprendiamo la seria possibilità che venga varato un governo 'fotocopia', senza alcun approfondimento sulle questioni in campo. Di conseguenza, in coerenza con un'azione che in questi ultimi diciassette mesi ha assicurato al Paese la governabilità e la realizzazione di importanti provvedimenti senza alcuna contropartita, non voteremo la fiducia a un governo che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo, che più dignitosamente sarebbe stato comprensibile con un governo Renzi-bis".

Zanetti e Romano fuori dalla squadra di governo
Secondo quanto si apprende, né Enrico Zanetti né Saverio Romano, entrambi esponenti di Ala-Scelta Civica, faranno parte del governo, come invece sembrava probabile in una prima fase. Il movimento guidato da Denis Verdini contava sulla riconferma del viceministro dell'Economia e sull'ingresso nell'esecutivo di Romano.

Sulla carta Gentiloni ha i numeri al Senato
Sulla carta il governo Gentiloni può contare in Senato su una forbice che va da un minimo di 160 voti a un massimo di oltre 170. Quindi il gruppo di Verdini - in tutto 18 senatori - non risulta, secondo il pallottoliere, determinante perché il nuovo governo a Palazzo Madama incassi la fiducia.

A questo punto, salvo ulteriori colpi di scena, il governo Gentiloni al Senato è sostenuto da Pd, Ncd, Autonomie, e da alcuni altri esponenti del gruppo Misto e di Gal. Il forfait di Verdini e Zanetti, pur non mettendo a rischio il voto di fiducia sul discorso che faràin Aula il presidente del Consiglio, lascia intravedere un percorso ad ostacoli per la maggioranza nelle settimane a venire. Potrebbe diventare indispensabile, in particolare, il voto dei 5 senatori a vita. Una situazione che metterebbe l'esecutivo Gentiloni nelle condizioni che al Senato visse il secondo governo Prodi, in carica dal 2006 al 2008.
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