ITALIA

Milano

Vicenda Sopaf: assolto con formula piena l'ex presidente Inpgi Andrea Camporese

L'ex presidente della cassa previdenziale dei giornalisti, Andrea Camporese, è stato assolto con formula piena "perché il fatto non sussiste", dalle accuse di corruzione e truffa nel processo milanese con al centro la finanziaria Sopaf. Andrea Camporese: "Sono ovviamente soddisfatto, dopo un lungo e dolorosissimo processo, del fatto che il tribunale abbia riconosciuto che ho sempre agito nell'interesse dell'ente che ho presieduto per otto anni: Fnsi, il sindacato dei giornalisti: "Sbugiardato chi ha alimentato la macchina del fango"

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L'ex presidente dell'Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti, Andrea Camporese è stato assolto con formula piena, "perché il fatto non sussiste", dalle accuse di corruzione e truffa nel processo milanese con al centro la finanziaria Sopaf. La Procura aveva chiesto per lui una condanna a 4 anni e mezzo. Il Tribunale ha invece condannato, in particolare per alcuni episodi di bancarotta, 6 imputati, tra cui Giorgio Magnoni, che era a capo della società, a 8 anni di reclusione. Assolti altri 4 imputati.  E' stata riconosciuta la "assoluta legittimità dell'operato dell'allora presidente dell'Inpgi". Così il legale Ciro Pellegrino ha commentato la sentenza di stamani del Tribunale di Milano sul caso Sopaf che ha assolto l'ex 'numero uno' della cassa previdenziale dei giornalisti, Andrea Camporese, dalle accuse di truffa e corruzione, condannando invece altri 6 imputati, a pene fino a 8 anni, per fatti diversi di bancarotta.    

"Sono ovviamente soddisfatto, dopo un lungo e dolorosissimo processo, del fatto che il tribunale abbia riconosciuto che ho sempre agito nell'interesse dell'ente che ho presieduto per otto anni - sottolinea in una nota Andrea Camporese - il pensiero va a quella minoranza di giornalisti che ha voluto violentemente strumentalizzare la vicenda, tentando di usarla in piena campagna elettorale, descrivendomi come un viaggiatore a spese altrui e una sorta di diavolo. Questi signori, con i quali presto ci confronteremo per stabilire altre verità, hanno approfittato del fatto che non avevo accesso agli atti, come prevede il Codice, realizzando incedibili copia-incolla, salti temporali di anni, valutazioni tecniche completamente errate e insinuazioni di ogni genere. Mi spiace per loro e per l'Inpgi, ingiustamente infangato e accusato di ogni nefandezza - aggiunge Camporese - mentre oggi rinnovo la mia stima e riconoscenza per il lavoro svolto dalla presidenza, alla direzione generale fino all'ultimo dei dipendenti. Infine un ringraziamento commosso alle tantissime persone, dentro la professione e nelle massime istituzioni del Paese, che mi hanno manifestato rispetto e, in molti casi, affetto"

"E' stata un'istruttoria dibattimentale attentissima da parte del Tribunale - ha spiegato il difensore di Camporese - e siamo molto soddisfatti dell'esito, in quanto l'assoluzione da tutti i reati contestati 'perché il fatto non sussiste' è la formula più ampia di riconoscimento dell'assoluta legittimità dell'operato del dottor Camporese". A Camporese, difeso dal legale Ciro Pellegrino, veniva contestata, in particolare, l'accusa di truffa in relazione all'operazione di acquisto da parte dell'ente che presiedeva di quote del Fondo immobili pubblici (Fip) attraverso il quale, secondo la Procura, avrebbe consentito a Sopaf "di realizzare una plusvalenza" di 7,6 milioni - cifra ritenuta, sempre dalla Procura, equivalente all'ammontare del danno per l'Inpgi - tramite la controllata di Sopaf Adenium, guidata da Andrea Toschi. Ed era accusato, poi, di corruzione perché Toschi, stando all'imputazione, gli avrebbe trasferito "risorse finanziarie" per "almeno 200 mila euro".    

Le ipotesi d'accusa, tuttavia, non hanno retto al vaglio dei giudici della seconda sezione penale (presidente del collegio Flores Tanga) che ha assolto l'ex presidente della cassa dei giornalisti da tutte e due le imputazioni "perché il fatto non sussiste". Ieri, nell'arringa difensiva l'avvocato Pellegrino aveva sottolineato, tra le altre cose, come nelle sue condotte Camporese abbia "sempre curato gli interessi" dell'ente previdenziale e che l'investimento sulle quote del Fip "è stato il migliore investimento per l'ente dal punto di vista patrimoniale, che ha fatto maturare un grande profitto". Aveva evidenziato, inoltre, che non c'era stata alcuna corruzione nei suoi rapporti con Toschi.    

Il Tribunale, poi, accogliendo altre imputazioni formulate dal pm Gaetano Ruta, ha condannato i fratelli Giorgio e Aldo Magnoni per il crac della Sopaf rispettivamente a 8 anni di carcere e a 2 anni (pena sospesa). Per loro come per altri imputati, però, è caduta l'accusa di associazione a delinquere, assieme ad altri reati. A 5 anni è stato condannato Andrea Toschi, a 4 anni Alberto Ciaperoni, ex direttore finanziario di Adenium, a 6 anni Gianluca Selvi, ai tempi presidente della cooperativa Confidi-Prof, e a 3 anni e 6 mesi Fabrizio Carracoi.    Assolti, invece, oltre a Camporese, Aimone Beretta, William Zappaterra (per entrambi l'assoluzione era stata chiesta dal pm), Gianfranco Paparella e Andrea Magnoni. I giudici hanno anche disposto a carico di alcuni imputati confische per diversi milioni di euro e hanno condannato Giorgio Magnoni a versare una provvisionale di risarcimento di 7 milioni a favore della curatela di Sopaf. Disposte altre due provvisionali per 10 milioni di euro a favore della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali, il cui ex presidente Paolo Saltarelli è stato già condannato in un altro filone dell'inchiesta.  

"L’assoluzione con formula piena “perché il fatto non sussiste” di Andrea Camporese, nell’ambito del processo Sopaf, rappresenta la logica conclusione di una vicenda che in tanti, nella categoria, hanno creduto di poter strumentalizzare al solo fine di screditare l’Inpgi e gli altri enti dei giornalisti». Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.
«In questo momento – proseguono – un pensiero affettuoso e un abbraccio vanno ad Andrea Camporese, che ha guidato l’Inpgi per otto anni con rigore, competenza e onestà, subendo in silenzio calunnie, attacchi e insulti. Ci chiediamo se gli orchestratori della macchina del fango avranno adesso il coraggio di chiedere scusa. Quel che è certo è che i teoremi e le quotidiane congetture di chi, in evidente malafede e per finalità che nulla hanno a che vedere con la salvaguardia dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, hanno trovato oggi una sonora smentita e subito una battuta d’arresto da parte della giustizia italiana, alla quale Andrea Camporese non si è mai sottratto".
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