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SPETTACOLO

cinema

Chi muore giovane è caro agli dei. La sindrome della 'Walk of Fame', il lato oscuro dello showbiz

Marylin Monroe e James Dean. John Belushi, River Phoenix fino ai casi più recenti: Philip Seymour Hoffman e Robin Williams. Morti illustri di mix che sembra letale di droga e successo. Di un'industria, quella dello showbiz, che non fa sconti a nessuno

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di Roberta Rizzo Robin Williams è solo l'ultima delle morti eccellenti tra le star dove il binomio 'cinema e successo' appare tutto dorato e invece va spesso a braccetto con 'dipendenze e depressione'. "Hollywood è la città dove ti danno cinquantamila dollari per un tuo bacio e cinquanta centesimi per la tua anima" raccontava infatti Marilyn Monroe tra le prime e più note vittime illustri di quella che potremmo definire 'sindrome della Walk of Fame'. Williams ha fatto ridere e piangere, attraversando le generazioni. Da tempo soffriva di una grave depressione e lo scorso luglio era andato in un centro del Minnesota per disintossicarsi dall’alcol. Non era la prima volta.

Un triste destino accomuna nome illistri. Ognuno con una storia diversa. Proviamo a raccontarne qualcuna.

Il mistero della morte di Belushi
Trentadue anni prima, in una maledetta notte del 1982, quando ancora era semisconosciuto, c'era anche Williams all'hotel Chateau Marmont, con John Belushi e Robert De Niro. Il grandissimo talento comico e musicale protagonista di 'Blues Brothers' si spense proprio quella notte. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori i tre erano impegnati in un 'coca party' nel cuore di Sunset Boulevard. Williams all'epoca era tossicodipendente. Le ricostruzioni giornalistiche arrivarono a colpevolizzare i due attori di "indifferenza" verso il collega bruciato da un cocktail letale di droghe pesanti a soli 33 anni. 

Sunset Boulevard fu il set di un'altra tragica morte: quella di River Phoenix, icona sexy di "Belli e dannati" ucciso a 23 anni da una potente overdose di eroina la notte del 23 marzo 1993. Quando s'iniettò la dose letale era in compagnia, tra gli altri di Johnny Deep e Leonardo Di Caprio, e morì tra le braccia del fratello Joaquin.

Prima di Williams un altro Premio Oscar ci aveva lasciato scioccati a inizio 2014, quando la notizia della sua morte ha riempito le prime pagine dei giornali. Stiamo parlando di Philip Seymour Hoffman. Lo hanno trovato in bagno, riverso sul pavimento della sua casa a Greenwich Village, con l’ago di una siringa ancora nel braccio. Un finale che ricorda quello delle grandi rockstar, e che dimostra come nemmeno la più costosa delle cliniche rehab, ormai tanto in voga tra le star di Hollywood, è in grado di strapparti dal buio della depressione.

Dal passato più lontano, fino a episodi recentissimi: la lista nera è davvero lunga e non risparmia nessuno. L’Wren Scott, stilista, ex modella, negli ultimi 13 anni compagna di Mick Jagger è morta suicida il 17 marzo scorso. Il suo corpo ora è sepolto a Hollywood. La 25enne modella e star televisiva Peaches Geldof, figlia di Bob, era stata trovata senza vita poco meno di un mese dopo: lo scorso 7 aprile. Cercava da tempo di uscire dalla tossicodipendenza ed era in terapia col metadone da ormai due anni e mezzo. Cory Monteith, star di Glee, lottava contro la sua 'scimmia' dall'età di 19 anni. Era da poco uscito da una clinica di rehab, quando il 13 luglio 2013 concluse la serata con un cocktail fatale di champagne ed eroina.

Fragilità, depressione, incapacità di gestire la fama o di reggere i meccanismi asfissianti dell'industria cinematografica. Sono le motivazioni più usate per giustificare le morti di star giovanissime o all'apice del successo. E' il caso di Heath Ledger per cui si è perfino parlato di "morte annunciata": nell'ambiente "tutti sapevano" ma l'overdose di farmaci e droghe che ha spezzato la sua vita lasciò di stucco migliaia di fan. Il divo australiano aveva appena finito di interpretare Joker ne "Il Cavaliere Oscuro" di Nolan, personaggio che secondo alcuni l'aveva perfino ossessionato.

Sono passati infine poco più di due anni, e smbra un secolo, dalla scomparsa di Whitney Houston, forse una delle voci femminili più belle della musica internazionale. Grazie al fascino che emanava era amatissima da Hollywood che confezionò per lei "The Bodyguard" accanto a Kevin Costner, film degli anni '90 che l'ha consacrata superdiva del grande schermo, anche se il film fu stronato dalla critica e rischio di costare l'intera carriera di Costner. La discesa negli inferi comincia poco dopo il ciack per Houston: risucchiata in un vortice di alcol e droghe, dosi massicce anche per non sentire le botte del marito Bobby Brown. Proprio quando a 48 anni, faticosamente, tentava la via della risalita, viene trovata annegata nella vasca da bagno della sua suite al Beverly Hills Hotel, stroncata da un attacco cardiaco dovuto a un micidiale mix lisergico.
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