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ITALIA

Il caso

Omicidio Yara, Massimo Bossetti si sente male in carcere. "Tachicardia dovuta allo stress"

Ieri mattina il presunto assassino della tredicenne avrebbe accusato effetti da stress: una leggera tachicardia, sembra senza ulteriori complicazioni. Il parroco di Brembate durante la Messa: "Spero che non sia lui"

Giuseppe Bossetti
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Una leggera tachicardia, probabilmente causata dal forte stress di questi giorni. Secondo quanto riportato da L'Eco di Bergamo, Massimo Bossetti - accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio - ieri mattina sarebbe stato sottoposto, in carcere, a una serie di accertamenti sanitari, dopo aver accusato un malore improvviso che comunque non ha richiesto l'intervento del 118. 

Nulla di grave dunque per Bossetti, scosso probabilmente per aver passato quasi una settimana in regime di isolamento e lontano dalla famiglia. Per l'uomo - presunto killer della tredicenne di Brembate - sembra sia stato dato l'ordine che venga spostato il meno possibile.

Il parroco di Brembate: "Voglio sperare che non sia lui"
"Quando pensiamo a un omicida, pensiamo a una persona feroce. Qui siamo in presenza di una persona normalissima, padre di 3 bambini, oso sperare che non sia lui". Così Don Corinno Scotti, parroco di Brembate, durante la Messa della domenica, parlando di Bossetti.

Analisi incroci telefoni
Gli investigatori intanto sono al lavoro per incrociare le celle telefoniche agganciate da Yara Gambirasio con quelle di Massimo Giuseppe Bossetti e poter quindi stabilire il numero di contatti "'virtuali" tra la vittima e il presunto assassino della tredicenne. Le analisi tecniche si concentrano su un arco temporale piuttosto ampio - "da qualche mese prima" della scomparsa della giovane ginnasta - per poter stabilire con assoluta certezza quante volte i cellulari abbiano agganciato la stessa cella e dunque dedurre se e in quali occasioni la vittima e il presunto carnefice siano stati contemporaneamente presenti nello stesso luogo.

Si cercano tracce biologiche e arma del delitto
Accanto al cosiddetto lavoro investigativo e informativo, prosegue quello scientifico del Ris di Parma, dopo l'intervento in casa di Bossetti in cui, oltre a essere sequestrati capi di vestiario, è stato usato il Luminol per cercare anche la minima traccia di sangue che, anche a distanza di quasi quattro anni, potrebbe ancora essere trovata. Le ricerche si concentrano anche sull'arma del delitto. Sarà inoltre compito degli inquirenti analizzare il furgone da lavoro di Bossetti.
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