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CULTURA

L'Accademia della Crusca raccoglie e valuta 200 neologismi

No a ''la ministro'', sì a "il zucchero"

La lingua italiana cambia negli anni, ma l'Accademia della Crusca cerca di conservarne dal 1583 la purezza. Un libro raccoglie e valuta neologismi e costrutti grammaticali accettabili. Ad esempio, è sbagliato scrivere "la ministro"

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Se la lingua italiana cambia velocemente, anche e soprattutto per merito di internet, l'Accademia della Crusca non si dà per vinta e cerca di conservarne la purezza pubblicando il volume “La Crusca risponde. Dalla Carta al web”. 

Il volume
Il testo segue, a quasi 20 anni di distanza, "La Crusca risponde" (1995) e contiene le risposte a circa duecento nuovi quesiti sul lessico e sulla grammatica dell'italiano.

Domande e risposte
I quesiti di lettori curiosi e sempre più appassionati individuano un importante repertorio dei fenomeni che caratterizzano il movimento dell'italiano contemporaneo, tra continuità e trasformazione. Le risposte, documentatissime, sono opera sia di accademici e linguisti (tra i quali si ricordano Nicoletta Maraschio, Bice Mortara Garavelli, Giovanni Nencioni, Sergio Raffaelli, Francesco Sabatini, Luca Serianni, Salvatore Claudio Sgroi, Serge Vanvolsem), sia del gruppo di giovani ricercatori impegnati quotidianamente in questa delicata e importante attività dell'Accademia della Crusca. A due di loro, Raffaella Setti e Marco Biffi, si deve la cura del volume.

Il ministro donna
Quando capita di leggere su un quotidiano “la ministra dell’Istruzione, la ministra della Giustizia”, bisogna ricordarsi che non è corretto. Infatti, la Crusca ha ufficialmente indicato come espressione corretta “il ministro” che sia riferito a donna o uomo. Aboliti gli incroci tra articolo femminile e sostantivo coniugato al maschile tipo “la ministro”, “la presidente”.  

"Lo zucchero" e "il zucchero"
La notizia choc è che accanto al normale e corretto modo di dire “lo zucchero”, si può utilizzare anche “il zucchero”. Stesso vale per i termini inizianti per “z”, come “lo/il zaino”. Anche la regola di evitare tassativamente di iniziare un periodo o una frase con il gerundio è stata bocciata dalla secolare Accademia. 

La "e" davanti ad un titolo: si può
La congiunzione "e" all’inizio di un periodo o titolo è ammessa davanti ad un titolo. "Il lettore avrà notato nei Vangeli, che sono collane di episodi della vita di Gesù, l’uso frequente della 'e' all’inizio dei successivi episodi", spiega la Crusca. Esempio: "Ed essendo giunto oltre il mare nella regione dei Geraseni…".  Tra pignolerie da parte dei lettori e repliche argute da parte degli accademici, vengono sfatati dunque molti miti. 
 
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