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MONDO

A causare incidente probabilmente un malfunzionamento dello stallo

Disastro aereo in Etiopia, Boeing annuncia aggiornamento del software di volo

Si allunga la lista dei Paesi e delle compagnie che lasciano a terra gli aerei dello stesso modello di quello precipitato. Londra vieta loro il proprio spazio aereo

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Boeing ha annunciato l'aggiornamento del software dei suoi 737 Max nel giro di settimane. L'annuncio è arrivato dopo la richiesta della Faa, l'agenzia federale americana per l'aviazione, di apportare modifiche "entro aprile" alla flotta dei 737 Max, modello dell'aereo che si è schiantato in Etiopia presumibilmente per un problema al software. Boeing ha espresso le condoglianze ai familiari delle 157 persone a bordo del suo aereo che hanno perso la vita. "L'aggiornamento del software della flotta - ha assicurato Boeing in una nota - avverrà nelle prossime settimane".

Boeing: abbiamo piena fiducia in 737 Max
"Abbiamo piena fiducia nella sicurezza del Max'': la federal aviation administration al momento ''non richiede alcune azione''. Lo afferma Boeing in una nota, sottolineando che la sicurezza è la ''nostra priorità".
 
Molte compagnie lasciano a terra il B737 Max
Nonostante ciò, dopo Cina ed Etiopia, anche l'Argentina, l'Australia, Singapore, Malaysia e la compagnia indiana Jet Airways hanno deciso di lasciare a terra i Boeing 737 Air Max. Ma sono tante le compagnie che continuano a far volare i velivoli:  Air Italy (3), Icelandair (3), la russa S7 Airlines (2). Negli Stati Uniti proseguono i voli con il mezzo anche per Southwest (31 aerei) e American Airlines (24), così come in Canada per Air Canada (24) e Westjet (13). Mancano invece ancora annunci da parte di altre compagnie di tutto il mondo, tra cui Aeromexico (6 aerei), la brasiliana GOL Airlines (7), Turkish Airlines (11), l'indiana Spicejet (13), Fflydubai (10), la polacca LOT (6) e quella lowcost TUIfly (13).

Norwegian Air sospende uso Boeing 737 Max
La compagnia aerea low cost Norwegian Air Shuttle ha reso noto di aver sospeso i voli con i Boeing 737 Max 8. La compagnia, che nella sua flotta ha 18 vettori del modello, ha detto che avrebbe continuato a far volare gli oltre 110 aerei Boeing 737-800. "In risposta alla sospensione temporanea delle attività di Boeing 737 MAX da parte di più autorità dell'aviazione, abbiamo preso la decisione di non operare voli utilizzando questo tipo di velivolo fino a quando non diversamente consigliato dalle autorità aeronautiche competenti", ha dichiarato Tomas Hesthammer, direttore delle operazioni di volo della Norwegian Air in un dichiarazione.

Londra bandisce i B737 Max dal proprio spazio aereo
La decisione più radicale arriva però dal Regno Unito, che ha vietato ai Boeing 737 Max di entrare nel proprio spazio aereo.  

Easa pronta a seguire Gb
L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) sarebbe pronta a seguire la Gran Bretagna e a bloccare tutti i voli dei Boeing 737 Max 8, dopo il disastro aereo della Ethiopian airlines. Lo riferisce Bloomberg. E anche l'Agi a Bruxelles apprende che l'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) sarebbe pronta a raccomandare di vietare l'utilizzo dei Boeing 737 Max sui cieli dell'Unione Europea.  La decisione è legata all'incidente dell'Ehiopian Airline di domenica, che fa seguito a una precedene catastrofe con un altro Boeing 737 Max 8 della compagnia Lion Air. L'annuncio formale dell'Easa sulle misure di sicurezza dovrebbe arrivare nel pomeriggio. 

Trump: aerei diventati troppo complicati da pilotare
Gli aerei "stanno diventando troppo complicati per volare. I piloti non sono servono più, ma piuttosto scienziati informatici dell'Mit". Lo ha scritto in un tweet il presidente americano, Donald Trump. "Lo vedo sempre in molti prodotti. Cercando sempre di fare un passo inutile in avanti, quando spesso il vecchio e più semplice e di gran lunga migliore", ha aggiunto.

Software sotto accusa
A causare l’incidente, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essere stato un malfunzionamento del software che dovrebbe evitare lo stallo del motore. Sono trascorsi pochi minuti dal decollo e il software di protezione dallo stallo, avvertendo un dato anomalo, fa sì che il muso del velivolo punti in basso; il pilota tenta di bloccare il comando a picchiare, ma è probabilmente troppo tardi, non c'è tempo sufficiente per intervenire.
 
Il difetto e il ruolo dei piloti
Molti degli elementi finora considerati portano infatti a considerare fra le cause più probabili un difetto nel software che gestisce i dati relativi al sistema di protezione dell'inviluppo di volo, ossia la relazione fra l'angolo di attacco dell'ala, la velocità del velivolo e il flusso di aria che lo circonda. Lo suggeriscono forti analogie con l'incidente avvenuto il 29 ottobre 2018 in Indonesia al Boeing 737 MAX, volo Lion Air JT610. 

Il software del Boeing 737 Max 8 registra tutti i dati relativi all'angolo di attacco dell'ala, ossia all'angolo acuto determinato dalla direzione del vento e dal segmento immaginario che attraversa la sezione dell'ala. Questo avviene in modo automatico grazie a due sonde che, dopo avere rilevato i dati, li trasmettono alle schede del computer. Qui i dati vengono elaborati e inviati direttamente ai sistemi di bordo. Questo significa che se i dati indicano il rischio che l'aereo possa andare in stallo, il software non agisce sui comandi di volo ma sul trim o 'movable horizontal stabilizer', le strutture mobili che si trovano sul sistema di coda. Spostandole, il sistema fa in modo che il muso dell'aereo cominci a puntare verso il basso: quando il velivolo scende l'angolo di attacco diventa più basso e secondo il sistema la situazione è risolta. 

A questo punto entra in gioco il valore dell'addestramento dell'equipaggio: se il sistema si comporta come se l'aereo fosse in stallo, ma non lo è, i piloti cominciano a ricevere dati incoerenti e in questo caso sanno che dovranno disattivare il sistema manualmente. Nel caso del Boeing 737 Max 8 il pilota deve azionare due piccole leve rosse vicino alle manette dei motori; in altri aerei, come l'Airbus A321-200, è necessario disattivare 2 dei 3 sistemi Air Data Computer. E' quanto hanno fatto, ad esempio, i due piloti del volo Lufthansa da Bilbao del 5 novembre 2014: il muso dell'aereo aveva cominciato a puntare verso il basso e l'aereo a scendere, ma l'intervento tempestivo ha evitato il peggio, il velivolo è stato riportato nella posizione corretta e il volo è arrivato a destinazione. Questo evento ha poi determinato la procedura sopra descritta per gli Airbus 320 Family.  

Nel caso del Boeing 737 Max 8 dell'Ethiopian Airlines la quota ancora bassa nel quale si è verificato il problema di software potrebbe non avere dato ai due piloti il tempo per intervenire manualmente. Poiché questo sistema di software è molto recente, l'Agenzia Europea per la Sicurezza del Volo(Easa) e l'Agenzia Federale per l'Aviazione (Faa) degli Stati Uniti hanno raccomandato che ai piloti debbano essere date tutte le informazioni necessarie per intervenire tempestivamente.

Testimoni all'inviata Rainews24: "Abbiamo visto l'aereo precipitare in fiamme"
Alcuni testimoni, sul luogo del disastro, dicono di aver visto fumo e fiamme dall'aereo prima che si schiantasse al suolo. Dichiarazioni raccolte sul posto, a circa 50 chilometri da Addis Abeba, dalla nostra inviata Emma Farnè



Enac: tre B737 Italia seguono prescrizioni
In relazione all'incidente  "l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile informa che gli aeromobili di questo modello nella flotta italiana sono 3, in uso alla compagnia Air Italy. Dalle verifiche condotte dall'Enac si conferma che il vettore italiano opera in piena osservanza delle prescrizioni operative" emesse dal costruttore Boeing e approvate dall'ente americano Federal Aviation Administration, dopo l'analogo incidente in Indonesia nell'ottobre 2018. Le prescrizioni riguardano sia la formazione dei piloti, sia l'aggiornamento dei manuali di volo", precisa l'Enac.  L'Ente fa quindi sapere di essere in contatto con la "EASA -European Aviation Safety Agency, Agenzia europea per la sicurezza aerea, per le eventuali determinazioni europee in merito a tale tipologia di velivoli".

Procura di Roma apre un'inchiesta
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla morte di otto italiani nel disastro aereo del boeing 737 della Ethiopian Airline. Il procedimento, coordinato dal procuratore Giuseppe Pignatone, è al momento senza indagati e ipotesi di reato. 

Le vittime dell'incidente
La Farnesina ha confermato la presenza di 8 connazionali sull'aereo: "L'Unità di Crisi, attivata fin dai primi momenti, rimane in stretto contatto con le famiglie per continuare a prestare loro ogni possibile assistenza", si legge in una nota. Tra le vittime italiane anche l'Assessore ai Beni Culturali della regione siciliana Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, Sovrintendente del Mare della Regione. Tusa era diretto in Kenia, per un progetto dell'Unesco, dove era già stato nel Natale scorso insieme con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del museo d'arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo.

"Sono distrutto - dice il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci  - è una tragedia terribile, alla quale non riesco ancora a credere: rimango ammutolito. Perdo un amico, un lavoratore instancabile, un assessore di grande capacità ed equilibrio, che stava andando in Kenya per lavoro. Un uomo onesto e perbene, che amava la Sicilia come pochi. Un indimenticabile protagonista delle migliori politiche culturali dell'Isola".

Altri tre italiani a bordo - due uomini e una donna - erano di Bergamo: si tratta del presidente della Onlus bergamasca Africa Tremila Carlo Spini, 75 anni, di sua moglie Gabriella Viciani, infermiera,  e del tesoriere dell'associazione Matteo Ravasio.

"La notizia è confermata ed è tremenda", scrive il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. I tre "erano sul Boeing 737 della Ethiopian Airlines decollato da Addis Abeba e diretto a Nairobi, in Kenya. Dovevano raggiungere il Sud Sudan". "Conosco Africa Tremila per essere stato ospite dell'associazione, molto nota a Bergamo. Sono molto addolorato e esprimo alle famiglie il mio cordoglio personale e quello di tutta l'amministrazione comunale. Sono vicino anche a tutti i membri dell'associazione".

Tra le vittime nel disastro aereo c'è anche Paolo Dieci, residente a Roma, presidente della ong Cisp e rete LinK 2007, un'associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni Non Governative italiane, in particolare 14 ong: Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Medici con l'Africa Cuamm, Ccm, Elis, World Friendss, Ciai e Amref. Lo si apprende da fonti del Terzo settore. 

Ci sono anche i nomi di Virginia Chimenti e Maria Pilar Buzzetti, funzionarie del World Food Programme dell'Onu, e di Rosemary Mumbi nella lista degli italiani che erano a bordo del volo dell'Ethiopian Airlies precipitato oggi. Lo si apprende da fonti diplomatiche. 

Le nazionalità delle vittime
La compagnia aerea Ethiopian Airlines ha indicato che a bordo, oltre a 8 italiani,  c'erano 32 kenyoti, 18 canadesi, 9 etiopi, 8 cinesi, 8 statunitensi, 7 francesi, 7 britannici, 6 egiziani, 5 olandesi, 4 persone con passaporti dell'Onu, 4 indiani, poi persone provenienti anche da Slovacchia, Austria, Svizzera, Russia, Marocco, Spagna, Israele, Belgio, Indonesia, Uganda, Yemen, Sudan, Serbia, Togo, Mozambico, Rwanda, Somalia, Norvegia, Irlanda.

 

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